Un mini reef da salotto
Un mini reef da salotto
di Salvatore Franchina
Mi sono sempre chiesto cosa è rimasto all’uomo da deturpare, ibridare, turbare geneticamente…e mi rispondo: niente, manca il tempo, ma arriverà a distruggere tutto quello che “ab horigine” era nato con un preciso intento, per una precisa intenzione nella catena naturale della permanenza su Madre Terra. Ma c’è un posto, dove è tutto luccicante come il cristallo e tagliente come il vetro, dove tutti e più colori dell’arcobaleno convivono senza stonare e dove il colore spesso è l’avvertimento che si rischia l’avvelenamento, dove il regno animale e vegetale coesistono per una simbiosi opportunistica che con l’evoluzione si è fatta macchina perfetta conciliante, dove il mix, la biodiversità, la luce abbagliante, le correnti più forti, le acque più pure sono le caratteristiche fondamentali che permettono la vita macro e microscopica, e questo è il meraviglioso mondo delle barriere coralline. Nella mia esperienza d’acquariofilo è stata questa apparente contraddizione con il mondo delle acque dolci, tenere, acide a tirare il primo sasso e rendere viva la superficie immobile dello stagno della conoscenza, ed è per questo che non ci ho messo molto a farmi convincere e tirare su un reef. La prima esperienza risale a qualche anno fa, ma non è andata benissimo perché oltre agli espedienti tecnici trovavo gli acquariofili marini tremendamente legati all’equipaggiamento, ma non alla biologia delle specie, mentre io magari mi meravigliavo come un bambino quando studiavo gli stratagemmi biologici che gli invertebrati devono riuscire a escogitare per convivere in spazi ristretti (praticamente attaccati) con specie diversissime, sotto correnti bestiali, contendendosi un posto al sole e non da vegetali. Tutto questo dico che è fantastico. Il marino è tanto bello quanto caustico è il rapporto di convivenza intraspecifico, fatto di tentacoli urticanti lunghi e sottili, segnali chimici rilasciati nell’acqua per inibire l’allungamento del “vicino” in spazi non previsti, predatori di microrganismi, filtratori, grazie ad una catena alimentare a dir poco perfetta.
Una Acropora sp., invertebrato molto esigente, non adatto ai principianti. 
Una prateria “salata” di Briareum, gorgoniaceo che cresca “a tappeto”, affascinante e di facile gestione
I calici di una Caulastrea, qui molto ingrandita, che al crepuscolo inizia la caccia e l’offensiva, estroflettendo i piccoli tentacoli che durante il giorno sono ritratti.

Una serie di Caliendrum sp (a sinistra), Acropora (centro e destra) e una S. hystrix, animali che vogliono molta luce e corrente forte.
I tentacoli fortemente ingranditi di una Euphyllia sp. un bellissimo corallo LPS (Large Polyp stony), che sposta la leggiadria di una anemone e la fermezza di una sclerattina
Trachyphyllia. Notare le zooxantelle che a tratti lasciano quasi nudo l’invertebrato, colpa di uno spostamento repentino da una posizione luminosa a N kelvin, ad un’altra posizione con °K diversa, che comporta un riadattamento del manto alla nuova luce. Spesso muore.
L’immancabile coppia di pagliaccetti sornioni dentro una anemone. I “pagliaccetti” (Amphyprion ocellaris) non convivono con l’anemone senza prima urticarsi, per sviluppare l’immunità contro il veleno dell’invertebrato, che offrirà loro l’alloggio a vita in cambio di protezione.

E questa serie di foto è dedicata alla Dendronephthya, corallo di fuoco, corallo albero di natale, animale esigentissimo che con orgoglio ho tenuto per un anno, esperienza positiva purtroppo irripetibile. Le dendro, non andrebbero scelte come animali ” da vasca”, per la loro delicatezza, una fibra di scaglie di vetro che vive NON sotto la luce, che vorrebbe vivere dove la corrente la tiene in piedi (la Dendro se sta male espelle l’acqua e rimane schiacciata fino a morire), una corrente direzionata che trasporta Phytoplancton e zooplancton fino ai polipi. La corrente non sempre è quella giusta, e muore. Il nutrimento della Dendro è difficilissimo, per cui, se non avete voglia di partecipare all’estinzione di questo bellissimo e nobile animale, non compratelo mai.
Con queste ultime bellissime immagini, che sono (credetemi) non l’eccellenza ma la vita ordinaria di una vasca in salotto (tenuta bene) vi auguro davvero di affrontare l’esperienza con un marino, ma non pensate a quello che può piacere a voi. Partite sempre dalle esigenze degli animali che vorreste, e fatevi bene i conti. Il marino non è economico, e se non siamo motivati è meglio lasciar perdere la velleità di tenerne uno ma non abbandonare mai l’argomento. Purtroppo gli animali non concedono sconti, e veder deperire coralli, invertebrati e finanze non è esattamente il più edificante degli spettacoli.
Vi invito a visitare il forum nella sezione dedicata ai reef, dove volentieri vi risponderemo.
Salvo Franchina
| Una storia di Discus Azzurri | Tutte le piante dalla A alla Z |
| Una storia di Discus Azzurri | |
| Tutte le piante dalla A alla Z |




