Alimentazione delle specie ittiche. I lipidi

28 Febbraio 2008

Alimentazione delle specie ittiche

A cura di Marco Mancini

 

Fabbisogni lipidici
I lipidi introdotti con la dieta sono utilizzati dai pesci per svolgere diverse funzioni, sia metaboliche che fisiologiche. 

Sono anch’essi, come le proteine, ben utilizzati come fonti energetiche, ma sono anche importantissime fonti di acidi grassi essenziali (EFA, essential fatty acids), indispensabili per la crescita e lo sviluppo degli animali. Inoltre facilitano l’assorbimento dei nutrienti liposolubili (vitamine liposolubili e steroli) e sono precursori della sintesi di vari composti cellulari.

Sostanzialmente la capacità di utilizzo dei lipidi come fonte energetica risulta essere buona in tutte le specie ittiche, anche se esistono delle differenze. Sembra infatti che siano principalmente le specie d’acqua fredda e marina a sfruttare meglio i lipidi.  Ciò è probabilmente spiegabile come conseguenza della quasi totale incapacità di tali pesci di sfruttare i carboidrati come fonti energetiche. Mentre sembra che, per i pesci d’acqua calda, non siano poi così indispensabili, proprio grazie alla maggior capacità di impiego dei glucidi. Va però ricordato che l’ordine delle vie metaboliche energetiche preferenziali resta comunque sempre:


•    Proteina
•    Lipidi
•    Glucidi
 

Bisogna stare molto attenti nell’uso dei lipidi, infatti un’eccessiva concentrazione lipidica in un mangime facilita lo sbilanciamento del rapporto D.E./P.G., cosa che è facilmente causa di un eccessivo accumulo di grasso periviscerale e tissutale.

Come visto in precedenza per la proteina, anche per i lipidi non è sufficiente conoscere la quota necessaria al corretto sviluppo del pesce, ma è indispensabile anche conoscere quale è la composizione della matrice lipidica, al fine di sapere quanti dei lipidi introdotti sono effettivamente digeriti ed utilizzati dal pesce. La digeribilità della frazione lipidica dipende infatti dal grado di saturazione degli acidi grassi che la compongono. Più è elevato il grado di saturazione, minore è la digeribilità totale della frazione lipidica. Inoltre è da tener presente che anche la temperatura dell’acqua ha una certa influenza sulla digeribilità dei lipidi.


Effetto della temperatura dell’acqua sulla digeribilità (%) dell’olio di soia
e di alcuni acidi grassi tabella mangimi discus

Effetto del punto di fusione dei grassi della dieta sulla digeribilità (%)
tabella mangimi discus


Gli acidi grassi

Gli acidi grassi svolgono in tutti gli esseri viventi un ruolo di primaria importanza.


Alcuni di essi sono considerati nutrienti essenziali per i pesci che devono quindi assumerli unicamente tramite l’alimentazione, in quanto il loro organismo non è in grado di sintetizzarli.

Infatti, per quanto i pesci siano in grado di allungare e desaturare le catene di acidi grassi (grazie all’azione di due enzimi: elongasi e desaturasi) per ottenere la biosintesi di acidi grassi endogeni, essi non sono comunque in grado di sintetizzare acido linoleico (C18:2 n-6) ed acido linolenico (C18:3 n-3) a partire dall’acido oleico (C18:1 n-9), essendo quindi costretti ad introdurli unicamente tramite l’alimentazione. Di conseguenza tutti i PUFA n-6 ed n-3 presenti nei pesci derivano da acidi grassi n-6 ed n-3 introdotti con l’alimentazione e successivamente bioingegnerizzati per l’ottenimento degli acidi grassi polinsaturi a lunga catena..

Si può quindi affermare che l’acido linoleico e l’acido linolenico siano due acidi grassi essenziali per i pesci, avendo la funzione di precursori della sintesi di acido ecosapentaenoico (C20:5 n-3), acido docosaesaenoico (C22:6 n-3) ed acido arachidonico (C20:4 n-6).

