Pterophyllum altum: un’avventura inaspettata

16 maggio 2013

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Pterophyllum altum: un’avventura inaspettata

di Luigi Fiordalisi

A un circa 11 mesi dalla loro immissione in vasca, eccomi qui a raccontarvi della mia esperienza con questi magnifici pesci. Li avevo ammirati solamente nelle foto e in qualche video online. Ciò nonostante, già sentivo per loro una grande attrazione. Non avevo alcuna esperienza di allevamento e il fatto di possederne non mi passava certamente per la testa. Le mie esperienze arrivavano essenzialmente da quei pochi plantacquari ai quali mi ero dedicato per anni a periodi alterni, dato che il mio lavoro non mi aveva mai concesso molto tempo. Ma poi le cose cambiano, arriva il momento in cui anche nel lavoro devi prendere delle decisioni importanti, come quella di fermarsi, di smettere di girovagare per il mondo e di pensare alla tua famiglia e anche un pochino a te stesso e ai sogni che avresti da sempre voluto realizzare. Einstein al riguardo diceva che “un uomo invecchia quando i suoi sogni diventano ricordi” …. e io non mi sentivo affatto vecchio! Avendo più tempo a disposizione avevo deciso di ricominciare. Qualche mese dopo, per caso, acquistai i miei primi discus, degli ibridi scelti senza alcuna conoscenza al riguardo che, forse per fortuna, riuscii ad accrescere degnamente e con mia grande soddisfazione. Ciò che però attirava la mia attenzione erano i discus wild che ammiravo continuamente tra le tante immagini e i video presenti in rete, quindi vorrei premettere che mai e poi mai avrei pensato di allevare degli Altum che peraltro sapevo essere impossibili da reperire e difficili da allevare. Poi per caso è arrivato MD, questa grande famiglia che mi ha permesso di crescere, ed è stata la svolta: ricordo ancora con piacere le passeggiate con Livia tra le vasche dei discus wild in concorso a NAQ2011, dove cercavamo di capire quali potessero essere i possibili vincitori.

La mia mente, però, si era ormai persa nell’acqua ambrata della vasca di quei meravigliosi Altum che il nostro Christian Pedone aveva portato in esposizione e che ripose nella vasca in cui, proprio Livia, con il pochissimo materiale avuto a disposizione aveva fantasiosamente e abilmente allestito, creando un tipico ambiente a loro ideale. Certo i discus wild erano maggiormente disponibili in commercio e a NAQ2011 qualche bell’esemplare per iniziare nel migliore dei modi c’era, ma quegli Altum mi avevano incantato, avevano qualcosa di particolare che riaccendeva in me un profondo interesse. E proprio in occasione di NAQ2011 che, parlandone con Livia, decisi di fare il grande passo. Fu lei, successivamente, che mi avvisò della disponibilità degli Altum e che dovevo affrettarmi se non volevo rimandare il tutto all’anno successivo. Così iniziai questa avventura. Mentre mi affrettavo nei lavori mi documentavo leggendo tutto ciò che al riguardo potevo trovare, confrontando le informazioni che mi venivano fornite da parte di chi aveva già avuto a che fare con questi ciclidi, al fine di realizzare un habitat del tutto simile a quello di provenienza.

Sapevo che l’habitat di questi pesci è tipicamente costituito da uno strato di foglie morte poste sopra una base di argilla o di sabbia fine (dove gli acidi umici rilasciati dalla vegetazione in decomposizione rendono l’acqua particolarmente scura), e che le acque subiscono scarse trasformazioni chimiche perché essendo prive di sedimenti rendono estremamente difficoltosa l’opera di biodegradazione delle stesse da parte di batteri o funghi. In questi luoghi le acque hanno durezza quasi non misurabile e un pH molto acido, caratteristiche chimico-fisiche “piuttosto pericolose” da ricreare in un acquario per la mancanza di tampone e per l’inibizione del processo di nitrificazione. Considerando che un habitat originale non potrà mai essere ricreato in un acquario, ho quindi lavorato sull’aspetto estetico e sull’immaginazione per potermi avvicinare quanto più possibile al loro mondo naturale.

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Un aspetto forse controverso di questo acquario è stata quindi la parte riguardante l’illuminazione, indirizzata sull’utilizzo di spot led.

