Author Archives: admin
Cibo vivo: gli Ostracodi
Gli Ostracodi in acquario di Matteo Dougny Li Ostracodi sono crostacei bentici (o macrobentici) che fanno parte della dieta del Discus in natura. Si nutrono principalmente di detriti vegetali, detriti, alghe e alcune specie anche di carogne. Sono ottimi per i Discus perché anche se non vengono mangiati tutti subito, si mantengono in vasca nutrendosi dei detriti contribuendo così a mantenere la vasca pulita, e i Discus appena li vedono se ne nutrono, mantenendo l'istinto sempre sollecitato. Sono facili da coltivare perché si mantengono come (e assieme) alle dafnie. In vasca si trovano poi attaccati a tutto, si vedono sulla sabbia, sui legni, sui vetri ecc offrendo così una fonte di cibo vivo a tutti i nostri ospiti, dai Corydoras ai Discus, i Loricaridi e ciclidi nani, caracidi ecc. Il mio metodo di allevamento e molto semplice: Un bidone di circa 75l fuori tutto l'anno. Importante l'esposizione solare ma non durante le ore dove il sole picchia più forte (tra le 12 e le 15 circa), perché la temperatura salirebbe troppo e potrebbe ucciderli tutti. Il sole favorisce la crescita delle alghe di cui si nutrono, inoltre mangiano anche le foglie e insetti caduti in acqua. Io li allevo assieme alle dafnie pulex (infatti sul video si vedono un po' di dafnie). Gli Ostracodi mangiando le alghe (i punti arancioni sulle alghe) Per raccoglierli è molto semplice, basta passare con un retino a maglie fine nel bidone rastrellando le alghe, ma così si portano anche filamenti antiestetici di alghe in vasca, anche se a dire il vero farebbero parte anche esse della dieta di Discus in natura. Io uso un metodo frutto delle mie osservazioni. Ho notato che si trovano in numero molto altro su i pezzi di corteccia del albero di pino marino sotto al quale è installato il bidone. Così con il retino raccolto il pezzo di corteccia. Facendo questa manovra si staccano tutti gli ostracodi e cadono in fondo al retino. La corteccia si ributta nel bidone. Una risciacquata agli ostracodi ed è pronto.
Gli Acquari pubblici più grandi al mondo
Gli Acquari pubblici più grandi al mondo di Rosario Curcio IN ITALIA Acquario di Genova - Genova. Il più grande acquario italiano, il più innovativo, il secondo d'Europa. Acquario di Napoli - Napoli. Sorto per volontà del celebre naturalista tedesco Anton Dohrn, sito nel Parco dellaVilla Comunale, aprì al pubblico il 12 gennaio 1874 ed è la più antica struttura acquariofila d'Europa. Acquario di Cattolica - Cattolica, RN. L'acquario più grande dell'Adriatico, all'interno del parco Le Navi. Acquario Civico di Milano - Milano. Oggetto di un radicale restauro, l'acquario meneghino è uno dei più antichi d'Italia (1906); ha sede in un edificio liberty del Parco Sempione. Mare Nostrum Aquarium - Alghero. Inaugurato nel 1985. Acquario di Cala Gonone - Cala Gonone.Inaugurato nel 2010 conta più di 20 vasche espositive ed è l'Acquario più grande della Sardegna. Civico Acquario Marino di Trieste - Trieste. Acquario comunale Diacinto Cestoni - Livorno. Il terzo acquario d'Italia per dimensioni, situato a margine dellaTerrazza Mascagni. Acquario dell'Elba a Marina di Campo IN EUROPA • Acquario di Valencia - Spagna AquaDom - Berlino, Germania. Un grande cilindro alto 14 metri pieno d'acqua simula l'ambiente pelagico, all'interno di un grande centro commerciale-culturale. Nello stesso ha sede un'importante centro di ricerche di vita marina. Danmarks Akvarium - Charlottenlund, Danimarca Sognefjord Akvarium - Balestrand, Norvegia Stazione idrobiologica - Acquario di Rodi - Isola di Rodi, Grecia Portogallo Oceanário de Lisboa - Lisbona Aquario Vasco de Gama - Dafundo Burgerzoo Aquarium - Arnhem, Olanda Muzeum Oceanograficzne i Akwarium Morskie - Gdynia, Polonia Aquarium-Palacio del Mar di Donostia-San Sebastián, Spagna NEL MONDO • America del Nord Aquarium du Québec - Sainte-Foy, Québec, Canada Shippagan Aquarium and Marine Centre - Shippagen, Canada Georgia Aquarium - Atlanta, Georgia, U.S.A. Il più grande acquario del mondo. Monterey Bay Aquarium - Monterey, California, U.S.A. Uno dei più grandi acquari del mondo: presenta ricostruzioni di foreste di kelp alte oltre 10 metri e di ambienti tipici del Parco Naturale Marino che lambisce la città di Monterey appunto. Waikiki Aquarium - Honolulu, Hawaii, U.S.A.. Fondato nel 1904, è l'acquario più prestigioso d'America, per i suoi studi e la bellezza delle sue vasche. Aquarium of the Bay - San Francisco, U.S.A. Key West Aquarium - Key West islands, U.S.A. Shedd Aquarium - Chicago, U.S.A.. Fondato nel 1930, è stato il primo acquario ad avere una mostra permanente al coperto di pesci d'acqua salata. Asia Okinawa Churaumi Aquarium - Okinawa, Giappone. Il secondo acquario del mondo per dimensioni e capacità. Una vasca presenta una finestra di 22,5 x 8,2 metri, con uno spessore di 60 cm! Osaka Aquarium Kaiyukan - Osaka, Giappone. Tra i maggiori del mondo, ospita in una enorme vasca alcuni esemplari del pesce più grande esistente, lo squalo balena. Africa uShaka Marine World - Durban, Sudafrica. Quinto acquario del mondo per dimensioni e il più grande del continente. Con le sue 32 vasche totalizza una capacità d'acqua di 17.500 metri cubi. Australia Coral world Australia - Hillarys Great Barrier Reef Aquarium - Townsville Underwater World - Sunshine Cost - Mooloolaba Sea World - Surfers Paradise
I Cannosint e il Biofilm
I Cannosint e il Biofilm di Fabio Scarpa Facciamo quattro chiacchiere sui cannosint e sul biofilm che li ricopre, scopriamo come utilizzarli al meglio sfruttando le potenzialità di entrambi.Capiamo cosa sono e come si possono ottimizzare le notevoli potenzialità dei cannolicchi sinterizzati, per brevità cannosint, cerchiamo di capire cosa sono e come sono stati costruiti. I classici cannolicchi ceramici sono costruiti partendo dalla classica pasta ceramica estrusa, tagliata come i tortiglioni che mangiamo e cotta in forno ad alta temperatura, come i classici soprammobili, e non c'è niente da dire visto che li abbiamo utilizzati con ottimi risultati per decenni nei nostri filtri, ma anche ai loro tempi c'erano altri materiali più performanti e meno considerati come il lapillo lavico che necessità però di alcune precauzioni. I ceramici sono compatti e hanno una rugosità superficiale di pochi micron che permette l'instaurazione di uno strato di biofilm uniforme e praticamente liscio di alcuni decimi di millimetro, e può arrivare tranquillamente a 0.9mm, per cui che si tratti di cannolicchi ceramici o di biopalle, alla fine dei risultati intesi come nitrificazione che è quella che interessa a noi, non cambia nulla. Il salto di qualità c'è stato appunto con i sinterizzati; per capire meglio come funzionano, cerchiamo di capire come sono