Metabolismo delle piante e fonti luminose

Metabolismo delle piante e Fonti luminose
di Fabio Scarpa
Illustro adesso alcune caratteristiche fondamentali relative al regno vegetale in maniera da comprendere meglio le necessità delle piante per poterle soddisfare, infatti solo se sappiamo cosa abbiamo, e sappiamo cosa vogliamo, sappiamo cosa fare (idea personale che penso ci trovi tutti d’accordo).
Il metabolismo comporta due fasi concomitanti ed inverse:
Le piante sono organismi autotrofi (che elaborano il carbonio dalla CO2 partendo da elementi minerali) tutte le sintesi possono essere effettuate partendo dagli oligoelementi e la sola sorgente di carbonio necessaria è costituita dalla CO2 dell’atmosfera solubilizzata in acqua che gli organismi autotrofi sono in grado di ridurre.
Si possono distinguere tre categorie di materiali cellulari prodotti per mezzo di processi anabolici
Ci sono poi altri organismi autotrofi nei confronti dell’azoto come le alghe azzurre che lo assimilano sotto forma minerale, per cui bisogna limitare la presenza di azoto per non favorire la crescita e proliferazione di organismi competitori delle piante
I metabolici composti da macromolecole sono decomposti con fissazione di acqua in molecole semplici come glucosio, acidi grassi, amminoacidi tramite una reazione detta idrolisi. Le piccole molecole organiche prodotte sono scisse a loro volta da una serie di reazioni comprendenti ossido-riduzioni, scissioni, deidrogenazione in molecole sempre più semplici.
Queste reazioni di degradazione producono una notevole quantità di energia utilizzabile dalla cellula, la respirazione e le fermentazioni.
ENZIMI
La reazione chimica è la seguente:
Enzima + Substrato = Enzima/Substrato = Enzima + Prodotto di reazione
Gli enzimi sono presenti nel condrioma (apparato citoplasmatico della cellula a forma di filamenti o granuli), nei plastidi verdi (corpi incluso nel citoplasma [sostanza complessa che circonda il nucleo della cellula]), nel nucleo.
In condizioni fisiologiche normali le piante riescono ad organicare (processo che trasforma gli elementi inorganici in composti organici) una quantità di metaboliti che solo in parte vengono catabolizzati (processi metabolici nei quali vengono scisse le molecole complesse in altre più semplici con acquisizione di energia ed eliminazione dei prodotti di rifiuto) per mezzo della respirazione.
Questi funzionano come regolatori dell’accrescimento ed hanno la caratteristica di agire in quantità minime, sono cinque e di seguito sono elencate le caratteristiche principali:
L’etilene che essendo un gas è l’unico composto con attività ormonale volatile, viene prodotto soprattutto a livello dell’apice del germoglio, dalle foglie vecchie e viene prodotto anche quando la parte della pianta viene staccata dalla pianta stessa.
L’etilene che essendo un gas è l’unico composto con attività ormonale volatile, viene prodotto sopratutto a livello dell’apice del germoglio, dalle foglie vecchie e viene prodotto anche quando la parte della piante viene staccata dalla pianta stessa.
6CO2 + 6H2O + 675kcal = C6H12O6 + 6O2 (anidride carbonica + acqua + energia = glucidi + ossigeno)
Dalla reazione sopra indicata si evince che il volume di ossigeno emesso ed il volume della CO2 introdotta si mantiene uguale a 1, tale rapporto è chiamato quoziente di assimilazione:
O2/CO2=1
Per pura curiosità indico una prova per dimostrare che la sorgente di carbonio è rappresentata dalla CO2, basterebbe immettere bario ossido che precipita sotto forma di bario carbonato, e l’emissione di bollicine di ossigeno cessa completamente perché la CO2 non è più utilizzabile dalle piante per la fotosintesi.
Come tutti gli scambi gassosi, anche quelli relativi alla fotosintesi sono regolati principalmente dall’apertura e dalla chiusura degli stomi (due cellule epidermiche della parte aerea che volgono la faccia concava l’una verso l’altra lasciando una fessura attraverso la quale avviene la respirazione).
I più importanti fattori che condizionano la fotosintesi sono:
Ha una grande influenza anche la qualità della luce perché la clorofilla assorbe in diversa misura le radiazioni luminose di differente lunghezza d’onda, se si illumina una pianta con una radiazione monocromatica si constata che le radiazioni rosso-arancio sono intensamente assorbite determinando un’intensa fotosintesi, le radiazioni verdi svolgono un’attività trascurabile e le radiazioni azzurro-violette, anche se assorbite quasi nella stesa misura di quelle rosso-arancio, determinano un’attività fotosintetica molto più debole.
Si distinguono due gruppi di piante:
– piante eliofile che tendono ad organicare con intensità crescente parallelamente all’aumentare dell’intensità luminosa
– piante sciafile, nelle quali la capacità di organicare è molto più limitata, difatti una volta raggiunto un determinato valore di intensità luminosa, generalmente basso, l’intensità fotosintetica non aumenta più
– minimale, al di sotto della quale l’organicazione si ferma
– ottimale, che come dice il nome è la migliore temperatura possibile alla quale si può coltivare una singola specie di piante
– massimale, che supera di poco l’ottimale, bisogna quindi prestare attenzione a non “lessare” le nostre piante
Infatti la mancata corrispondenza, entro certi limiti, tra aumento di intensità luminosa ed aumento di intensità fotosintetica è causata proprio da un insufficiente apporto di CO2.
L’attività fotosintetica può essere incrementata aumentando il tenore di CO2 con gli appositi erogatori, infatti esperimenti di concimazione carbonica sono stati fatti nell’agricoltura.
PIGMENTI
Ad eccezione dei procarioti (alghe azzurre, rodobatteri e clorobatteri) i pigmenti assimilatori sono localizzati nei tilacoidi (sistema a forma di sacchetti piatti che hanno la funzione di raccogliere la luce ed immagazzinarla durante la fase luminosa della fotosintesi) dei cloroplasti (tessuti verdi contenenti un miscuglio di pigmenti formato da clorofilla, caroteni e xantofille) che contengono più pigmenti, nelle piante superiori (le alghe sono vegetali inferiori) si trovano sempre due tipi di clorofilla:
I valori indicati relativamente ai picchi di assorbimento sono approssimati in quanto si ottengono risultati differenti a seconda del solvente utilizzato per l’estrazione.
La clorofilla, di qualsiasi tipo sia, si presenta di colore verde-giallo, questo significa che assorbe tutte le lunghezze d’onda dello spettro visibile eccetto quelle da 490nm a 590nm.
Oltre alle clorofille nel cloroplasto si trovano anche i carotenoidi, pigmenti gialli o arancio, che partecipano a parte delle colorazione dei vegetali e assorbono soprattutto le radiazioni blu e violette e riflettono quelle arancio.
Anche l’astaxantina, che favorisce lo sviluppo della colorazione rossa e/o arancio dei pesci, fa parte dei carotenoidi.
La clorofilla è fluorescente, cioè una parte delle radiazioni luminose assorbite sono trasformate in radiazioni luminose a più grande lunghezza d’onda, 6500÷7000 A, significa che le radiazioni assorbite dalla molecola della clorofilla sono trattenute una piccolissima frazione di secondo prima di essere restituite in gran parte sotto forma di radiazioni rosse.
Lo spettro di assorbimento della clorofilla è molto simile sia per la forma “a” che per la forma “b” come potete vedere dalla figura quà sotto, mentre la somma degli spettri è nell’immagine più sotto:


