AquaBeach 2012. I reportage MD: i Bonsai

10 ottobre 2012

I BONSAI DI ACQUA BEACH

Luigi del Favero

 

Intervengo solo in qualità di amatore, visto che purtroppo a Cesena non c’ero!

Devo dire che la mostra collaterale di Bonsai anche vista solo e soprattutto grazie al reportage era veramente interessante! Di seguito vi posto ciò che è possibile per me dedurre dalle foto scattate….

 

 

Il primo esemplare è denota già la qualità delle piante e della mostra. Si tratta, se non erro di un Malus Micromalus. Più semplicemente un melo. Sembra un esemplare di grandi dimensioni moto ben strutturato. Lo stile è l’eretto informale, tra i più difficili da ottenere e mantenere. La base del tronco e lo sviluppo del medesimo comunicano subito un senso di armonia e stabilità che solo le piante più vecchie sanno dare. La corteccia rugosa fa da cornice al tutto rendendo l’esemplare ancora più pregevole oltre che ovviamente gradevole!

 

 

 

Cambiamo completamente genere e qui abbiamo un Fagus crenata in stile madre figlia. Peccato la base un po’ ingarbugliata(le radici si devono sviluppare intorno alla circonferenza del tronco senza accavallarsi, tipo raggi di sole). Notate l’esposizione di tutti i bonsai con le piante da compagnia che rispetta il formalismo espositivo degli esemplare. Anche questo sicuramente indice di cura e passione!

 

 

 

 

Qui un pinus pentaphillya lavorato di fresco. Tra i bonsai più classici e nell’immaginario collettivo. Vedete alla base del tronco l’inizio di lavorazione di jin e shari(legno scorticato e sbiancato su tronco e rami) che conferiscono all’esemplare ancora più naturalezza e vetustà.

 

 

 

Questo francamente mi è difficile da identificare…Potrebbe trattarsi di un prunus mume , il pruno giapponese che ha la particolarità di fiorire in inverno. Molto interessante anche qui la lavorazione della base del tronco con le tecniche di sbiancatura e invecchiamento del tronco.

 

 

 

Questa è con ogni probabilità una pianta aromatica( tipo timo o rosmarino) originaria italiana. Per me questo tipo di bonsai ha un fascino in più. Sono le nostre piante, lavorate e conservate da amatori che non si limitano a comprare essenze esotiche ma che applicano sul campo le tecniche! Sembra un esemplare relativamente giovane ma già ben strutturato. Molto bella la base del tronco(nebari). Qui potete vedere un ottimo sviluppo radicale.

 

 

 

Altra pianta presente anche qui da noi il Pino nero. Definito come pianta maschile rispetto al pino pentaphilya più delicato e vezzoso e quindi assimilato alla femmina. Il grosso problema di tutte le piante coltivate e non raccolte in natura o sviluppate da seme,  sono le basi quasi mai armoniche. Potete vedere il rigonfiamento alla base dell’albero che rende un po’ disarmonico l’insieme.

 

 

 

Tra i bonsai più diffusi e, ahimè, responsabile molto spesso della diceria che i bonsai sono delicati. Si tratta di una Serissa Foetida. Fa fiorellini bianchi o rosa ed è un bonsai da interno (che va ricoverato in casa tra ottobre e marzo). Soprannominata anche neve di maggio perchè si riempie di piccoli fiori bianchi a maggio, è una pianta a carattere arbustivo. Tende quindi a perdere rami o ad essere molto delicata rispetto alle annaffiature. Spesso e venduta ai principianti con conseguente delusione e convinzione della delicatezza del bonsai, come spesso ho già detto totalmente infondata! Lo stile di questa pianta è definito a scopa rovesciata.

 

 

 

Super esemplare di pinus Pentaphillya. Ammirate la base, la rugosità della corteccia, l’attitudine del tronco e l’importanza dei palchi tenuti benissimo. Dal basso verso l’alto lo sguardo viene attirato dal piccolo Jin(il moncone di ramo lavorato e sbiancato visibile a metà del tronco) . L’insieme è splendido. Rilassa e crea un senso di rispettosa quiete. Notate anche il vaso, marrone e anonimo. Scelta azzeccatissima, qui la star è la pianta con tutta la sua bellezza.

 

 

Su questo esemplare, un ginepro autoctono lavorato di fresco, avete un ottimo esempio di lavorazione Jin e shari. Tutto il tronco di sinistra è lavorato secondo queste tecniche. Immaginate l’esemplare tra qualche anno con i palchi più sviluppati. Un vero spettacolo in divenire!