fatti. Si tratta di granelli di vetro con dimensione standardizzata ed uniforme, che vengono inseriti dentro a singoli stampini, sono sottoposti a vibrazione per ottimizzare gli spazi e vengono pressati, il cilindro ottenuto viene tolto dallo stampo e cotto in forno alla minima temperatura di fusione che può variare in base alla tecnologia costruttiva, nel senso che ci possono essere delle sostanze inerti che vengono utilizzate con due funzioni, la prima per mantenere una distanza tra i granelli di vetro costante e la seconda per abbassare il punto di fusione, ma proprio per questa ultima caratteristica necessitano di particolari accorgimenti per evitare che una fusione eccessiva si trasformino in un blocco unico di vetro che li renderebbe uguali ai vecchi cannolicchi ceramici, queste sostanze vengono eliminate alla fine della sinterizzazione. Bisogna calibrare perfettamente la temperatura ed il tempo di fusione in modo che si fondano solo le superfici esterne dei granelli in maniera che si incollino tra di loro evitando che si fondano completamente, proprio questa operazione è la più importante ai fini della capacità filtrante, bisogna formare delle cavità aperte, cioè comunicanti tra di loro, che abbiano una certa dimensione in maniera da permettere l'insediamento del biofilm anche all'interno di queste cavità. Analizziamo adesso i risultati ottenuti con la sinterizzazione: le cavità interne sono comunicanti tra di loro e hanno una dimensione abbastanza costante, la rugosità superficiale è superiore a 0.1mm, contro i 20micron dei ceramici, e permette una adesione del biofilm tale da perdonare errori in fase di pulizia e lavaggio; infatti il biofilm presente nella parte più bassa ed interna della superficie rimane negli interstizi, a meno che non vengano sciacquati violentemente, così che la successiva ripopolazione della massa batterica dilavata avviene in tempi molti più brevi riducendo la possibilità di inquinamento da ammoniaca o nitriti a causa di una nitrificazione insufficiente dal punto di vista quantitativo. L'ottimizzazione dell'elevata superficie filtrante la possiamo ottenere solamente se le cavità non vengono otturate dal biofilm o dalla sporcizia, essendo le cavità di dimensioni di circa 0.2mm, per permettere all'acqua di attraversare lo spessore del cannosint bisogna che lo spessore di biofilm adeso alle superfici sia inferiore a 0.1mm altrimenti si forma un tappo. Dobbiamo tenere presente che una parte del biofilm si stacca continuamente a causa della morte dei batteri, dobbiamo quindi fare in maniera che ci sia sempre un flusso continuo di acqua in grado di trascinare via quella parte di biofilm che si stacca dai cannosint evitando nello stesso tempo che le cavità si occludano. Capite che se lo spazio libero tra un grano di vetro e l’altro è irrisorio, quando il biofilm morto si stacca può formare un tappo precludendo il transito all’acqua ossigenata. Un ridotto spessore di biofilm inoltre segue le cavità evitando che la superficie diventi piatta, ciò permette di mantenere elevato l'attrito superficiale dell'acqua instaurando un flusso turbolento e diminuendo l'effetto scia in maniera che l'acqua lambisce totalmente la superficie rugosa dei cannosint a tutto vantaggio della superficie filtrante che si riesce a sfruttare in quanto si eliminano le zone morte che a loro volta farebbero aumentare lo spessore del biofilm. E' indispensabile quindi che l'acqua arrivi priva di sedimenti e che lo spessore del biofilm non sia elevato. La prima condizione la otteniamo ottimizzando il prefiltro , mantenendolo sempre pulito ed evitando per quanto possibile la flocculazione dei fanghi, la seconda evitando l'insediamento di ceppi batterici antagonisti, che hanno una crescita incontrollata, tramite l'inoculo saltuario ma costante di ceppi batterici garantiti e utilizzando una velocità di transito dell'acqua nel filtro abbastanza elevata dato che lo spessore del biofilm è inversamente proporzionale alla velocità dell'acqua che lo lambisce. Bisogna ricordare che un elevato spessore del biofilm può letteralmente staccarsi in seguito a brusche variazioni di velocità di transito dell'acqua causate da fermate volontarie durante le pulizie del filtro, o involontarie durante interruzioni di corrente; il biofilm si stacca fisicamente dai supporti biologici finendo in vasca con formazione di torbidità e picchi di ammoniaca dato che il biofilm non è più investito dall'acqua ma ne viene trasportato con conseguente drastica riduzione del potere nitrificante. Come detto prima, se le cavità si tappano, il nostro sinterizzato diventa come un ceramico, anzi le colonie batteriche insediate all'interno sono in condizioni di anaerobiosi e possono causare fenomeni di parziale denitrificazione con la formazione di composti azotati parzialmente ridotti come nitriti e ammoniaca, o anche la proliferazione di ceppi batterici antagonisti a discapito dei nitrosomas e dei nitrospira, bisogna evitare quindi che particelle solide arrivino fino ai cannosint. Evitare che ciò accada al 100% è impossibile a causa dei fenomeni di flocculazione che portano le micro particelle ad unirsi ed ai batteri morti, ma con un buon flusso di acqua possiamo trascinare il più possibile tali macro particelle attraverso i cannosint, e con un ottimo prefiltro possiamo evitare che queste o altre macro particelle ci arrivino. Per ottimizzare il prefiltro bisogna capire come funziona: all’inizio le macro particelle sospese si depositano sulla superficie, poi si incuneano negli interstizi del prefiltro che lentamente si intasano perché nel frattempo arrivano altri solidi, questo processo si chiama conglomerazione e porta alla formazione del tappeto filtrante che è molto più efficace di qualsiasi altro prefiltro per trattenere i solidi in sospensione, a questo punto inizia la vera filtrazione meccanica del prefiltro, come nella figura A. Questo tipo di filtrazione è molto efficace, ma allo stesso tempo può diventare pericoloso perché le macroparticelle trattenute nel tappeto filtrante sono in equilibrio con le forze idrauliche che tendono a staccarle ed a trasportarle in profondità nel cuore del filtro biologico, l’acqua tende a trovare strade preferenziali per attraversare il tappeto e dove filtra le velocità diventano elevate con il risultato che i meccanismi di sedimentazione, conglomerazione e filtrazione, che tengono i solidi in equilibrio, sono superati e le particelle si staccano spingendosi in profondità nel filtro intasandolo, figure B e C. Se si aspetta troppo tempo prima di effettuare la pulizia del prefiltro, le particelle di sporco lo attraversano spingendosi in profondità nel filtro fino ai cannosint, i solidi vengono trattenuti saldamente nelle aree interstiziali