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L’idea era quella di dare la sensazione di una luce solare che oltrepassa le fronde degli alberi che sovrastano la superficie dell’acqua fornendo una penombra del tutto naturale. L’acqua, poi, non era un problema; disponevo di una sorgente naturale favolosa a poca distanza da casa, di bassissima durezza e priva di nitrato. Praticamente perfetta! Ma poi iniziarono i dubbi: avevo costruito un filtro sump di cui conoscevo solo le grandi proprietà ossigenanti, per cui restava il problema del pH. Avevo letto molti articoli sulla nitrificazione a basso pH ma con il filtro sump non sapevo assolutamente come fare. Non volevo utilizzare la torba, quindi decisi di utilizzare un mio vecchio sistema, i rami di quercia, che scelsi tra i più coreografici che potevo trovare. In passato avevo già utilizzato la quercia e conoscevo perfettamente quello che sarebbe stato il suo contributo, seppur in maniera marginale per la riduzione del pH, come conoscevo altrettanto bene il futuro “iniziale” colore dell’acqua che avrei ottenuto, un nero talmente intenso da non riuscire a vedere la parte posteriore della vasca. A vantaggio di ciò, invece, mi erano altrettanto note le importanti proprietà toniche, astringenti ed anti infiammatorie rilasciate dal tannino e dalla mannite (quest’ultima dovrebbe anche aiutare la regolarità intestinale). Insomma, se da un lato mi sentivo pronto al grande passo, dall’altro cercavo di nascondere tutte le mie preoccupazioni al riguardo che svanirono in parte dopo un colloquio amichevole con Christian Pedone.

31 marzo 2012. Per realizzare il layout utilizzai sabbia finissima miscelata nelle colorazioni beige e bianca per uno spessore non superiore ai 2,5cm nei punti più alti. Alcune piccoli ciottoli di fiume di colorazione variabile dal grigio/nero al rosa/verde con dimensioni comprese tra 1,5cm e 7cm di diametro li collocai a ridosso della base del legno più grande. Successivamente tolsi tutti quelli sul lato sinistro lasciando solamente quelli sotto il primo terzo destro del ramo. Il Problema del pH lo risolsi al termine della maturazione, riducendo la durezza e portando le tubazioni di scarico sotto il livello dell’acqua nel vano di caduta, oltre ad un altro piccolo espediente per ridurre la formazione di aria all’interno dell’overflow. Questo accorgimento portò alla inaspettata riduzione del pH che scese inizialmente da 7,3 a 6,7 e, nel tempo, grazie alla nitrificazione, al valore attuale. Nel frattempo la vasca era stata popolata da una quindicina di Corydoras Sterbay e da due Sturisoma Panamensis.

26 giugno 2012: arrivarono i veri protagonisti: gli Altum. Sulla vasca avevo riposto abbondante Ceratophyllum per fornire loro una adeguata protezione dall’alto. Purtroppo è vissuto ben poco: poco alla volta lo divorarono!

27 ottobre 2012. I piccoli crescono. Notate l’acqua che nel tempo era diventata particolarmente scura. In questo periodo alimentavo i pesci anche quattro volte al giorno, in piccole dosi, con granulato, artemia congelata e pochissimo chironomus, sia congelato che liofilizzato reidratato. I pesci erano tranquillissimi e questo mi rincuorava.

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Non ho mai verificato la concentrazione di O2 perché mi sono sempre basato sulla mera osservazione dei Corydoras e anche dopo l’inserimento degli Altum non ho mai osservato in questi comportamenti tali da far presupporre una carenza di ossigeno. I Corydoras, peraltro, stimolati dalla grande presenza di acidi umici e dai cambi si sono più volte riprodotti aumentando notevolmente la loro popolazione. Molti sono stati i piccoli di Corydoras di appena 1cm che costantemente recuperavo nel vano di caduta del filtro sump.

19 gennaio 2013 – I cambi hanno oramai alleggerito il colore piuttosto scuro dell’acqua e tutto sembra molto più naturale. E’ la condizione ottimale per fare un primo leggero restyling che avviene con l’inserimento (tra i ciottoli) di piante poco esigenti quali Microsorum narrow e M.pteropus oltre al leggero rialzo del fondo nei punti in cui vengono collocati alcuni filamenti di Vallisneria spiralis.

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I pesci sembrano gradire e nuotano rincorrendosi tra gli alti steli della Vallisneria. Ma torniamo ai protagonisti di questa avventura.

10 maggio 2013: sono trascorsi poco meno di 14 mesi dall’avvio della vasca e circa 11 dall’immissione dei pesci: in questo lungo periodo ho dedicato molto tempo all’osservazione.