 

 

In assoluto ciò che io oggi intendo per avere un bonsai. Si tratta di un fico nostrano, rustico e sapientemente lavorato e sviluppato in un delizioso (di nome e di fatto! visti i frutti squisiti!!) bonsai in stile a cascata. Notate il vaso più alto per questo tipo di stile e lo sviluppo verso il basso. Bellissimo!

 

 

Anche questa è per me difficile da identificare…Potrebbe trattarsi anche questo di un prunus.. Peccato la base. Se guardate la pianta ben organizzata e sviluppata in verticale, vi accorgerete che dà un senso di instabilità. Se vedete la base del tronco a sinistra notate che sono completamente mancanti le radici. La pianta non risulta quindi in equilibrio… A difesa del creatore di questo esemplare vale la pena di dire che i ciliegi e i prunus sono tra le piante più difficili da lavorare, tollerano pochissimo le varie tecniche e molto spesso mantenerle in salute è già un’impresa!

 

 

 

Guardate che spettacolo! Una pianta di fico lavorata su roccia e come vaso ha una semplice lastra di roccia. L’esposizione minimal di un esemplare di assoluto pregio e tutto italiano!!

 

 

Qui vediamo un esemplare di ginepro (Juneperus chinensis) con lavorazioni più spinte. Lo stile più ricercato e espressivo per i maestri giapponesi è quello denominato “literati” in cui la pianta viene ridotta alla sua essenza. Base, tronco e un palco.  Difficile riuscire a rendere il senso di un albero naturale con questo stile. Notate anche qui la lavorazione di sbiancatura sul tronco. Ancora qualche anno e diverrà sicuramente una pianta di impatto e pregio.

 

 

Un altro ginepro su cui sono stati lasciati più lunghi i due rami sbiancati. Piacevole anche questo ma da sviluppare nel tempo.

 

 

Perfetto quadro espositivo con esemplare e pianta da compagnia. L’esemplare in questione è una quercia da sughero. Ancora italia e ancora mirabile tecnica di conservazione di un esemplare con ogni probabilità raccolto in natura. Bellissima!

 

 

Questo è un esemplare di acero tridente (la foglia è a tre punte). Un grande classico bonsai che ha il pregio come altri, di scandire il ritmo delle stagioni perdendo le foglie con magnifiche sfumature di rosso e giallo. La lavorazione è splendida e alquanto complessa. E’ un esemplare a radici esposte su roccia. Anche questo stupendo.

 

 

A giudicare dal dettaglio della foto questo esemplare di acero è un mame(chicco di riso) di dimensioni contenute (arrivano ad essere alti anche due soli centimetri). Qui la maestria è quella di miniaturizzare l’albero nella sua essenza senza perdere l’armonia d’insieme.

 

 

Ancora un esemplare autoctono. Si tratta di un Juneperus rigida che si differisce dal cugino chinensis per le foglie ad ago. Strapresente nella nostra macchia mediterranea e qui ben rappresentato da un esemplare equilibrato e lavorato sapientemente.

 

 

Non vorrei dire fesserie ma se non erro questo è un bell’esemplare di edera. Lavorare un rampicante in forma di albero a fusto è complicatissimo. Perdonabilissimo quindi il difetto di base. Il bello di tutti questi esemplari è che sono tutti italiani! L’ho già detto vero? Meglio specificare!!!!

 

 

Questo dovrebbe essere un Morus. A tronco doppio e molto equilibrato.

 

 

Il primo amore per molti bonsaisti. Zelcova nire. Lontano parente del nostro olmo. Un essenza davvero rustica e con cui fare in sacco di pratica! Resiste benissimo a tutte le imperizie degli inesperti!!!

 

 

Primo piano di una pianta da accompagnamento. Spesso vere e proprie perle confinate nel ruolo di comprimarie.

 

 

Con ogni probabilità un acero. Notevole lo sviluppo e la capillarità dei singoli palchi. Osservabili solo quando sono “nudi”. Se guardate da vicino noterete il filo che si usa per le correzioni di postura.

 

 

Ecco la cugina della varietà da sughero. Diffusissima ovunque, una quercia da ghianda. L’esemplare è sicuramente raccolto in natura. Mantenuto e conservato veramente con maestria.

 

Ed eccoci alla fine di questo inaspettato viaggio botanico. L’esemplare che qui si vede è una portulaca, un lontano parente delle nostre piante grasse. Difficile da lavorare ma d’impatto con foglie carnossissime.

 

 

 

E chi se l’aspettava in un contesto tutto acquatico!?!?

 

Bella davvero!!!!!!

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