nella profondità dei materiali filtranti stessi inquinandoli, a questo punto l’unica soluzione, purtroppo, è il lavaggio profondo che ridurrà notevolmente le capacità di filtrazione biologica del filtro. Il prefiltro meccanico bisogna quindi pulirlo frequentemente ma delicatamente, prima che si trasformi in biologico e prima che il tappeto filtrante si insinui nei supporti biologici sottostanti, rimuovendone lo strato in eccesso, e più si aspetta e peggio è, perché se il tappeto filtrante si spinge in profondità si rende necessario pulire i cannosint che è sempre un'operazione delicata dato che può danneggiare il biofilm. Inoltre se si insediano i batteri nitrificanti, quando laviamo il prefiltro eliminiamo i batteri presenti che stanno ossidando i composti azotati riducendo di conseguenza le capacità nitrificanti del filtro dato che i batteri si autoregolano come quantità, quindi tanti più ne abbiamo nel prefiltro, tanti meno ne abbiamo nei cannosint; non è che se mettiamo 20 litri di cannosint si instaurano più batteri ed il filtro funziona meglio, non dobbiamo avere un filtro grande, ma un grande filtro. Una soluzione è effettuare un ciclo di lavaggio in controcorrente rimuovendo le particelle dal supporto che le ha trattenute. Nella figura a sinistra il lavaggio in controcorrente è appena iniziato, nell’immagine in centro il lavaggio sta procedendo correttamente, mentre nell’immagine a destra si notano delle zone intasate dal tappeto che si è insediato in profondità, quest’ultimo caso è da evitare perché lavare il tappeto filtrante senza asportare i batteri risulta impossibile. Tale lavaggio serve sia per pulire delicatamente il supporto biologico, sia per asportare parte del tappeto filtrante che a causa della nostra pigrizia si è formato in eccesso nel prefiltro perchè togliendo le spugne si staccherebbe finendo nei cannosint inquinandoli. Per effettuare il lavaggio in controcorrente è sufficiente invertire il flusso dell’acqua con una pompa o con un sistema equivalente a quando sifoniamo il fondo dei nostri acquari, naturalmente la portata deve essere adeguata e sufficientemente elevata per staccare ed asportare il tappeto filtrante formatosi, usando un sifone auto costruito come quello nella foto possiamo aspirare anche con poca colonna di acqua come nei normali filtri esterni o nei percolatori. Adesso due parole sulla composizione fisica del prefiltro. Ci sono diverse correnti di pensiero, c’è chi usa poco prefiltro e lo pulisce tutto e spesso. Io preferisco un prefiltro più corposo composto da uno strato di lana di perlon all’inizio: trovo ottimi quei quadrati in cotone della Juwel che permettono di ottimizzare gli spazi dato che sono compatti e sottili, seguito da due o meglio tre strati di spugna fina. La lana va sciacquata frequentemente e rimessa al suo posto, i primi due strati di spugna vanno sciacquati quando si nota la formazione del tappeto filtrante sul primo strato che va sciacquato per eliminarlo, il secondo strato di spugna va sciacquato delicatamente mentre il terzo non va sciacquato per mantenere il tappeto filtrante ed i batteri nitrificanti insediati. Dopo il lavaggio l’ultimo strato di spugna va messo all’inizio affinché la spugna non lavata contenente un po’ di tappeto filtrante, che viene inserita all’inizio, possa ottimizzare da subito la filtrazione meccanica. Per i filtri esterni si può usare uno dei tanti prefiltri esistenti sul mercato e riempirlo con lana e due o tre strati di spugna opportunamente sagomati, per la pulizia si procede come indicato per i filtri interni mettendo, dopo il lavaggio, l’ultimo strato di spugna all’inizio senza toccare il cuore del filtro biologico, in maniera da limitare la perdita di batteri nitrificanti. Un prefiltro così costruito permette di utilizzare l’effetto “streamers” come nella figura, dove si nota che i nostri batteri tramite un effetto “stelle filanti” vanno a colonizzare le parti del filtro poste a valle, questo ci permette di avere sempre biofilm fresco e superficiale che rimpiazza quello che si stacca in seguito alla morte dei batteri o coperto da fanghi, e ci perdona errori come nel caso evidenziato nella micrografia dove il biofilm è coperto da un sottilissimo strato di argilla. Risulta evidente che i batteri non sono più in contatto con l’acqua da depurare, forse non sono nemmeno in condizioni aerobiche e di conseguenza non svolgono più la loro funzione nitrificante. Estremizzando molto, i pulitori sono deleteri per il filtraggio, il biofilm colonizza non solo i materiali del filtro, ma chiaramente anche il ghiaino del fondo, i sassi dell'arredamento ed i legni, ma anche i vetri e le piante: queste ultime soprattutto di giorno alimentano il biofilm che si forma sulla superficie fogliare direttamente con l'ossigeno che producono, pensate un bel boschetto fluttuante e sempre coinvolto dal flusso di acqua ossigenata di Vallisnerie quanta superficie filtrante offre agli aerobi, che poi altro non è quello strato viscido che spero sentiate sulle foglie quando le toccate. Credo che nessuno di voi abbia mai calcolato la superficie filtrante di un tale boschetto, consideriamo un boschetto di 15x15cm=225cm², supponendo che ogni Vallisneria occupi circa 4x4cm=12cm², ci stanno una ventina di piante, calcolando che ogni pianta abbia 10 foglie lunghe 50cm e larghe 0.5cm, abbiamo la bellezza di 10.000cm², cioè 1m² di biofilm regalato perfettamente attivo e sempre in condizioni aerobiche, l'unico neo è che l'ossigeno prodotto dalle piante lo consuma il biofilm, ma chi se ne frega, noi ossigeniamo l'acqua ed il problema è risolto. Spendiamo qualche parola sul biofilm, è stato ipotizzato nel XVII secolo da Van Leeuwenhoek esaminando la placca dentaria, nel 1976 fu osservato il coinvolgimento di sottilissime fibre extracellulari polimeriche, ma solo nel 1978 Costerton ha osservato che le comunità di batteri erano contenute in una matrice di glycocalyx. Il glycocalyx è un polimero polisaccaride composto da carboidrati, glicoproteine e polimeri contenenti zuccheri come glucosio, galattosio, mannosio, fruttosio, ramnosio, N-acetilglucosamina e altri che si trova appena all’esterno della parete cellulare dei batteri, permette di aderire gli uni agli altri e costituisce l’85% del biofilm, in seguito è stata promulgata la teoria che la maggior parte dei batteri si sviluppano in ecosistemi acquatici su una superficie che ne permette l’adesione, la nostra concezione di biofilm. Una volta capito come è composto il biofilm, vediamo come si forma: si inizia con una adesione non stabile, da questo punto in pochi minuti si attaccano altri batteri che iniziano a crescere e riprodursi finché il polimero di polisaccaridi e glicoproteine permette la costruzione del