Per rendere più cromaticamente comprensibile il discorso allego un’altra figura dove si può vedere la corrispondenza del colore delle varie radiazioni luminose con i picchi di assorbimento (in nero) e la variazione della fotosintesi (in verde) alle varie lunghezze d’onda

Vanno segnalate come fondamentali una banda larga nel rosso verso i 660nm, due bande più piccole nell’arancio a 610nm e nel giallo a 570nm, una banda larga nel blu-violetto fino al limite dello spettro visibile a 410-430nm.
Nel verde abbiamo un assorbimento quasi trascurabile, da ciò deriva il colore verde della clorofilla.
Naturalmente dobbiamo ricreare le condizioni adatte allo sviluppo delle piante, e nello stesso tempo dobbiamo inibire lo sviluppo delle alghe, la differente necessità di radiazioni luminose fra piante ed alghe non è marcata, ma per fortuna c’è, sta a noi cercare le fonti luminose idonee a riprodurre lo spettro indispensabile al corretto sviluppo delle piante che non faccia proliferare le alghe, dagli spettri sotto possiamo vedere le differenze fra le necessità di luce delle piante (linea tratteggiata) e delle alghe (linea a punti):

Come risulta evidente un eccesso di radiazioni blu favorisce la crescita delle alghe, mentre per la crescita ottimale delle piante è indispensabile fornire radiazioni rosse.
Lo spettro solare è:

Quantitativamente il picco delle radiazione corrisponde alla radiazione cosiddetta “visibile”.
L’atmosfera assorbe (è opaca a) certe lunghezze d’onda, indicate dalle bande scure nell’immagine sotto a destra.


