Variante di Heckel 2

La storia di una variante cromatica del Discus di Heckel.
di Heiko Bleher
—— SECONDA PARTE ——
Il nome Nhamundá è di origine indios e dietro ad esso c’è l’interessante storia della scoperta del Rio delle Amazzoni ad opera dall’esploratore portoghese Francisco de Orellana. Orellana fu il primo europeo che, partendo dal costa del Pacifico, percorse negli anni 1541-42 l’intero corso del possente fiume, lungo il Rio Napo e poi entro gli odierni Marañon e Solimões, fino alle foci del Rio delle Amazzoni sull’Atlantico. Durante il suo lungo viaggio durato quasi due anni, Orellana e i suoi 57 uomini fecero molte soste lungo il fiume presso i villaggi indios. Un giorno ormeggiarono alla confluenza di un fiume dove viveva una tribù chiamata Nhamundá. In cerca di cibo come sempre essi tentarono di prendere con la forza quello dei nativi ma le donne del villaggio ingaggiarono una valorosa difesa, utilizzando arco e frecce per fermare gli invasori. Per l’assenza degli uomini, spesso costretti a lunghe assenze alla ricerca di cibo, il frate Gaspar de Carvajal interpretò il nome della tribù come composto da due parole. “Nha” (uomini) e “mundá” (andare a prendere), da cui dedusse il nome di “cacciatori di uomini”, e scrisse che, poiché aveva visto solo donne, che questo popolo doveva essere simile alle leggendarie “Amazzoni” dell’antica Grecia. B.t.w.: Il Rio delle Amazzoni era prima noto come Rio del Mar Dolce (per via della sua ampiezza), poi come Rio Francisco de Orellana (dal suo scopritore) e poi, a partire dal 1555 con il nome odierno, ma nessuno sa perchè ad un certo punto si cominciò a chiamarlo così…
I primi indios Wai-Wai che incontrammo. L’uomo, con lamoglie e i 3 figli ha scelto
questo luogo per stabilirsi, dopo essere stati scacciati dai luoghi d’origine della Guyana…
In una precedente spedizione sul fiume Nhamundá era andato alla ricerca del lago omonimo (chiamato anche Lago di Faro) e lì avevo scoperto – per la prima volta nella storia dei discus, in quell’isolato e sperduto ecosistema – la presenza di tre o forse quattro varianti cromatiche di Symphysodon haraldi. Ma se qui sono presenti tutte queste varianti perché non si trova anche Symphysodon discus? E’ forse confinato alle acque più acide del Rio Nhamundá? Prima di intraprendere questo viaggio avevo misurato i valori di pH. Il lago aveva valori sopra il 5.9 – fino a 6.7 – e la conducibilità era tra 89 e 129 µS/cm. Alla confluenza del fiume il pH scendeva a 4.5 e anche a 3.9, mentre la conducibilità era tra 12 e 21 µS/cm. Anche la temperatura era diversa tra il lago e il fiume: le acque nere del Nhamundá erano tra 21.5 e 26.5°C, mentre quelle chiare del lago tra 23.5 e 29.5°C.
Essi preparano la manioca con molta cura per ricavarne tapioca (farinha)
Lentamente la fitta nebbia si stava alzando e s’intravedeva il primo raggio di sole. Mi sembrava come se il Nhamundá stesse evaporando – ma era esattamente ciò che stava succedendo. Di notte la temperatura cade bruscamente da 37°C a 18-19°C, una situazione comune a tutte le foreste pluviali tropicali. A causa di questi quasi 20°C di variazione, verso le 3-4 del mattino, l’umidità comincia a scendere – sotto forma di una nebbia carica d’acqua. Stando distesi su un’amaca ci si trova completamente bagnati e si comincia s sentir freddo…(ciò che raccomando sempre a chi intraprende viaggi nella giungla è di portarsi sempre degli “abiti caldi” – una cosa a cui si fa fatica a credere…). Fortunatamente la temperatura del fiume non scende così tanto, ma solo di 3 o al massimo 5°C, e per questo il mattino presto è per me un buon momento per fare il bagno, poiché l’acqua è più calda dell’aria…
In questo posto catturammo molti Tucunaré (una varietà di Cichla temesis);
il maschio ha una grande gibbosità sulla fronte.