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Stavo compiendo i miei primi passi con dei selvatici e l’attenzione era diventata quasi maniacale…. respirazione, movimenti e/o comportamenti strani, ecc.. erano i principali aspetti che controllavo quotidianamente. Mi nascondevo per poterli osservare cercando di cogliere quanto più possibile dal loro comportamento. Ciò che mi rassicurava era il fatto che mangiassero con avidità e si presentassero sempre eccitatissimi davanti al vetro frontale ogni volta che passavo davanti la vasca o facevo solo il cenno di alimentarli. Sapevo anche che erano e sono pesci di branco e che l’unione fa la forza. 12 Altum erano il numero corretto e la vasca spaziosa, studiata appositamente per loro, era il loro habitat perfetto. C’è voluto comunque un mese perché si adattassero e potessero prendere la piena confidenza con il nuovo ambiente, anche se avevano accettato il cibo sin nella prima ora dalla loro immissione in vasca.

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Nel frattempo osservavo un lentissimo costante calo del pH, segno che il filtro stava funzionando correttamente. Anche i cambi, effettuati per diluizione, non apportavano alcuna variazione significativa di pH che rimaneva sempre stabilissimo su un valore piuttosto acido (5,5): i pesci erano tranquilli e fortemente incuriositi da questa “fontanella” che facevo cadere lentamente da pochi centimetri sopra il livello dell’acqua e che riempiva di bollicine la zona circostante.

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Nella realtà erano li, attenti, perché aspettavano che qualcosa da mangiare cadesse in vasca. Sono pesci molto intelligenti, e sono certo che sono capaci di riconoscere chi, di fatto, si prende cura di loro. Trovo la ragione di ciò nel fatto che li alimento versando il cibo in vasca con un bicchiere di plastica nel quale ho riposto il cibo scongelato: nel momento in cui vedono il bicchiere è per loro una festa, cosa che non fanno se mi trovo a passare senza nulla in mano. Devo dire che non ho mai osservato segni di disagio o di malessere, anzi con il tempo si sono completamente impossessati del loro nuovo ambiente e sono iniziate le prime lotte gerarchiche per contendersi le zone migliori che offriva la vasca. Oggi il loro ambiente è diviso a metà, da un lato il dominante e dall’altra gli altri 11. Quando si mangia, però, sempre sono pronti a riunirsi in un unico branco. Una particolarità del loro comportamento viene appunto dalla fase di alimentazione. Ho osservato più volte che mentre si alimentano due o più soggetti sono sempre attenti a controllare la situazione circostante, scambiandosi costantemente di ruolo. E’ vero che sono considerati predatori, ma conservano comunque l’essere consapevoli che potrebbero essere a loro volta predati. Credo che questo comportamento nasca proprio da loro naturale istinto alla sopravvivenza.

Altro particolare: allo spegnimento della prima coppia di luci iniziano gli scontri (che vanno poi lentamente affievolendosi) in cui si mostrano in la loro forza con le pinne completamente aperte e distese. Anche questo particolare comportamento ritengo sia legato al fatto di essere dei wild e quindi alla necessità di “assicurarsi” il posto migliore per la notte, sempre per non essere predati. Ovviamente non entrano mai nello spazio controllato dal dominante ad eccezione di quel soggetto che sembra invece averne il pieno accesso, collocandosi di fatto a poche decine di centimetri da lui. Dopo questo breve racconto, dove ritengo di aver messo a nudo tutta la mia esperienza con questi meravigliosi pesci, posso affermare con assoluta certezza che non sono affatto pesci difficili e particolarmente esigenti. Certamente hanno necessità di attenzione, ma questo vale per tutti i pesci. L’igiene in vasca, poi, l’ho sempre considerata un master. L’età non dovrebbe essere superiore ai 18 mesi, considerando il tempo in vasca e l’età stimata all’arrivo. Ciò si può dedurre dal fatto che non hanno ancora completamente evidenziato quella particolare “virgoletta rossa” che si manifesta nella parte posteriore dell’occhio intorno ai 20 mesi di età. I classici puntini rosso/blu che si manifestano sulla dorsale hanno invece iniziato a mostrarsi nella loro più evidente tonalità. Le dimensioni al momento raggiunte sono sui 27/28cm, sorprendentemente molto lunghi, con una circonferenza corporea sui 7cm, caudale esclusa.

Ed infine le informazioni che tutti si aspettano:

Vasca: commerciale 200x50x60 con mobile di supporto artigianale (al suo interno sono contenuti il filtro sump e la vasca di stabulazione).

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Filtraggio: filtro sump 70x40x50 realizzato rilavorando una vasca commerciale. Il comparto meccanico è costituito da una spugna media alta 10cm sulla quale è posto un triplo strato di lana di perlon, mentre il comparto biologico è costituito da 2 vani in cui sono inseriti 10 litri di siporax da 25mm. Lo scarico in sump avviene tramite overflow. Il filtro è inoltre dotato di troppo pieno e coperchio per limitare l’evaporazione ed è completamente coibentato con pannelli di polistirolo, dei quali quello frontale è rimovibile.