biofilm vero e proprio, il tutto è influenzato dalle cariche elettriche dei singoli batteri, dalle pur deboli attrazioni intermolecolari di Van Der Waals che aumentano con la distanza tra le molecole mantenendole vicine ma non attaccate e per attrazione elettrostatica, ma l’insieme di tutto questo è ancora oggetto di studi. La matrice di glycocalyx che tiene unito il biofilm, essendo adesiva permette l’adesione sulla superficie anche di sostanze come l’argilla o fanghi che ne limitano la funzionalità, ecco perché il prefiltro deve funzionare perfettamente. Approfondiamo un attimo il discorso sulla morfologia del biofilm con altri immagini, in seguito alla colonizzazione e all’adsorbimento ad una superficie segue la produzione della matrice con la conseguente cessione di batteri all’ambiente circostante tramite l’effetto “stelle filanti” visto prima, e lo sviluppo di canali di acqua che attraversano il biofilm,questo grazie anche alle forze di Van Der Waals che fanno avvicinare le molecole senza compattarle. Si capisce adesso come possiamo sfruttare la permeabilità del biofilm affinché l’acqua fresca attraversandolo possa fornire continuamente l’ossigeno necessario alla vita dei batteri aerobi. E’ stato scoperto che i batteri formano il biofilm preferenzialmente dove le forze di taglio sono maggiori, cioè su substrati rugosi con un flusso di acqua elevato i batteri riescono ad aderire meglio alle superfici ed avviano la produzione di nuovo biofilm con l’effetto “stelle filanti”, quindi con elevati numeri di Reynolds otteniamo molti vantaggi come la formazione di uno spessore non elevato, una continua ossigenazione della superficie esterna a tutto vantaggio dei batteri aerobi, una migliore adesione dei batteri a causa di probabili interferenze con cellule platoniche che generando biofilm altamente viscoelastico con un carico di rottura maggiore che si stacca più difficilmente dalle superfici. E adesso alcune immagini straordinarie di biofilm che credo in pochi abbiano avuto il privilegio di vedere. Ecco una foto al SEM microscopio elettronico a scansione di un frammento di biofilm, dove nonostante il vuoto necessario allo strumento per lavorare, si vede molto bene la morfologia del biofilm. Osservate quanto è ingrandito 1 micron nel marker in basso: il vuoto purtroppo ha compresso la cella di biofilm perché le sostanze polimeriche extracellulari sono composte per il 95% di acqua che deve essere eliminata, ma si vede molto bene che la struttura non è compatta. Con il microscopio cofocale laser a scansione CLSM invece si lavora a minori ingrandimenti ma non è necessario il vuoto, così dopo aver colorato in rosso i batteri possiamo osservare i canali di acqua che lo attraversano. Micro al SEM di biofilm sottoposto sperimentalmente ad un flusso notevole, circa 1m/sec e nutrito con zuccheri e carbonio inorganico Micrografia a 2340 dello stesso biofilm precedente, si nota benissimo l’effetto “stelle filanti” Quante volte si è detto di stabulare l’acqua per eliminare i composti a base di cloro, in questa serie di micro al microscopio a fluorescenza eseguite su sezioni sottili con spessore di circa 5 micron ci renderemo conto visivamente del perché. Questa è una sezione sottile dove si osserva il biofilm vivo colorato in rosso con un reagente che mette in risalto la respirazione attiva. In questa micro il biofilm è stato sottoposto a 4ppm di cloramina per 30 minuti, le parti verde scuro sono batteri che non respirano, quindi morti La cloramina è rimasta a contatto con il biofilm per 60 minuti, vediamo che la maggior parte dei batteri ha smesso di respirare, continuano a respirare solo quelli situati più in profondità. Dopo 90 minuti tutto il biofilm ha smesso di respirare, e noi abbiamo annientato il filtro. di Fabio Scarpa
Caridine: Nuove selezioni
Le nuove selezioni di caridine di Rosario Curcio La mia avventura con la A maiuscola con le Shrimps è iniziata in occasione della seconda edizione di NapoliAcquatica 2011. Prima di allora mi sono limitato ad allevare solo qualche sparuto soggetto di Red cherry, Sakura super red, Red e Black crystal e Blue tiger oe... ma niente di più; 4 vaschette più o meno attrezzate e lì finiva il mio allevamento. Attualmente posseggo 14 vasche tutte arredate secondo le esigenze della specie: substrato allofano, qualche radice e muschi in quantità. Alcune di queste vasche (quelle più grandi di raccolta e di allevamento in quantità) sono dotate di doppio sistema di filtraggio: aria e centralizzato in sump. Le vasche più piccole e i cubi invece, sono attivate solo con filtri ad aria. In alcuni cubi, quelli più piccoli di 30 litri ognuno, faccio le vere e proprie selezioni. In totale dispongo di circa 1000 litri d'acqua + 300 litri di stoccaggio. Grazie a un buon sistema di approvvigionamento dell'acqua (impianto a osmosi regolabile nella conducibilità e una discreta quantità di acqua di stoccaggio) dispongo sempre di acqua pulita e nelle giuste concentrazioni di sali. L'alimentazione cerco di variarla più possibile con mangimi industriali di qualità, alternati a somministrazioni abbondanti di verdure fresche bollite: carote, spinaci e bietola. Ho eliminato gli zucchini da un anno circa. Non ho avuto esperienze tutte positive. Sono ottime anche le verdure surgelate. I micromangimi in polvere: Su tutti la spirulina. L'ambiente dove sono ubicate le vasche è perfettamente isolato e coibentato naturalmente, per cui sia d'estate che d'inverno riesco a tenere le vasche alle temperature più giuste. Quando fuori ci sono anche 33-35°C in vasca possiamo arrivare a 25°C max 26°C. Veniamo alle reginette. A NapoliAcquatica 2011 scelsi dei soggetti interessanti di Panda, King Kong e Blue Bolt, nonché delle selezioni di Crystal red e Sakura molto ben disegnate e sviluppate nei colori. Ma non di livello alto. Diciamo di discreta qualità. Ho iniziato attraverso degli incroci mirati a selezionare una serie di soggetti ascrivibili al nome di Tiger bee. La matrice è la stessa: Crystal red/black x Tiger blu OE e viceversa. Sono arrivato alla sesta filiazione in linea con risultati molto apprezzabili secondo me. Considerando che i miei soggetti di partenza erano "normali" sotto il profilo della selezione. Attualmente distribuiti su tutte le vasche, ho diversi fenotipi in sviluppo e in selezione sempre più pulita e definita di disegno e colore: Red, tigrate di rosso senza presenza di bianco, Red tigrate di rosso con frote presenza del bianco, Bianche, tigrate di nero con bianco in formazione, Tiger ancestrali simili alle wild Bordeaux con presenza di bianco solo sulla coda Rosa tigrate di rosso con occhi rossi. Dalla sequenza fotografica che segue, potete farvi un'idea più precisa dei disegni e dei colori delle mie Caridine.