L’esatto fabbisogno in acidi grassi dipende dalla capacità del pesce di convertire tali molecole in altre a catena più lunga e più altamente insatura ed alle interazioni esistenti tra i diversi acidi grassi. Infatti può succedere che alte concentrazioni di un acido grasso possano interferire sui processi biochimici che portano all’allungamento ed alla desaturazione della catena di un altro, dato che gli acidi grassi n-3 ed n-6 competono per gli stessi enzimi. Quindi, un eccesso di acidi grassi n-6 nella dieta potrebbe limitare il metabolismo degli acidi n-3, sebbene sia più facile il verificarsi l’ipotesi contraria, dato che gli acidi grassi appartenenti alla famiglia n-3 tendono ad inibire facilmente il metabolismo degli n-6.

L’enzima più importante che interviene in queste reazioni è la Δ6-desaturasi. Tale enzima è in grado di desaturare gli acidi grassi C:18, avendo un’affinità maggiore con quelli aventi un alto numero di doppi legami. In questo modo, i primi acidi grassi ad essere desaturati sono rispettivamente C18:3 n-3, C18:2 n-6 ed in ultimo C18:1 n-9. Ne consegue quindi che, se si ha una corretta assunzione dei primi due, solo una piccola quantità di acido oleico verrà desaturata, ma in assenza di un adeguato apporto di tali acidi grassi, l’andamento delle reazioni sarà tendente alla produzione della sola serie n-9. In tal caso si avrà l’aumento della concentrazione di C20:3 n-9 che sarà incorporata nei lipidi polari al posto di C20:2 n-6, C20:5 n-3 o C22:6 n-3.
Tali acidi grassi svolgono all’interno dell’organismo una serie di importanti funzioni. Sono componenti dei fosfolipidi di tutte le membrane cellulari e sono i precursori degli eicosanoidi, molecole che soddisfano un’ampia varietà di funzioni metaboliche.
È quindi facile capire che la presenza di questi acidi grassi all’interno delle membrane cellulari è fondamentale (doppio strato fosfolipidico), ciò si giustifica con la necessità delle membrane di mantenersi fluide per poter svolgere le proprie funzioni. Infatti, essendo i pesci animali eterotermi, i cambiamenti della temperatura dell’acqua rischierebbero di influenzare negativamente la funzionalità di tali biomembrane.
La fluidità della membrana cellulare dei pesci dipende quindi dalle concentrazioni di acidi grassi saturi ed insaturi del doppio strato fosfolipidico e dalla temperatura dell’acqua. E’ per questo che la presenza di acidi grassi altamente insaturi (C20:5 n-3 e C22:6 n-3) è fondamentale per mantenere la fluidità delle membrane anche a basse temperature.

In conclusione, è importante che nella dieta siano presenti sufficienti concentrazioni di acido linoleico ed acido linolenico, in tal modo sarà quindi possibile per il pesce produrre buone quantità di acidi grassi altamente insaturi (n-3 ed n-6), limitando la produzione di acidi grassi appartenenti alla famiglia n-9 (limitatamente insaturi) e mantenere l’ottimale elasticità delle membrane cellulari.


Fabbisogni in acidi grassi essenziali

Si è visto che i fabbisogni di acidi grassi essenziali variano a seconda delle varie specie. Tali differenze sono sostanzialmente legate ai diversi ambienti in cui vivono i pesci (acqua dolce od acqua salata), al comportamento alimentare (erbivori, onnivori o carnivori) ed al tipo di alimenti assunti.

Per quanto riguarda i pesci d’acqua calda, tra cui i nostri amati discus, i principali fabbisogni sono legati al metabolismo energetico ed alla disponibilità di acidi grassi per le varie vie metaboliche, solo in secondo piano è posta la biosintesi del doppio strato fosfolipidico (membrana cellulare). Tale affermazione è però da considerarsi valida se messa in relazione alle specie d’acqua fredda che, per ovvi motivi di temperatura, necessitano di membrane cellulari estremamente fluide anche nei periodi invernali. Ne consegue che l’importanza degli acidi grassi PUFA n-3 ed n-6 è comunque elevata per la corretta sintesi delle membrane cellulari dei nostri pesci.


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Alimentazione delle specie ittiche. L’energia Eublepharis Macularius GECO LEOPARDINO
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