Ambystoma mexicanum axolotl

23 maggio 2013

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GLI AMBYSTOMA MEXICANUM AXOLOTL

di Michele Mosca

Ciao a tutti gli amici di MD, ho scritto un breve articolo su questa strana creatura, l’Axolotl, per vedere se riesco a convincere qualcuno a dedicare una vecchia vasca in disuso all’allevamento di un insolito amico acquatico. Spesso chiamato genericamente Ambystoma, l’Axolotl è un animale piuttosto timido che predilige la penombra e ambienti riccamente arredati con piante e tronchi, ama trascorrere le sue giornate al riparo, magari sotto una foglia o all’interno della sua tana tra i sassi.
 E’ possibile però, con pazienza instaurare un rapporto di “fiducia” con l’animale, abituandolo alla nostra presenza e a rispondere al richiamo del cibo fino ad arrivare ad accettarlo direttamente dalle mani. Ovviamente non stiamo parlando di un gatto o di un cane, il rapporto di “fiducia” con l’uomo è regolato esclusivamente dal collegamento uomo/cibo pertanto sono convinto che sia meglio avere un animale più «riservato e timido» piuttosto che averne uno che mangia solo se imboccato con le pinzette. Dopo anni d’esperienza ho capito che rettili, pesci, anfibi, ecc… sono tutte creature da guardare e toccare il meno possibile.

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Diamo ora una collocazione all’habitat naturale dell’Ambystoma mexicanum. Bisogna andare fino al lago Xochimilco, situato nelle alture dei monti vicino a Città del Messico. Questo specchio d’acqua è caratterizzato da assenza di corrente, basse temperature e ricca vegetazione, condizioni che offrono un perfetto ambiente a queste strane creature.

Si tratta di una specie protetta a causa di diversi fattori che ne hanno ridotto la popolazione in natura, la “caccia” (è considerato un piatto prelibato, preparato alla griglia), la progressiva distruzione del suo habitat naturale e l’inquinamento.

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Caratteristica peculiare dell’Axolotl è la neotenia, il termine indica la capacità dell’animale di vivere tutta la vita allo stadio larvale riuscendo anche a riprodursi senza mai compiere metamorfosi, solo un soggetto su 10 mila evolve naturalmente (da non confondere con Ambystoma tigrinum che compie metamorfosi regolarmente). E’ come se un girino di rana riuscisse a completare tutto il ciclo vitale senza mai cambiare aspetto, rimanendo un “ovetto con la coda nera”, giusto per rendere l’idea. La neotenia permette a questi animali di colonizzare più facilmente gli ambienti e di vivere più a lungo, infatti gli esemplari che metamorfosano hanno una aspettativa di vita di circa 5 anni mentre nella forma larvale possono addirittura arrivare a 15-20 anni. La neotenia, semplificando, è un’anomalia delle secrezioni di ormoni tiroidei, infatti la somministrazione di ormoni tiroidei sintetici provoca la metamorfosi completa nell’Axolotl, cosa che non avviene ad esempio nel caso del Proteo. Si distinguono quindi neotenia “facoltativa” e neotenia “obbligatoria”, quest’ultima, nei casi in cui in alcun modo è possibile per l’animale metamorfosare.

Condizioni ambientali sfavorevoli e di stress possono indurre l’Axolotl alla metamorfosi, questo meraviglioso meccanismo è un chiaro sistema di difesa che permette all’animale di uscire fuori dall’acqua in caso di rischio e scongiura l’estinzione di intere popolazioni.

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Tuttavia la caratteristica più incredibile dell’Axolotl non è la sua condizione di “eterno bambino” ma la capacità di rigenerare parti intere del suo corpo come coda, branchie, zampe, occhi. Al contrario di alcune lucertole, mi vengono in mente i gechi leopardini, le parti rigenerate ricrescono perfettamente uguali alle originali. La cosa interessante è che pochissimi animali al mondo sono in grado di rigenerare ossa, muscoli, tendini, nervi, e sono stati segnalati casi addirittura di soggetti capaci di rigenerare parti di cervello e le relative connessioni nervose e sensoriali.