Vasca di stabulazione: vasca commerciale 120x40x50. La vasca è coibentata con pannelli di polistirolo ed è dotata di coperchio rimovibile. Al suo interno sono collocati un riscaldatore e una piccola pompa di risalita.

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Illuminazione: è affidata ad un plafoniera dalla quale sono stati rimossi i neon e sostituiti con 4 spot led 6W 2x2700W e 2x6500W. Il fotoperiodo è di 10 ore. Gli spot led si accendono e si spengono a coppia con accensione/spegnimento di una coppia sull’altra di 1 ora.

Allestimento: un grosso ramo di quercia che corre in parte rialzato dal fondo lungo tutta la vasca. Ulteriori rami di quercia appoggiati al precedente Alcuni ciottoli di fiume posti a ridosso del ramo principale. Sono presenti Microsorum narrow e M.pteropus, Vallisneria spiralis, Juncus repens. Fondo: circa 30kg di sabbia fine beige/bianca miscelata al 50%.

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Riscaldamento: 2x300W Jager

Popolazione: 12 Pterophyllum Altum, Rio Atabapo, 20 Corydoras Sterbay, 2 Sturisoma Panamensis, 1 Hyphessobrycon Herbertaxelrodi (Black Neon ….. è stato un azzardo, è l’unico superstite di uno spietato banchetto).

Alimentazione: utilizzo esclusivamente un mix di cibo surgelato come artemia, mysis, daphnia, cyclops, moscerini e chironomus, sciolto in acqua di rubinetto e lavato in un colino sotto acqua corrente. Utilizzo anche chironomus liofilizzato. Integro saltuariamente l’alimentazione con daphnia viva e, in estate, quando è possibile, con larve di zanzara che recupero abbondanti in un contenitore dove a volte raccolgo anche del chironomus e altri piccoli insetti acquatici. Non hanno mai completamente apprezzato il granulato ma, forse, questa è una mia colpa. Ne somministro comunque qualche granello che è raggiunto e mangiato solamente da un paio di Altum. Il resto finisce in pasto ai Corydoras. Normalmente sono alimentati “abbondantemente” una volta al giorno. Il venerdì, il sabato e la domenica, se posso, li alimento due volte al giorno in quantità più ridotta. La quantità di cibo che somministro è quella che riescono a mangiare in meno di 2 minuti. Sono pesci molto voraci e riescono in pochissimo tempo ad eliminare dall’acqua anche i pezzetti di cibo più piccoli continuando poi a rovistare sul fondo tra i Corydoras e gli Sturisoma.

Conduzione: effettuo cambi solo per diluizione quando la conducibilità e/o il livello di NO3 raggiunge il limite di da me imposto. Attraverso una pompa di risalita l’acqua dalla vasca di stabulazione giunge direttamente in vasca con una portata iniziale di 80 l/h. Per un cambio si impiegano circa 3,5 ore. L’acqua in eccesso, così diluita, fuoriesce da un troppo pieno collocato nel vano pompa del filtro sump. L’acqua dei cambi la preparo 1 settimana prima ed è costituita al 40% RO e al 60% di sorgente. In quest’ultima percentuale aggiungo un minimo di biocondizionatore. I valori di KH/GH, per quanto possano essere utili, ottenuti dalla miscelazione RO/sorgente sono rispettivamente 1,2 e 2,4.

Manutenzione: rimuovo e sostituisco la sola lana di perlon arrotolandola su se stessa senza spegnere la pompa di risalita quando noto differenza di livello tra il comparto meccanico e il successivo vano biologico. Pulisco la spugna solo se lo ritengo necessario. Sifono il fondo quando è strettamente necessario. I 20 Corydoras e i 2 Sturisoma che non alimento assolutamente con cibi specifici, sono sempre alla ricerca degli avanzi mantenendo pulito il fondo e gli arredi della vasca.

Valori dell’acqua : pH 4.3, µs 180, NO3 10, T 28,5°C.

Questo articolo è dedicato a Livia, per avermi spronato in questa meravigliosa avventura, a Christian, per avermi aperto un mondo del tutto sconosciuto, a Stefano Toncelli e a Fabio Scarpa, per avermi lungamente sopportato al telefono. Spero che questa mia esperienza possa essere di aiuto a tutti coloro che vorranno dedicarsi a una nuova avventura, ovviamente wild !

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Reportage Esotika 2013 Perugia Le piante d’Acquario
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