Variante di Heckel 2

2 Maggio 2007
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La storia di una variante cromatica del Discus di Heckel.

di Heiko Bleher

—— SECONDA PARTE ——

  

Il nome Nhamundá è di origine indios e dietro ad esso c’è l’interessante storia della scoperta del Rio delle Amazzoni ad opera dall’esploratore portoghese Francisco de Orellana. Orellana fu il primo europeo che, partendo dal costa del Pacifico, percorse negli anni 1541-42 l’intero corso del possente fiume, lungo il Rio Napo e poi entro gli odierni Marañon e Solimões, fino alle foci del Rio delle Amazzoni sull’Atlantico. Durante il suo lungo viaggio durato quasi due anni, Orellana e i suoi 57 uomini fecero molte soste lungo il fiume presso i villaggi indios. Un giorno ormeggiarono alla confluenza di un fiume dove viveva una tribù chiamata Nhamundá. In cerca di cibo come sempre essi tentarono di prendere con la forza quello dei nativi ma le donne del villaggio ingaggiarono una valorosa difesa, utilizzando arco e frecce per fermare gli invasori. Per l’assenza degli uomini, spesso costretti a lunghe assenze alla ricerca di cibo, il frate Gaspar de Carvajal interpretò il nome della tribù come composto da due parole. “Nha” (uomini) e “mundá” (andare a prendere), da cui dedusse il nome di “cacciatori di uomini”, e scrisse che, poiché aveva visto solo donne, che questo popolo doveva essere simile alle leggendarie “Amazzoni” dell’antica Grecia. B.t.w.: Il Rio delle Amazzoni era prima noto come Rio del Mar Dolce (per via della sua ampiezza), poi come Rio Francisco de Orellana (dal suo scopritore) e poi, a partire dal 1555 con il nome odierno, ma nessuno sa perchè ad un certo punto si cominciò a chiamarlo così…

 

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La moglie di Manuel mentre cucina per noi prima della partenza per il Rio Nhamundá:
qui si tratta di un anastomide (Laemolyta striata). Con farinha e fagioli neri è un piatto delizioso. 

 

Oggi gli indios Nhamundá sono scomparsi, sebbene sul tratto superiore del fiume omonimo ancora vivano due altre tribù. Sul fianco sinistro vive una piccola comunità appartenente ai Mapueira, mentre a monte, sul lato destro, c’è la tribù Hyxanhay, ma il loro insediamento principale si trova più a valle lungo il corso del fiume, vicino al confine con la Guyana. In quest’area non sono mai state compiute ricerche d’ittiologia né tanto meno è stata visitata da uomini bianchi. Ciò che ho trovato lo devo ad un mio caro amico, il Prof. Heraldo Britski della USP (Universidade de São Paulo), ormai in pensione ma ancora attivo e ben noto in Brasile comeuno  tra i più famosi nomi nel campo dell’ittiologia. Nell’immensa collezione di pesci del suo istituto si trovano esemplari raccolti in tutto il Brasile, eccetto che nel Rio Nhamundá. Questa spedizione nasce quindi dalla volontà di scoprire cosa nascondono le acque di questo fiume. Del gruppo facevano parte il mio caro amico ed eccellente cameraman Axel Meves, il nostro caboclo João ed io.

 

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Tramonto sul Nhamundá presso il villaggio indios.

 

Dopo che João ebbe caricato tutto il necessario sulla voadeira, inclusi i 400 litri di combustibile, partimmo di buon ora con la nebbia ancora bassa. La moglie di João, Donna Maria, ci aveva già preparato un dolcissimo Cafezinho e alcuni mango, papaia e caju. Ora era in piedi sulla riva del fiume e ci osservava in compagnia dei suoi sette figli. “Vão com deus“ – Dio sia con voi – urlò mentre noi scomparivamo nella nebbia. La nota nebbia di Londra è nulla a confronto di questa. Non capivo come Pedro riuscisse a guidare la voadeira così bene stando al centro del fiume, mentre noi eravamo incapaci di vedere più in là di 50 cm… Faceva freddo il mattino, immersi in questa nebbia di fine novembre 1998. A stento riuscivo a trattenermi dal battere i denti e la voadeira che scorreva veloce, innaffiando i nostri visi con l’acqua del fiume, faceva il resto. Stavamo forse andando verso il nulla?

 

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I primi indios Wai-Wai che incontrammo. L’uomo, con lamoglie e i 3 figli ha scelto

questo luogo per stabilirsi, dopo essere stati scacciati dai luoghi d’origine della Guyana…

 

In una precedente spedizione sul fiume Nhamundá era andato alla ricerca del lago omonimo (chiamato anche Lago di Faro) e lì avevo scoperto – per la prima volta nella storia dei discus, in quell’isolato e sperduto ecosistema – la presenza di tre o forse quattro varianti cromatiche di Symphysodon haraldi. Ma se qui sono presenti tutte queste varianti perché non si trova anche Symphysodon discus? E’ forse confinato alle acque più acide del Rio Nhamundá? Prima di intraprendere questo viaggio avevo misurato i valori di pH. Il lago aveva valori sopra il 5.9 – fino a 6.7 – e la conducibilità era tra 89 e 129 µS/cm. Alla confluenza del fiume il pH scendeva a 4.5 e anche a 3.9, mentre la conducibilità era tra 12 e 21 µS/cm. Anche la temperatura era diversa tra il lago e il fiume: le acque nere del Nhamundá erano tra 21.5 e 26.5°C, mentre quelle chiare del lago tra 23.5 e 29.5°C.