Tra le altre peculiarità sembra che queste creature possano addirittura aumentare la misura e l’efficienza del loro apparato respiratorio nel caso vivano in ambienti poveri di ossigeno. La respirazione avviene in quattro differenti modi, principalmente attraverso le branchie esterne, attraverso la pelle, per mezzo della membrana buccofaringea vicino alla gola e attraverso anche a dei polmoni «rudimentali». Non è infatti raro osservare un Ambystoma salire in superficie a prendere delle boccate d’aria.

Quelle sopra descritte sono solo alcune delle ragioni per cui l’Axolotl è studiato con grande interesse a livello scientifico ormai da molti anni.

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IL NOME  – AXOLOTL  alcuni studiosi fanno risalire il suo nome addirittura agli antichi Aztechi e alla divinità Xolotl (dio della trasformazione e della morte), la mitologia narra che gli dei scelsero Xolotl come sacrificio da offrire al sole e il povero prescelto, volendo scampare al fatale destino, iniziò a nascondersi trasformandosi in animali sempre più insoliti fino a essere scoperto e ucciso sotto le sembianze dell’Axolotl. Secondo una seconda teoria Axolotl invece deriva dalla somma del nome di due divinità, «Xolotl» e «Atl», rispettivamente dio della morte e della trasformazione e dio dell’acqua. In realtà, volendo approfondire, la leggenda è ancora più complessa e le interpretazioni sono molteplici

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BIOLOGIA – L’Axolotl abbiamo visto che è un animale acquatico a tutti gli effetti, pertanto un acquario va più che bene per il suo allevamento. Tuttavia i comuni contenitori in commercio non sono la soluzione ottimale, la forma ottimale prevede una vasca molto profonda e non necessariamente alta. Un cubo da 70 x 70 x 40 potrebbe andare già bene per tenere una piccola colonia di questi simpatici animaletti, 25-30 litri per ogni esemplare adulto possono considerarsi ragionevoli. Regolari cambi del 25-30% del volume dell’acquario, una costante pulizia del fondo e una ricca ossigenazione dell’acqua aiuteranno a mantenere un ambiente favorevole alla vita degli Axolotl.

Come fondo va evitato assolutamente la ghiaia fine perché verrebbe ingoiata dagli Axolotl insieme al cibo, stiamo parlando di animali che non hanno una gran vista, le immagini vengono elaborate al 90% dalla retina e solo per il restante 10% dal cervello. Esperimenti di laboratorio hanno portato anche alla nascita di soggetti totalmente privi di occhi che però riescono a vivere normalmente. Per la caccia si affidano quindi più che altro all’olfatto, con la bocca l’Axolotl crea una sorta di risucchio (come alcuni pesci predatori) catturano il cibo portandosi inevitabilmente dietro anche piccoli detriti, ghiaia ecc… Questo è il motivo principale per cui va posta attenzione alla scelta del fondo. Personalmente, nella vasca che avevo allestito, ho optato per della ghiaia grossolana coperta in gran parte da pietre di fiume, il rischio che i miei animali possano erroneamente divorare la ghiaia è così notevolmente ridotto.

Come piante si possono prendere in considerazione l’Elodea densa, la Lemna, la Pistia, le piante galleggianti in genere. Chi volesse seriamente cimentarsi con l’allevamento di queste bestioline deve provvedere a ricreare un ambiente abbastanza essenziale in modo da favorire le operazioni di pulizia, legni e pietre arrotondate sono l’ideale per formare delle tane o delle zone nascoste dove gli Axolotl possano sentirsi protetti e a loro agio. Per quanto riguarda il filtro, l’acquario dovrà prevedere l’impiego di un sistema interno o esterno, si parla di animali che raggiungono dimensioni ragguardevoli, anche 25 cm di lunghezza e che quindi possono sporcare parecchio, un generoso filtro biologico sempre munito di carboni credo sia la soluzione ideale. La corrente dovrà essere limitata proprio come nei laghi da cui l’Axolotl proviene a questo scopo sarà opportuno quindi studiare un sistema per deviare o rompere il getto d’acqua del filtro in modo che non crei delle forti correnti che alla lunga stresserebbero molto gli animali.