Una storia di Discus Azzurri
Una storia di discus azzurri: Dalla quasi nascita alla riproduzione accanto ai fornelli della cucina. di Anna Crippa e Enzo Ferrari Il 1/10/1992 il proprietario del negozio nostro fornitore e amico ci pregava di portare a casa dei piccoli discus ,nati in una sua vasca da una coppia di pesci interamente azzurri che però in 5 giornate si erano sparsi e non avevano più mangiato. Occorreva fare un tentativo di alimentazione artificiale di cui non si aveva conoscenza. Erano in tutto 54. Approntavamo immediatamente un acquario da 10l con l’acqua della vasca dei discus , usando come filtro un filtrino ad aria che tenevamo sempre nei filtri degli acquari principali per avere a disposizione un filtro maturo in casi di emergenza. I piccoli non mangiavano dal giorno precedente ed era imperativo farli mangiare. Nessun cibo veniva accettato dagli avannotti, fino quando richiamati da me al vetro, abbiamo scoperto tramite lente di ingrandimento, che i piccoli discus presentano una boccuccia tonda che non si chiude, come fosse una ventosa che non permette loro di masticare, ma è adatta solo per succhiare il muco prodotto dai genitori. La difficoltà quindi di allevare i discus appena nati dipende dal fatto che essi non sono in grado di masticare ma nemmeno inghiottire il cibo sospeso nell’acqua. Abbiamo notato che la bocca subisce poi una modificazione diventando “ normale “(cioè simile a tutti gli altri pesci e ai discus adulti)dopo circa 7/10gg. dalla nascita. Da questo momento in poi si possono alimentare con infusori e naupli di artemia senza praticamente subire perdite. Occorreva allattarli come con un biberon. Mi inventavo una ricetta con 2 dita di acqua 2 gocce di liquifry un pizzico di mangime in granuli per pesci rossi tritato col macinacaffè. Munita di un contagocce con questo liquido cercavo di centrare la bocca dei piccoli che salivano in superfice accanto al vetro. Dopo svariati tentativi andati a vuoto, finalmente qualche pescetto veniva da me “centrato” e grazie alla loro intelligenza capivano che sotto al contagocce c’era la pappa. Dopo i primi, timidamente arrivarono anche gli altri piccolini,ed alla fine per mangiare cercavano perfino di risalire il contagocce. Ho passato la notte intera ad alimentarli, ma sono riuscita a salvarli. Le perdite durante questa fase si sono potute limitare a 4 casi. Poi tutto andò bene per circa un mese durante il quale alimentavo i piccoli con artemie appena schiuse. Poi ne morirono altri 6 per cause imprecisate, senza una ragione apparente o che comunque noi non simo riusciti a spiegare. Erano oltretutto i più grossi della covata, mangiavano regolarmente e poi tutto ad un tratto incominciavano a nuotare a scatti, andavano poi in vite e il giorno dopo li trovavamo morti. Abbiamo pensato che forse poteva dipendere dalla eccessiva quantità di artemie ingerite e per qualche giorno li alimentammo con il mangime dei pesci rossi finemente tritato. Da qui in poi nessun altro problema. Alla fine trasferimmo 10 esemplari e li suddividemmo in due acquari gemelli da 200 l.,i rimanenti li rendemmo a Giulio che gentilmente ci aveva regalata la cucciolata iniziale. A distanza di più di un anno (novembre 93)i 10 discus sono ormai adulti e sembra, ma non è ancora confermato, poiché non hanno ancora deposto, che si siano formate due coppie. A dicembre si formano inequivocabilmente due coppie che teniamo nello stesso acquario separate da un divisorio di vetro. Iniziano contemporaneamente i giochi amorosi che diventano sempre più intensi col passare del tempo. I 24/1 /94 ci accorgiamo alla sera che tutte e due le coppie hanno deposto le uova. Una sul termostato che viene immediatamente staccato e che fortunatamente non si era scaldato nel frattempo, l’altra sul tubo della pompa. Naturalmente sostituiamo il termostato ponendolo altrove. La quantità di uova è circa uguale per tutte e due le coppie . I genitori iniziano subito la cura delle uova con molto impegno. Già il giorno dopo notiamo che le uova deposte sul tubicino della pompa cominciano a divenire bianche ,mentre le altre procedono regolarmente verso la schiusa. Il 26/1 le uova della prima coppia sono tutte ammuffite e pensiamo che non siano state fecondate in quanto ,essendo state deposte proprio sopra la bocchetta di presa per la pompa, probabilmente il movimento dell’acqua non ha permesso una regolare fecondazione. Il 27/1 le uova della seconda coppia si schiudono regolarmente e i piccoli vengono spostati sul tubo del filtro sotto sabbia. I primi piccoli cominciano a nuotare il 30 /1 ma non si attaccano ai genitori che sono visibilmente senza muco a causa della durezza troppo alta dell’acqua. Il giorno dopo non c’è più in giro nessun piccolo. Ci serve l’acquario d’angolo, un atollo 100l, ancora occupato dalla coppia gialla che Giulio ci aveva affidato per rimetterla in sesto, poverina. Ora sta bene pertanto la riportiamo al negozio, con un sospiro di sollievo visto il suo valore . Spostiamo la prima coppia nell’atollo e lasciamo quella a cui sono nati i piccoli, sola in acquario. Nel frattempo anche nel secondo 200 l. sembra si siano formate altre due coppie che però non hanno ancora deposto. Sarà comunque necessario riportarli tutti per avere a disposizione l’acquario libero. Quindi coppia n.1 in atollo 100l. coppia nr.2 in 200l . Il 4/2 sera verso le 19, cominciano contemporaneamente a deporre entrambe le coppie. Per non affaticarci nel demineralizzare,decidiamo di andare a prendere l’acqua al negozio che ha GH 0 che sostituiremo nei due acquari non appena si schiuderanno le uova. Dopo i cambi d’acqua ci troviamo con il 100l.Gh7 e il 200l. Gh10. Il7/2 schiudono le uova nell’atollo 100 e vengono spostate più in basso sempre sulla canna del filtro sotto sabbia ,le uova dell’ altra coppia sono tutte ammuffite. Il 10/2 i piccoli nuotano liberamente e si attaccano ai genitori che evidentemente sono ricoperti di muco. I genitori vanno d’accordissimo solo che la femmina ha meno muco del maschio, per cui i piccoli sono quasi sempre addosso a quest’ultimo che quasi non riesce a mangiare. Alimentiamo abbondantemente i genitori 3 volte al giorno, che mangiano in modo esagerato. La scarsità di muco della femmina fa si che quando questa si avvicina al filtro sotto sabbia perde tutti i piccoli e quindi siamo costretti a fermare le bolle per permettere loro di recuperare la cucciolata. 12/2 Dopo 3 gg i genitori hanno ancora addosso un centinaio di piccoli e sembrano intenzionati a continuare nella crescita della prole. 15/2 i piccoli anche se sono diminuiti di numero(ne rimangono circa 60), continuano a nuotare coi genitori e ad alimentarsi col muco. Adesso anche la femmina ha il muco in quantità sufficiente per cui spesso si vedono i due genitori che alimentano un po’ di piccoli ciascuno. Questa coppia ha uno strano modo di alimentare gli avannotti. infatti, soprattutto i primissimi giorni, quando i piccoli erano molto numerosi e c’era solo il maschio con sufficiente quantità di muco, una parte stava sui genitori e si nutriva ,mentre una parte veniva fatta nuotare su fondo in un angolo dell’acquario. Utilizzavano in pratica i “turni mensa.” Cominciamo a preparare le artemie che daremo loro dal 7° giorno di nuoto. 