In base a quanto osservato si può intuire che per la crescita ottimale delle piante, oltre all’apporto dei minerali con il fertilizzante liquido, alla corretta temperatura, all’aggiunta di CO2, sono necessarie delle fonti di illuminazione che rispettino ed apportino le radiazioni luminose necessarie, possiamo osservare di seguito alcuni istogrammi di tubi al neon di modelli T8 alcuni dei quali favoriscono una crescita ottimale delle piante:





Le case che commercializzano i tubi al neon spacciandoli come creati appositamente per l’acquariofilia non sempre dicono il vero, come si può dedurre dagli istogrammi illustrati sopra la maggior parte di questi neon “speciali” ha un modello equivalente prodotto dalle grandi case che si occupano di illuminazione, per cui una volta capito come interpretarne le caratteristiche è possibile individuare il modello desiderato e/o necessario risparmiando parecchi euri.

A seconda del tipo di luce che usiamo otteniamo una resa cromatica differente, infatti l’emissione di una data radiazione luminosa fa risaltare il colore corrispondente, ad esempio se vogliamo fare risaltare il blu ed il giallo dobbiamo usare neon che emettano luce blu e gialla.
Quindi prima di acquistare un tubo al neon dobbiamo pensare a che radiazioni luminose vogliamo per fare crescere le piante e per fare risaltare i colori dei nostri pesci.
La misura Kelvin viene usata per definire lo zero termico assoluto che è -273,15°C, (0 K= -273.15°C) che è la minima temperatura che si può raggiungere in un sistema macroscopico, a quelle temperature la materia assume proprietà particolari come la super conduttività, la super fluidità, ecc.
La temperatura del colore definita in K ha teoricamente senso quando si parla di corpi neri perché appunto un corpo nero è in grado di assorbire tutte le radiazioni luminose che riceve senza riflettere nulla, l’emissione di radiazioni luminose da parte di un corpo nero dipende dalla temperatura stessa, quindi la temperatura del colore è la temperatura alla quale un corpo nero che emette energia radiante è in grado di riprodurre un colore uguale a quello della sorgente in esame, più semplicemente una temperatura di colore di 4200K è il colore emesso da un corpo nero riscaldato a 4200K (3926,85°C).
Possiamo definire quindi:
Ra 90÷100 = resa cromatica ottima = classe 1A
Ra 80÷89 = resa cromatica molto buona = classe 1B
Ra 70÷79 = resa cromatica buona = classe 2A
Ra 60÷69 = resa cromatica discreta = classe 2B
Ra 40÷59 = resa cromatica sufficiente = classe 3
RA <40 = resa cromatica scarsa = classe 4
• i giusti nutrienti apportati con un buon fertilizzante liquido da aggiungere settimanalmente o giornalmente per mantenere la concentrazione di ferro solubile circa 0.1mg/l, e rendere disponibili gli oligoelementi indispensabili
• la sufficiente concentrazione di CO2 da aggiungere con un diffusore, che se regolata correttamente mantiene stabile il pH, a tutto beneficio sia delle piante che dei pesci
• i giusti nutrienti da fondo, da aggiungere all’atto di installazione dell’acquario, e in seguito annualmente o quando se ne rende necessario il rabbocco; a proposito di fondo è da fare presente che un fondo troppo chiaro danneggia le piante perché riflette sulla pagina inferiore delle foglie la luce, e la pagina inferiore delle foglie non è dotata di recettori luminosi, si crea quindi una condizione di disagio per le piante
• la temperatura ed i valori chimico-fisici, come durezza/conduttività – pH – nitrati – redox, dell’acqua idonei per ogni pianta
• un fotoperiodo generalmente di 10÷11 ore sufficiente ad espletare completamente la fotosintesi, tale periodo dipende dalle piante che intendiamo allevare
• i tubi al neon non devono essere cambiati tutti contemporaneamente ma a rotazione, le ore di durata dei tubi sono spesso indicate sulla confezione.
Fate attenzione che per la legge del minimo di Liebig la crescita delle piante sarà limitata e vincolata dalla disponibilità della risorsa più scarsa; per rendere compressibile la legge a tutti il signor Justus von Liebig fece l’esempio del barile:
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