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Per quanto riguarda l’acqua gli Axolotl prediligono tendenzialmente valori di durezza medi con una buona concentrazione di magnesio e calcio, spesso e volentieri la comune acqua di rete opportunamente trattata o stabulata va bene. Non bisogna dimenticare che gli animali di cui parliamo sono molto resistenti e si adattano facilmente alle più svariate condizioni ambientali ma che soffrono abbastanza il cloro presente nell’acqua di rete che potenzialmente può danneggiare sia la pelle che le branchie dei nostri amici. Il pH ideale dovrebbe essere neutro o leggermente alcalino anche se la tolleranza per questo valore è molto ampia, infine, una buona ossigenazione renderà i vostri animali più attivi e soprattutto più «felici». Al contrario dei Discus gli Axolotl hanno bisogno di stare al fresco, temperature troppo elevate rendono gli animali pigri e possono compromettere la capacità di digerire e assimilare correttamente il cibo, una temperatura media sui 15-18° è buona, poi si potrà lievemente abbassare o alzare a seconda delle stagioni per riprodurre quello che avviene in natura. L’acquario che avevo dedicato agli Axolotl era situato in garage e quindi anche in estate le temperature non salivano mai troppo mentre in inverno si arrivava anche a 3 – 4 gradi. Chi volesse allestire una vasca in casa penso dovrà per forze di cose ricorrere a un refrigeratore o quantomeno dovrà collocare l’acquario in una stanza climatizzata.


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ALIMENTAZIONE – L’alimentazione degli Axolotl non costituisce un problema, sono molto voraci anche se conosco il senso di sazietà, quando sono pieni smettono di cercare cibo. Il controllo visivo delle pance comunque è un buon metro di giudizio per capire se tutti gli esemplari hanno avuto la loro razione, il ventre dovranno sempre essere tondeggianti. Il cibo che viene lasciato a disposizione agli animali durante il giorno deve essere, se ci sono avanzi, rimosso alla sera per non corrompere la qualità dell’acqua. lombrichi, camole del miele, fettine di pollo, cuore, pezzettini di pesce, pesci vivi, chironomus, sono tutti alimenti prelibati per l’Axolotl. Esistono in commercio, non so se anche in Italia, mangimi in pastiglie e pellets specifici, in alternativa anche i prodotti che si usano per i pesci di fondo possono andare bene come integrazione, ma non come alimento base. I denti dell’Axolotl non sono adatti alla masticazione e tanto meno a dilaniare il cibo, pertanto gli alimenti vengono ingeriti interi e non superano mai le dimensioni della sua bocca. L’apparato digerente è piuttosto primordiale e semplice tuttavia il processo completo di digestione richiede 2-3 giorni.

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RIPRODUZIONE – L’Axolotl raggiunge la maturità sessuale più o meno a un anno di età, prima i maschi e più tardi le femmine, il dimorfismo sessuale è abbastanza evidente, la femmina è di dimensioni maggiori e presenta una pancia più tondeggiante mentre il maschio, che rimane più piccolo, e tendenzialmente di forma più slanciata.
 La stagione favorevole agli accoppiamenti è l’inizio della primavera ma dipende anche dalle temperature che aumentando all’unisono con il fotoperiodo spinge l’Axolotl a tentare l’accoppiamento, il maschio rilascia delle spermatofore che vengono catturate dalla femmina nella cloaca, le uova verranno quindi fecondate e deposte alcuni giorni dopo similarmente alle lumache dentro a formazioni gelatinose che possono contenere ciascuna fino a un centinaio di uova. In totale possono essere rilasciate quasi mille uova a seconda dello stato di salute della femmina e della sua dimensione. I piccoli verranno alla luce nell’arco di una trentina di giorni (a temperature medie) mentre con una temperatura di 25° C le uova si aprono in un paio di settimane. Una volta sviluppati e liberatisi dell’involucro gelatinoso le larve di Axolotl rimangono immobili sul fondo per riassorbire totalmente il sacco vitellino. Alla nascita la lunghezza dei piccoli è di circa 10 mm, in modo non sempre omogeneo si assisterà a una rapida crescita fino a raggiungere i 4/5 cm, a questo punto sarà opportuno separare gli Axolotl che inizieranno a manifestare segni di cannibalismo che tenderanno a ridimensionarsi una volta divenuti adulti. I giovani Axolotl necessitano di essere alimentati a dovere per poter crescere rapidamente, la prima fonte di cibo potrebbe essere costituita da naupli di artemia o altri organismi di dimensioni analoghe, in un secondo momento si potrà passare a prede più grandi come gli Enchitrei, i chironomus sminuzzati, le dafnie,
 frammenti di pesce e così via.