7/2 togliamo i piccoli perché tentano di mangiarli. Non ce la fanno più. 21/2 scopriamo che i piccoli che abbiamo messo nel cubino hanno l’hictyo per cui li curiamo con faunamoor. Nello stesso acquario avevamo perso un’intera covata di piccoli scalari senza capire il perché e probabilmente anch’essi sono stati colpiti da hictyo senza che ce ne accorgessimo. I piccoli discus visti con la lente di ingrandimento presentano le code sfrangiate e, sui più grossi ,si notano i tipici puntini bianchi: situazione risolta senza perdite. Dall’Atollo 100l a un25lt .a fianco dei fornelli. Dopo parecchie deposizioni e tante difficoltà a produrre muco, pensando che ciò sia dovuto essenzialmente alla preponderanza di acqua completamente demineralizzata, utilizzata nella preparazione dell’acquario, decidiamo di spostare i pesci per poter procedere alla sostituzione dell’acqua con quella demineralizzata con Resy -k. Per non lasciare i pesci in un secchio per un periodo abbastanza lungo, decidiamo di parcheggiarli in un acquario di 25lt.che contiene la stessa acqua prelevata dal loro acquario. In mancanza di altri appoggi, posizioniamo l’acquario in cucina proprio accanto ai fornelli. Subito dopo il trasferimento i pesci si dimostrano molto tranquilli e non danno nessun segno di sentirsi allo stretto. Quando dopo due ore torniamo in cucina per il trasferimento nell’acquario da 100l.preparato appositamente per loro, ci accorgiamo che hanno deposto un discreto numero di uova sulla canna del filtro a spugna che serve al filtraggio di questo piccolo acquario.E’ il 10/4 /94. Decidiamo di lasciarli in questo acquario e vedere come si svolge la situazione anche perché io devo comunque cucinare. Tengo la temperatura un po’ più bassa per compensare il riscaldamento dei fornelli. A distanza di tre gg. la maggior parte di uova è ancora buona . C’è da notare che dal momento della deposizione, i genitori non mangiano i chironomus che diamo loro come cibo e sono quindi costretta a continue sifonature per impedire di inquinare la poca acqua in cui vivono i due pesci. Il 14/4 si schiudono le uova e sono abbastanza numerose. Il giorno dopo vengono spostate ed appese nell’angolo dell’acquario. Intanto i genitori hanno ripreso a mangiare anche se molto poco. Dopo un ulteriore spostamento dei piccoli ,sulla canna del filtro, dopo 4gg, a causa della temperatura bassa, i piccoli iniziano a nuotare. Sono circa una quarantina e il giorno dopo sono ancora attaccati ai genitori e non sembrano diminuiti di numero.. Intanto i genitori mostrano, dal momento della schiusa, un forte appetito . Il pH misurato dopo piccoli ma frequenti cambi d’acqua con acqua demineralizzata con Resy-k è di circa 6,5. il GH circa 4. KH0 A distanza di 3gg. i piccoli sono ancora vivi ed anzi sono cresciuti bene, segno che i genitori hanno muco a sufficienza per alimentarli. Siamo ormai al 5°giorno di nuoto e la coppia, non ostante i fornelli spesso in funzione ,sta ancora tenendo i piccoli che continuano a crescere regolarmente. A differenza di quando curavano le uova e non mangiavano, adesso i genitori hanno bisogno di mangiare molte volte al giorno per produrre muco. Quando hanno bisogno di cibo si fanno capire, ed infatti noto che qualche piccolo, in questi momenti, tende a staccarsi dai genitori e a vagare per l’acquario. Ovviamente in 25lt. non è facile perdersi e quindi viene recuperato facilmente da mamma o papà. 26/4 I piccoli hanno ormai 9 gg .di nuoto e sono cresciuti molto. Restano sempre attaccati ai genitori che solo al mattino li lasciano nuotare sul fondo. Da due gg. accettano anche le artemie appena schiuse. Finalmente dopo qualche gg. ancora riesco a tornare in possesso della mia cucina. Trasferita la coppia di pescetti ne contiamo 50.Dopo la inaspettata deposizione in cucina , proseguimmo con il cambio dell’acqua utilizzando le resine parziali, che permettevano un muco molto più abbondante e cucciolate decisamente più numerose, e vista la solita mancanza di spazio cedemmo le due coppie trattenendo con noi la coppia che si era riprodotta in cucina e con la quale avevo un feeling particolare. Questa coppia continuò a riprodursi con cicli di stasi e rimase nella nostra vasca fino alla fine, avvenuta dopo 6 anni. La crescita dei piccoli non è mai stata una difficoltà particolare salvo trovare lo spazio dove infilarli. Devo dire che riguardo a quanto sento succede oggi ,le difficoltà erano minori ,forse perché non ci si preoccupava di raggiungere misure particolari rimpinzando i piccoli come tanti porcellini. I pasti erano tantissimi all’inizio e andavano scemando con la crescita per arrivare a due al giorno. Forse erano più sostanziosi uno di surgelato e uno di fiocchi per ciclidi al giorno, o fiocchi di vegetali. Anna & Enzo
Un mini reef da salotto
Un mini reef da salotto di Salvatore Franchina Mi sono sempre chiesto cosa è rimasto all'uomo da deturpare, ibridare, turbare geneticamente...e mi rispondo: niente, manca il tempo, ma arriverà a distruggere tutto quello che "ab horigine" era nato con un preciso intento, per una precisa intenzione nella catena naturale della permanenza su Madre Terra. Ma c'è un posto, dove è tutto luccicante come il cristallo e tagliente come il vetro, dove tutti e più colori dell'arcobaleno convivono senza stonare e dove il colore spesso è l'avvertimento che si rischia l'avvelenamento, dove il regno animale e vegetale coesistono per una simbiosi opportunistica che con l'evoluzione si è fatta macchina perfetta conciliante, dove il mix, la biodiversità, la luce abbagliante, le correnti più forti, le acque più pure sono le caratteristiche fondamentali che permettono la vita macro e microscopica, e questo è il meraviglioso mondo delle barriere coralline. Nella mia esperienza d'acquariofilo è stata questa apparente contraddizione con il mondo delle acque dolci, tenere, acide a tirare il primo sasso e rendere viva la superficie immobile dello stagno della conoscenza, ed è per questo che non ci ho messo molto a farmi convincere e tirare su un reef. La prima esperienza risale a qualche anno fa, ma non è andata benissimo perché oltre agli espedienti tecnici trovavo gli acquariofili marini tremendamente legati all'equipaggiamento, ma non alla biologia delle specie, mentre io magari mi meravigliavo come un bambino quando studiavo gli stratagemmi biologici che gli invertebrati devono riuscire a escogitare per convivere in spazi ristretti (praticamente attaccati) con specie diversissime, sotto correnti bestiali, contendendosi un posto al sole e non da vegetali. Tutto questo dico che è fantastico. Il marino è tanto bello quanto caustico è il rapporto di convivenza intraspecifico, fatto di tentacoli urticanti lunghi e sottili, segnali chimici rilasciati nell'acqua per inibire l'allungamento del "vicino" in spazi non previsti, predatori di microrganismi, filtratori, grazie ad una catena alimentare a dir poco perfetta. Una Acropora sp., invertebrato molto esigente, non adatto ai principianti. Una prateria "salata" di Briareum, gorgoniaceo che cresca "a tappeto", affascinante e di facile gestione I calici di una Caulastrea, qui molto ingrandita, che al crepuscolo inizia la caccia e l'offensiva, estroflettendo i piccoli tentacoli