Alimentazione delle specie ittiche. L’energia

25 Febbraio 2008

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Alimentazione delle specie ittiche

A cura di Marco Mancini

 


Energia

L’energia di per se non è un nutriente, ma è presente nei legami chimici che tengono unite le molecole dei nutrienti. Esistono diversi tipi di legami ed ognuno con un diverso livello energetico. Da ciò ne consegue che il valore energetico di un alimento varia in funzione dei nutrienti che lo costituiscono.
Proteine, lipidi e carboidrati hanno quindi diversi valori energetici, proprio in funzione della loro differente natura chimica.
Per valore energetico di un nutriente si intende il quantitativo di calore perso dallo stesso durante la combustione, calcolato in Kcal. Per quanto riguarda proteine, lipidi e carboidrati, si hanno rispettivamente 5.64 Kcal/g, 9.44 Kcal/g e 4.11 Kcal/g. E’ però importante ricordare che i valori appena indicati si riferiscono unicamente all’energia totale fornita dai singoli nutrienti, senza però far alcun riferimento all’effettiva disponibilità di energia derivante dai processi digestivi. A fronte di ciò è importante considerare che l’energia disponibile, oltre che essere differente a seconda dei diversi nutrienti, varia in funzione delle interazioni che possono venire a crearsi tra i vari nutrienti ed anche in funzione della capacità di utilizzazione degli stessi da parte delle diverse specie.

 

A seguito di ricerca e sperimentazione è stato accertato

che sono quasi unicamente proteine e lipidi a fornire la quota energetica.

L’apporto energetico derivante dai carboidrati è infatti praticamente nullo, data la minima capacità dei pesci di digerire tali nutrienti (fatta eccezione per alcune specie prettamente erbivore che, sebbene in minima parte, sono in grado di sfruttare i carboidrati come fonte energetica). Ne deriva che la presenza dei carboidrati nella maggior parte delle diete è principalmente legata alla loro capacità legante della miscela al momento in cui avviene l’estrusione, con lo scopo così di ottenere un pellet poroso e compatto. Va comunque precisato che tali nozioni sono state estrapolate da sperimentazioni e ricerche effettuate per l’acquacoltura e specificatamente per i salmonidi, quindi per specie prettamente carnivore, ma ciò non toglie che siano valide per la totalità delle specie ittiche e, nel cosa specifico del discus, che siano da considerarsi più che valide nonostante la leggermente maggiore capacità dei pesci tropicali di utilizzare i carboidrati a scopo metabolico, preferendo in ogni caso il metabolismo proteico come primaria fonte energetica.
Per energia grezza si intende l’energia totale rilasciata sotto forma di calore da un alimento completamente ossidato. Tale energia è denominata Energia Ingerita (I.E., Intake Energy) e rappresenta l’energia totale potenzialmente disponibile per il pesce. Da notare che l’I.E. è differente dall’energia che sarà realmente sfruttata dal pesce, infatti parte di essa verrà persa o sarà comunque indisponibile per l’animale. E’ quindi facile capire che solo una minima parte dell’energia totale di un alimento sarà realmente utilizzata dal pesce per il mantenimento e l’accrescimento. Questa frazione dell’I.E. è detta Energia Netta. (N.E., Net Energy).
La percentuale di energia persa è variabile in funzione delle caratteristiche del mangime, dalla quantità che ne viene somministrata e dallo stato fisiologico e sanitario degli animali.
Per quanto riguarda i pesci, l’energia realmente utilizzabile viene espressa come Energia Digeribile (D.E., Digestible Energy), ossia l’energia grezza ingerita (I.E.) a cui viene sottratta la percentuale di energia persa con le feci.

Nota di interesse è la seguente: negli animali terricoli la maggior parte di questa quota energetica è utilizzata per l’eliminazione dei cataboliti proteici (sintesi di urea ed acido urico), ma nei pesci tale quota risulta essere molto più bassa rispetto ai suddetti ed ai volatili grazie alla capacità di eliminare i cataboliti proteici sotto forma di ammoniaca direttamente nell’ambiente acquatico dalle branchie, senza la necessità di rielaborarli per renderli non tossici. Grazie a questa bassa perdita energetica, legata al catabolismo dell’azotato, i pesci hanno a disposizione una quota maggiore di energia netta. Questa energia sarà in parte usata dal pesce per il mantenimento, mentre la quota restante rappresenta l’energia trattenuta nel corpo del pesce. È importante sottolineare però che l’energia di mantenimento indica il quantitativo di energia dissipata come calore per supportare le funzioni corporee necessarie alla vita del pesce (metabolismo basale) e per la termoregolazione. Però, essendo i pesci animali eterotermi, ossia che regolano la loro temperatura corporea ed il loro metabolismo in funzione della temperatura dell’acqua in cui vivono, ne consegue che non dovendo  spendere energia per mantenere costante la temperatura corporea ed avendo minori spese energetiche per mantenere la postura in acqua rispetto agli animali che vivono sulla terraferma, anche il loro fabbisogno in energia di mantenimento sarà molto più basso rispetto agli animali terrestri omeotermi. La bassa energia spesa per il mantenimento sta quindi ad indicare che la maggior parte dell’energia netta dei pesci non è dissipata come calore, ma viene trattenuta dall’animale sotto forma di nuovi tessuti o di energia di riserva.
E’ però bene usare con cautela tale approccio al calcolo dei fabbisogni energetici nei pesci, in quanto esistono diversi fattori che possono condizionare i dati. Tra essi ricordiamo la composizione stessa della dieta, la quantità di cibo somministrato e la composizione del tessuto corporeo aggiunto.
In generale si può concludere che i pesci hanno un ridotto fabbisogno energetico rispetto agli altri animali di interesse zootecnico e quindi possono utilizzare una buona parte dell’energia introdotta per l’accrescimento corporeo.

In conclusione
risulta molto importante, in una dieta per pesci, avere un corretto rapporto energia/proteina. Infatti le proteine alimentari sono usate dai pesci sia come fonte energetica sia per la sintesi di proteine endogene. E’ stato calcolato che il rapporto ottimale tra Proteina Digeribile (D.P., Digestible Protein) e D.E. per ottenere una crescita corretta sia di 92-105 mg di D.P. per Kcal di energia. Tale valore si presenta essere molto alto, se confrontato con i rapporti di suini e bovini (40-60 mg/Kcal) (NRC, 1993). Ciò è però giustificato dal fatto che i pesci necessitano di un minor apporto energetico e che sono effettivamente grandi utilizzatori di proteina come fonte energetica. E non perché essi necessitino realmente di un maggiore apporto proteico.

 


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Darek Falkowski: Photogallery 2 Alimentazione delle specie ittiche. Le proteine
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Alimentazione delle specie ittiche. Le proteine

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