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LA COLORAZIONE – Negli Ambystoma ogni cellula del pigmento è regolata da un gene non legato agli altri ed ereditato in modo indipendente. Gli studiosi, dagli incroci dei diversi esemplari, hanno così potuto individuare gli alleli dominanti e quelli recessivi creando svariata colorazioni. Le principali sono il leucistico, il melanoide, il golden e l’albino.

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PATOLOGIE – In genere l’Axolotl è un anfibio poco soggetto a patologie a patto di allevarlo in condizioni ottimali, condizioni di stress e scarsa igiene sono le cause più frequenti di problemi. Temperature troppo elevate indeboliscono questi animali e portano spesso a sviluppare infezioni batteriche, meglio quindi qualche grado in meno piuttosto che l’inverso. Macchie biancastre, patine opache, estremità arrossate, branchie sfilacciate, scarso appetito sono evidenti segnali che qualcosa non va. In questi casi il più delle volte si ricorre ad antibiotici o prodotti anti-micosi ma questo discorso lo salto non essendo un veterinario. Va fatta molta attenzione comunque ai dosaggi dei medicinali essendo la pelle di questi animali molto sensibile e permeabile ad alcuni principi attivi. I bagni di sale sono un espediente molto usato in quanto poco invasivo e spesso risolutivo così come l’abbassamento della temperatura aiuta gli animali a reagire e a sviluppare anticorpi. Consiglio in ogni caso di rivolgersi sempre a veterinari, non parliamo di animali rari ma certamente in rete non c’è tanto materiale come per i pesci tropicali e fare di testa propria con questi animali credo sia un rischio troppo alto da correre.

 

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Michele Mosca per MondoDiscus

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Le piante d’Acquario I muschi in acquario
Le piante d’Acquario
I muschi in acquario

Comments to “Ambystoma mexicanum axolotl”


  1. Ciao, grazie mille per tutte le informazioni, io ho preso ieri uno di questi strani esseri, stavo cercando un pesce da poter mettere insieme ad un cteponema killer che mi ha ucciso 4 pesci ed ho dovuto isolarlo, ma non volevo lasciarlo da solo e cercando un compagno per lui mi sono imbattuta nella’axolotl. Purtroppo il negoziante mi ha detto che si trattava di un pesce ed ora mi chiedo come abbia fatto io a crederci ! Comunque un’altra vasca per lui non ce l ‘ho e mi dispiacerebbe pure lasciarlo solo, ne ho preso solo uno perché ho visto che lì al negozio tutti avevano le zampe monche tranne lui e non volevo che uccidesse il compagno… Adesso però spero che si adatti a stare in acquario con il ctenopema e non so quale altro pesce prendere perché c’è il problema della temperatura… E se lo mettessi nella vasca dei pesci rossi in giardino ci starebbe male ? E’ una vasca da 400 litri con nimphaee e pesci rossi adulti . Io vivo in Sardegna ed il clima è mite, penso potrebbe starci bene, cosa dici ? secondo te qual’è la soluzione migliore per lui adattarsi all’ acquario dentro casa o alla vasca fuori ?


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