che durante il giorno sono ritratti. Una serie di Caliendrum sp (a sinistra), Acropora (centro e destra) e una S. hystrix, animali che vogliono molta luce e corrente forte. I tentacoli fortemente ingranditi di una Euphyllia sp. un bellissimo corallo LPS (Large Polyp stony), che sposta la leggiadria di una anemone e la fermezza di una sclerattina Trachyphyllia. Notare le zooxantelle che a tratti lasciano quasi nudo l'invertebrato, colpa di uno spostamento repentino da una posizione luminosa a N kelvin, ad un'altra posizione con °K diversa, che comporta un riadattamento del manto alla nuova luce. Spesso muore. L'immancabile coppia di pagliaccetti sornioni dentro una anemone. I "pagliaccetti" (Amphyprion ocellaris) non convivono con l'anemone senza prima urticarsi, per sviluppare l'immunità contro il veleno dell'invertebrato, che offrirà loro l'alloggio a vita in cambio di protezione. E questa serie di foto è dedicata alla Dendronephthya, corallo di fuoco, corallo albero di natale, animale esigentissimo che con orgoglio ho tenuto per un anno, esperienza positiva purtroppo irripetibile. Le dendro, non andrebbero scelte come animali " da vasca", per la loro delicatezza, una fibra di scaglie di vetro che vive NON sotto la luce, che vorrebbe vivere dove la corrente la tiene in piedi (la Dendro se sta male espelle l'acqua e rimane schiacciata fino a morire), una corrente direzionata che trasporta Phytoplancton e zooplancton fino ai polipi. La corrente non sempre è quella giusta, e muore. Il nutrimento della Dendro è difficilissimo, per cui, se non avete voglia di partecipare all'estinzione di questo bellissimo e nobile animale, non compratelo mai. Con queste ultime bellissime immagini, che sono (credetemi) non l'eccellenza ma la vita ordinaria di una vasca in salotto (tenuta bene) vi auguro davvero di affrontare l'esperienza con un marino, ma non pensate a quello che può piacere a voi. Partite sempre dalle esigenze degli animali che vorreste, e fatevi bene i conti. Il marino non è economico, e se non siamo motivati è meglio lasciar perdere la velleità di tenerne uno ma non abbandonare mai l'argomento. Purtroppo gli animali non concedono sconti, e veder deperire coralli, invertebrati e finanze non è esattamente il più edificante degli spettacoli. Vi invito a visitare il forum nella sezione dedicata ai reef, dove volentieri vi risponderemo. Salvo Franchina
Gli Acquari di MondoDiscus
Siamo lieti di presentare la nostra sezione dedicata ai vostri acquari per Discus, ma non solo. Chi fosse interessato alla pubblicazione sul nostro portale può contattare la nostra redazione oppure è sufficiente spedire la scheda tecnica con allegate le fotografie a: info@mondodiscus.com La scheda tecnica dovrà contenere tutte le informazioni dettagliate sull'acquario (vasca, accessori e allestimento) e sui pesci presenti (discus e ospiti). Inoltre è opportuno accompagnare la scheda con informazioni generali inerenti la gestione di tutto l'ecosistema acquatico: trattamento dell'acqua, uso di biocondizionatori, fertilizzanti, cambiamento dell'acqua e cura delle piante, eventuali trattamenti medicali per i pesci e soprattutto l'alimentazione dei nostri beniamini. L'idea è quella di creare un diario di bordo "personale" dove ognuno di voi annota i vari cambiamenti aggiornabili direttamente sul sito. Pertanto dar vita ad una sezione viva. Aggiornabile nel tempo con ulteriori fotografie e implementazioni di testo.
Il discus “Heckel”, delicato o no?
Heckel discus in acquario: delicato o no? di Matthias Bayer Vorrei scrivere e riportare in questo articolo, la mia esperienza maturata con l’Heckel (Symphysodon discus Heckel 1840), la sua area di distribuzione e le diverse distribuzioni, anche stagionali, integrando le mie esperienze personali maturate sul posto, in Brasile, e in casa, nel mio stabilimento d’importazione. Non vorrò farvi mancare alcuni consigli in materia di allevamento e riproduzione che riporterò con dovuti particolari. A mio parere questo è totalmente sbagliato! Una distorsione. Non posso nemmeno continuamente dire quanto l’Heckel sia il più facile o il più difficile tra le varietà selvatiche. Semplicemente posso dire che è importante comprare sempre animali sani e forti, che hanno già superato un’adeguata e lunga quarantena, e invito a somministrare ai pesci cibo idoneo, oltre ad un pH che non superi il 7.00. Personalmente ho degli Heckel Blue-Face nella mia serra, che ho allevato (accoppiandoli con albini, “Blue Diamond” e progenie di heckel-cross), e questi, tutti a pH 7.4 circa (leggi il testo che segue). Potete anche ammirare video presenti su Youtube . Animali che hanno sempre mostrato il pieno dei loro colori. I pescatori di Discus non si preoccupano certamente dei valori dell’acqua Il punto fondamentale è che gli Heckel provengono sì da acque estremamente tenere, ma i collettori in Brasile non stanno molto dietro questi parametri, o ancor meno sono lì a curare le condizioni dell’acqua. Gli ultimi catturati vengono trasportati in parte per settimane su imbarcazioni, e ivi vengono mantenuti. E l’acqua, dei classici contenitori di plastica in cui viaggiano i pesci, viene cambiata con acqua del tratto fluviale in cui si trovano al momento del cambio. La tremenda diversità di valori e parametri di punto in punto, fa sì che i pesci subiscano un continuo stress, ma che non abbiano certo il tempo di ambientarsi. I parametri di pH in 100km di fiume cambiano di tanto – con conseguente stress per il discus. Quando i Discus finalmente arrivano a Manaus, hanno alle spalle un lungo viaggio e hanno percorso una infinità di chilometri. A Manaus sono tenuti il tempo stretto (foto 2) e poi acquistato dagli esportatori, il più velocemente possibile spediti in tutto il mondo. E proprio con gli heckel sono registrati i più alti tassi di DOA (Dead on Arrival), perché i pesci, voglio insistentemente rimarcare, vengono venduti subito dopo il primo estenuante viaggio. Ed è questo che suscita tra negozianti e appassionati il presentimento che gli heckel sono gli animali più delicati che ci siano. Importante per un buon arrivo in Germania. Questo è stato il motivo principale per cui mi sono recato personalmente a Manaus, per spiegare tutto questo ai miei fornitori. I pesci che vengono importati da me trascorrono la condizione intermedia(tra cattura e arrivo a Manaus) con tutte le precauzioni del caso e a lungo, in modo che possano riprendersi dallo stress del trasporto e delle condizioni delle acque, guarire dalle piccole ferite e abituarsi alla cattività. E vengono anche alimentati con nuovi sistemi (mangimi). Così facendo i discus possono recuperare molto bene da tutto lo stress e sopportare l’esportazione successiva normalmente e senza problemi. Inoltre è importante che vengano spediti pesci che non abbiano la minima presenza di abrasioni o ferite, in quanto anche le più piccole abrasioni della pelle durante il trasporto, due o tre giorni, possono portare a grandi problemi, anche successivamente durante la quarantena. Nel peggiore dei casi le infezioni batteriche li distruggono, anche portandoli alla morte, durante o dopo il trasporto in quarantena. Dove vivono i Discus Heckel Descriviamo qualche areale che ospita questa specie. Quando