João era a poppa con la mano ferma sulla barra del motore da 25 hp. Il suo volto coriaceo manteneva lo sguardo fisso nella nebbia come se ci guardasse attraverso da sempre. Raggiungere la prima tappa del nostro viaggio non fu facile. Il villaggio Nhamundá è in realtà su un’isola del lago omonimo che si trova a nord del tratto centrale del Rio delle Amazzoni (parte brasiliana), a metà strada tra Manaus, capitale dello stato dell’Amazzonia e Belén, capitale dello stato di Pará. Quest’enorme isola lacustre ha un diametro di circa 60 km ed è bagnata a nord da acque che arrivano da diversi fiumi, incluso il Nhamundá, mentre quest’ultimo rimane l’unico effluente del lago. La parte bassa del bacino è tipicamente di acque chiare. Occorrono diversi giorni di viaggio su una lancha per giungere Nhamundá da Manaus. Nella stagione delle piogge ci vogliono due giorni e mezzo, mentre in quella secca quattro o cinque. Dopo Nhamundá non ci sono vie per proseguire, a meno che uno non conosca un raccoglitore di discus, nel mio caso Manuel Torres e la sua bellissima moglie Imelda. Ci fu di grande aiuto per risalire il corso del fiume…
Una volta arrivati a destinazione, alcuni contenitori in legno per mantenere i discus raccolti erano già stati preparati. Manuel, che ha alle spalle 25 anni di attività di raccoglitore di discus in Amazzonia, aveva portato i contenitori giusti. Erano stati scelti per garantire un periodo di ambientamento ai pesci appena raccolti prima di spedirli. I contenitori avevano piccoli fori per permettere all’acqua di fluire liberamente – ma tali da non far uscire anche i discus! I discus hanno un corpo molto compresso e possono passare anche in strettissimi pertugi e sono abituati a farlo spesso nel loro habitat naturale. Di giorno passano il tempo seminascosti tra i tronchi sommersi e le piante acquatiche e devono essere in grado di mettersi rapidamente al riparo da attacchi di piranha e altri predatori, come i grandi pesci gatto o i Tucunarés (Cichla ocellaris). Nelle pessime “viveiros“, il nome con cui i caboclos chiamano i loro vivai galleggianti, i discus sopravvivono solo pochi giorni, se non si permette un buon ricircolo d’acqua, mantenendola ben ossigenata. Con Manuel, però, stavamo facendo un buon lavoro e una volta terminato ritornammo a Nhamundá, dove Imelda, dopo averci aiutato a catturare alcuni discus, ci aveva cucinato alcuni dei pesci pescati, soprattutto Tucunaré or Piaba (Cichla temensis or Laemolyta striata). Alla confluenza con il Nhamundá pescammo molti esemplari davvero strani, probabilmente ibridi di Symphysodon discus e S. haraldi. I pesci assomigliavano per metà al discus di Heckel e per metà erano blu. Veramente strani.
Anche un fantastico ciclide luccio è incappato nelle nostre reti (nessun discus ancora).
Finalmente, una notte nella parte mediana del corso del Nhamundá
la fortuna ha girato dalla mia parte. In questa fitta vegetazione acquatica dopo la sponda
scenderipida non c’è spazio per starci) mi sono addentrato e ne sono uscito
con il mio primo Symphysodon discus – un discus Heckel.
La vita di Manuel è ormai legata al Nhamundá e da quando ho trovato i discus nel lago egli organizza, durante il picco stagionale, invii di esemplari a scadenza settimanale per l’Acquario Turkys. Asher Benzaken, discepolo del grande Hans-Willy Schwartz, pioniere nel commercio di pesci tropicali a Manaus e ora nuovo proprietario dell’ex Aquario Rio Negro, istituito nel 1959, compra tutto quello che può essere spedito. I guadagni di Manuel sono limitati a questi tre mesi, poiché negli altri nove l’acqua è troppo alta per poter raccogliere i discus. Ciò vale anche per tutti gli altri raccoglitori di pesci dell’Amazzonia, dove il livello delle acque può salire di oltre 21 m sopra il minimo…E’ una vita dura.
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| Singapore Breeders: Peter Choo | Variante di Heckel 3 |
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