 

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Essi preparano la manioca con molta cura per ricavarne tapioca (farinha)

 

Lentamente la fitta nebbia si stava alzando e s’intravedeva il primo raggio di sole. Mi sembrava come se il Nhamundá stesse evaporando – ma era esattamente ciò che stava succedendo. Di notte la temperatura cade bruscamente da 37°C a 18-19°C, una situazione comune a tutte le foreste pluviali tropicali. A causa di questi quasi 20°C di variazione, verso le 3-4 del mattino, l’umidità comincia a scendere – sotto forma di una nebbia carica d’acqua. Stando distesi su un’amaca ci si trova completamente bagnati e si comincia s sentir freddo…(ciò che raccomando sempre a chi intraprende viaggi nella giungla è di portarsi sempre degli “abiti caldi” – una cosa a cui si fa fatica a credere…). Fortunatamente la temperatura del fiume non scende così tanto, ma solo di 3 o al massimo 5°C, e per questo il mattino presto è per me un buon momento per fare il bagno, poiché l’acqua è più calda dell’aria…

 

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In questo posto catturammo molti Tucunaré (una varietà di Cichla temesis);

il maschio ha una grande gibbosità sulla fronte.



João era a poppa con la mano ferma sulla barra del motore da 25 hp. Il suo volto coriaceo manteneva lo sguardo fisso nella nebbia come se ci guardasse attraverso da sempre. Raggiungere la prima tappa del nostro viaggio non fu facile. Il villaggio Nhamundá è in realtà su un’isola del lago omonimo che si trova a nord del tratto centrale del Rio delle Amazzoni (parte brasiliana), a metà strada tra Manaus, capitale dello stato dell’Amazzonia e Belén, capitale dello stato di Pará. Quest’enorme isola lacustre ha un diametro di circa 60 km ed è bagnata a nord da acque che arrivano da diversi fiumi, incluso il Nhamundá, mentre quest’ultimo rimane l’unico effluente del lago. La parte bassa del bacino è tipicamente di acque chiare. Occorrono diversi giorni di viaggio su una lancha per giungere Nhamundá da Manaus. Nella stagione delle piogge ci vogliono due giorni e mezzo, mentre in quella secca quattro o cinque. Dopo Nhamundá non ci sono vie per proseguire, a meno che uno non conosca un raccoglitore di discus, nel mio caso Manuel Torres e la sua bellissima moglie Imelda. Ci fu di grande aiuto per risalire il corso del fiume…

 

Una volta arrivati a destinazione, alcuni contenitori in legno per mantenere i discus raccolti erano già stati preparati. Manuel, che ha alle spalle 25 anni di attività di raccoglitore di discus in Amazzonia, aveva portato i contenitori giusti. Erano stati scelti per garantire un periodo di ambientamento ai pesci appena raccolti prima di spedirli. I contenitori avevano piccoli fori per permettere all’acqua di fluire liberamente – ma tali da non far uscire anche i discus! I discus hanno un corpo molto compresso e possono passare anche in strettissimi pertugi e sono abituati a farlo spesso nel loro habitat naturale. Di giorno passano il tempo seminascosti tra i tronchi sommersi e le piante acquatiche e devono essere in grado di mettersi rapidamente al riparo da attacchi di piranha e altri predatori, come i grandi pesci gatto o i Tucunarés (Cichla ocellaris). Nelle pessime “viveiros“, il nome con cui i caboclos chiamano i loro vivai galleggianti, i discus sopravvivono solo pochi giorni, se non si permette un buon ricircolo d’acqua, mantenendola ben ossigenata. Con Manuel, però, stavamo facendo un buon lavoro e una volta terminato ritornammo a Nhamundá, dove Imelda, dopo averci aiutato a catturare alcuni discus, ci aveva cucinato alcuni dei pesci pescati, soprattutto Tucunaré or Piaba (Cichla temensis or Laemolyta striata). Alla confluenza con il Nhamundá pescammo molti esemplari davvero strani, probabilmente ibridi di Symphysodon discus e S. haraldi. I pesci assomigliavano per metà al discus di Heckel e per metà erano blu. Veramente strani.

 

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Anche un fantastico ciclide luccio è incappato nelle nostre reti (nessun discus ancora).

Si tratta probabilmente di una specie dai colori vivaci del gruppo Crenicichla marmorata.

 

 

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Finalmente, una notte nella parte mediana del corso del Nhamundá

la fortuna ha girato dalla mia parte. In questa fitta vegetazione acquatica dopo la sponda

scenderipida non c’è spazio per starci) mi sono addentrato e ne sono uscito

con il mio primo Symphysodon discus – un discus Heckel.

 



La vita di Manuel è ormai legata al Nhamundá e da quando ho trovato i discus nel lago egli organizza, durante il picco stagionale, invii di esemplari a scadenza settimanale per l’Acquario Turkys. Asher Benzaken, discepolo del grande Hans-Willy Schwartz, pioniere nel commercio di pesci tropicali a Manaus e ora nuovo proprietario dell’ex Aquario Rio Negro, istituito nel 1959, compra tutto quello che può essere spedito. I guadagni di Manuel sono limitati a questi tre mesi, poiché negli altri nove l’acqua è troppo alta per poter raccogliere i discus. Ciò vale anche per tutti gli altri raccoglitori di pesci dell’Amazzonia, dove il livello delle acque può salire di oltre 21 m sopra il minimo…E’ una vita dura.

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Alcuni esemplari con delle caratteristiche macchie verdi sull’opercolo.
 


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Singapore Breeders: Peter Choo Variante di Heckel 3
Singapore Breeders: Peter Choo
Variante di Heckel 3
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