si sente Heckel, in primo luogo si pensa ad un pesce marrone con striature argento leggere longtitudinal e, naturalmente, (accanto alla barra che attraversa l’occhio e il peduncolo caudale) il vistoso righello nero e spesso, che rende il discus Heckel peculiare con quella splendida caratteristica fisica. E’ anche assodato che eccezionalmente, quasi tutti gli Heckel hanno una forma del corpo particolarmente rotonda in confronto ad altri discus selvatici selezionati. Solo pochi acquariofili sanno quanto l’areale incide sulle caratteristiche cromatiche di questa specie. La variante più popolare è probabilmente quella proveniente dalle acque del Rio Negro e dei suoi affluenti. Dopo un buon acclimatamento in vasca gli Heckel provenienti da acque nere spesso mostrano un colore che va dal rosso-bruno al rosso di base e linee estremamente azzurro intenso. Gli esemplari alfa, rispettivamente, le cosiddette varianti blue-face hanno la testa e l’area branchiale quasi completamente ricoperta da un blue solido (foto 3). Discus della zona Nhamundá sono anche molto popolari e, probabilmente, al momento le varianti più richieste, poiché sono caratterizzati da una base cromatica blu quasi metallico su tutta la testa. Questa colorazione blu non raramente si estende per tutto il corpo. Gli animali con la componente blue vengono offerti agli appassionati con la denominazione di “Blue Face Nhamundá” (foto 4), e segue di conseguenza il “Blue Moon” o “Half Moon Nhamundá”. Gli animali caratterizzati da un light-blue metallico quasi argento sono anch’essi abbastanza noti; questi sono offerti come “Cobalt-Special”, tuttavia, questi esemplari sono rarità assolute che non sono frequentemente offerti. Gli Heckel della regione Abacaxis sonofamiliari solo agli “addetti ai lavori”, anche se ci sono bellissime varianti cromatiche nell’areale Abacaxis, Heckel il cui colore di base va dall’arancione al giallo e la cui colorazione blu sembra ancora più azzurra del turchese-argenteo. Oltre a questi ci sono anche i cosiddetti “Heckels Mari-Mari”, così come Heckel dalle aree di acque nere, del Rio Trombetas e Rio Uatuma, e aggiungo le regioni dello Jatapu. Su molti tratti, dove le acque si mischiano, non è raro trovare degli ibridi naturali anche molto ricercati, incroci tra Heckel discus e discus blu (S. haraldi). In special modo sono numerosi gli ibridi provenienti dal bacino fluviale dello Nhamundá, Jatapu e Uatuma quasi regolari come occorrenza, bellezze naturali pronte a raggiungere il mercato. Gli appassionati li chiamano a buon ragione Heckel-cross e le varianti sono innumerevoli. In accordo con quanto scrive di Heiko Bleher gli Heckel-cross sono accoppiamenti esclusivamente tra discus blu o marrone e Heckel, ma non con discus Green. Tutti i discus Heckel si trovano in condizioni di acque tenere e acide, (foto 5), il cui pH è circa 4-6; il valore di conduttanza è sempre molto basso. Ho rilevato personalmente valori da 5 a 40 µS / cm. Il compromesso di valori ottimali per il loro allevamento in vasca, per avere sempre un pH che non oscilli troppo, e una certa stabilità di valori, in base alla mia esperienza è: conduttività inferiore a 250 µS/cm, pH 6-7, una temperatura che non vada mai sotto i 26 °C, meglio se compresa tra 28 e 32 °C, e un consiglio personale non insistere o preoccuparsi troppo ricercando espedienti per abbassare ulteriormente il pH. Un problema è certamente il regolare cambio dell’acqua, che è essenziale per il successo nella cura dei discus. Quindi, quando non siete fortunati da poter utilizzare l’acqua di rubinetto direttamente, perché è troppo pericolosa per i pesci, il procedimento sarà più macchinoso. Si possono raggiungere i livelli di massima cura disponendo di un serbatoio di stoccaggio di buone dimensioni, dove preparerete sempre prima l’acqua che andremo a utilizzare per i cambi, facendo sempre attenzione a non stravolgere l’assetto chimico-fisico che si è ricreato in vasca. Nell’ipotesi nefasta che questo avviene, i pesci si scuriscono, rifiutano il cibo, si ammalano. Poiché la mia acqua non aveva i valori ideali per l’allevamento degli heckel, inizialmente i valori in cui allevavo la specie erano di 250-350 µS/cm, e pH da 7 a 7,5. Ma ho imparato che non erano, a quanto pare, per niente critici per la loro salute. Ho imparato alla luce di tale esperienza che è inutile infierire sulla stabilità dei valori, ricercando sempre un pH acido e una conduttività bassa, ma che è meglio assicurare un range di valori stabili, anche se non vicini a quelli naturali, al fine di evitare un continuo stress a danno della fisiologia degli animali. E che è il continuo variare di tali valori il vero problema…anche se una conduttività più bassa delle soglie indicate sopra è chiaro che fa stare meglio gli animali, se però il regime viene mantenuto a lungo termine. Già durante la quarantena i pesci vengono spostati lentamente nel mio impianto passando da un’acqua tenera ad acqua più dura. Dopo circa quattro settimane di quarantena tutti i discus selvatici, inclusi gli Heckel, nuotano in acqua di rete oppurtunamente stabulata. Le mie supposizioni sono state confermate anche dal fatto che più volte hanno deposto con successo in queste condizioni, e gli Heckels hanno portato avanti le covate, dalla deposizoone alle cure più amorose! E’ inoltre noto che piccoli discus in acque ricche di sali minerali non crescono solo meglio, ma anche più velocemente. Non sono ancora riuscito ad ottenere una riproduzione di Heckel in purezza, mentre un mio cliente/amico ha ottenuto svariate covate, ma sempre in comunità, dove i piccoli sono diventati preda ambita di altri inquilini della vasca. Mi ha assicurato che ha in serbo un cubo in cui spostare la coppia per portare a conclusione questa esperienza, magari la descriverò nella prossima . Per concludere: Mi auguro che con queste righe possa aver eluso la paura e la diffidenza verso il discus Heckel degli appassionati interessati al “mito” selvaggio dell’Heckel. Sarei lieto di sapere che, dopo questa modesta lettura, si possa pensare di iniziare un allevamento di heckel lasciando i pregiudizi altrove. Tutte le immagini sono registrazioni digitali dell’autore, che ci ha concesso l’utilizzo dell’articolo comparso su Diskus Brief: Der Heckel-Diskus, heikel oder nicht? - Diskus Brief – 27 Jahrgang -1/2012 Matthias Bayer
Discus: l’ABC
Primi passi con i discus: le linee guida di Luigi Del Favero Filosofia dell'Acquario secondo MondoDiscus di Luigi del Favero Il prezzo giusto per un Discus di Luigi Del Favero L'Acquario per i Discus di Livia Giovannoli Classificazione della specie a cura di MondoDiscus Come dare le pasticche ai Discus di Rosario Curcio Maschio o Femmina? La differenza si vede di Rosario Curcio Il Ciclo dell'Azoto di Maurizio Lodola Il Sesso dei Discus di Rosario Curcio L'Acquario fai da te:come costruirsi da soli un acquario di Rosario Curcio Come riconoscere un Discus in salute di Rosario Curcio Come ambientare i Discus di Rosario Curcio L'Acquariofilia: la passione per l'Acquario a cura di MondoDiscus La dimensione dell'occhio e il sistema di giudizio nelle competizioni di Paul Butler e Luigi del Favero Fotografare un acquario di Rosario Curcio ARTICOLI DISCUS










