Dalle Ande all’Amazzonia

25 gennaio 2010
perù, amazzonia, foresta, deserto, delfino

Viaggio in Perù dalle Ande all’Amazzonia.

di Filippo Olmeda e Pamela Ferri

A chi ha voglia (come noi) di affrontare un viaggio impegnativo e meraviglioso, il Perù offre la possibilità di avventurarsi fra deserti, montagne, coste oceaniche, foreste pluviali e rovine di antiche civiltà.

 

Il nostro viaggio comincia nel sud del paese, a Pisco, una cittadina semi distrutta dall’ultimo terremoto. Da qui ci siamo imbarcati e abbiamo circumnavigato per tre ore le isole Ballestas, altresì dette le “piccole Galapagos:” piccole… ma ricchissime di avifauna costiera, come l’ormai raro pinguino di Humboldt, i leoni marini, le foche e i delfini.

 

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leoni marini nelle isole Ballestas

 

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foche al sole

 

 

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pinguini, cormorani, gabbiani e company

 

 

La straordinaria biodiversità è dovuta a una corrente  fredda che circola da sud verso nord lungo le coste di Cile e Perù, detta di Humboldt. Abbiamo lasciato l’Oceano Pacifico ancora verso sud, addentrandoci nella zona desertica vicino alla città di Ica, che è stata una vera sorpresa paesaggistica per le sue dune di sabbia e le sue oasi, fra cui Huacachina, dove abbiamo pernottato.

 

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Il deserto di Ica

 

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Pamela in dune buggy sulle dune

 

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oasi nel desero di ica

 

 

Percorrendo la mitica panamericana, ancora a sud verso Arequipa, ci siamo fermati a Nazca dove, a bordo di un Cessna, abbiamo sorvolato le misteriose linee: giganteschi disegni di cui ancora gli storici non hanno compreso origine e significato. Da qui siamo saliti per 2000 metri fino alla città coloniale di Arequipa e poi ancora  altri 1500 metri per vedere il lago Titicaca (3812 metri).

 

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il ragno uno dei disegni di nazca
Un lungo viaggio dall’estremo sud, costellato di varie tappe, ci ha permesso di raggiungere Chachapoyas nel nord del paese, una zona montuosa di foresta nebulare, un vero paradiso per diversi generi di orchidee come Anguloa, Cattleya, Catasetu, Bollea,  Brassia, Coryanthes, Lycaste. L’unico modo di poter osservare attentamente questo ambiente unico al mondo, una giungla che si estende sulle montagne sfiorando i 4000 m., è quello di attraversarla a piedi o a dorso di animale. Dopo un viaggio surreale di sei ore su un furgone 4×4 è cominciato il nostro trekking di novanta chilometri che è durato tre giorni, due a piedi e uno a dorso di mulo. Mai avremmo pensato di poter camminare così tanto! In queste zone vivono l’orso formichiere, l’orso dagli occhiali, scimmie,  pappagalli, tucani, cinghiali, porcellini d’india (che poi sono peruviani) e anche un altro grosso roditore, il capibara, oltre che il bellissimo gallito de las rocas un raro uccello che pare fatto di velluto   rosso.  Il clima di questa zona, eternamente coperta di nebbia, fa sì che ogni albero sia coperto di licheni, bormelie e orchidee; si possono incontrare 17 tipi di colibrì tra cui gli incredibili Coda a spatola e  Becco a spada. Baciati dalla fortuna abbiamo avvistato varie specie di questi meravigliosi uccelli “mignon” tra cui appunto il coda espatula.
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Lago Titicaca

 

Immersi in questa giungla è possibile imbattersi anche in rovine abbandonate fra la vegetazione  e siti archeologici come Kuelap. Ci hanno mozzato il fiato le cascate di Gocta, oltre 700 metri di caduta, le terze al mondo per altezza accreditata come tale da soli 3 anni.
L’ecosistema di tutta questa vasta area di foresta nebulare è in grave pericolo a causa del surriscaldamento globale,  del disboscamento incontrollato e da miniere d’oro e altri metalli. L’intera zona è ancora fuori dalla rotte turistiche che si concentrano nel sud del paese.
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colibri coda espatula
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cascate di Gocta
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vuailla belen valle in mezzo alla giungla nebulare.
La foresta nebulare digrada fino alle pianure della foresta amazzonica. Le montagne si fanno via via più basse e dolci, il clima cambia e dalle fresche giornate andine si passa all’afa e al caldo delle foresta pluviale. Per potersi addentrare ben all’interno della selva è necessario percorrere lunghi tragitti fluviali, visto che non ci sono strade, quindi da Chachapoyas abbiamo viaggiato in autobus fino a Yurimaguas, cioè fin dove arriva la strada asfaltata, poi da lì su di un barcone stile nave a vapore del Mississipi (ma chiaramente a diesel ) abbiamo percorso oltre 600 km fino a raggiungere Iquitos.
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vuailla belen valle in mezzo alla giungla nebulare.
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sito archeologico di kuelap
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Il viaggio è lungo, non si scende mai dalla nave e la notte si dorme in amaca, i pasti non sono proprio il massimo ma il paesaggio ripaga di queste piccole mancanze.
Siamo discesi dal fiume Ucayali per due giorni fino all’affluenza con il fiume Marañon, l’unione dei due fiumi dà origine al Rio delle Amazzoni che abbiamo continuato a discendere per un’altra giornata fino, appunto a Iquitos. Questa strana città, che più di una città è un isola nel verde,  ha in vero un’aria strana: si avverte di essere più vicini al Brasile. Cinquecentomila persone lontane dal mondo e nessuna strada per arrivarci!!!
Una guida locale ci ha accompagnato in una escursione di tre giorni all’interno dal parco nazionale di Pacaya-Samirya, uno dei parchi più grandi del sud America, percorribile soltanto con piccole piroghe. Il primo giorno ci siamo addentrati nel Parco a bordo di una grossa lancia a motore con la quale abbiamo percorso il letto tranquillo del fiume per almeno quattro ore. Da qui a bordo di una piroga più piccola abbiamo iniziato la risalita di alcuni affluenti minori del Rio delle Amazzoni che si inoltrano sempre più all’interno del parco. Le acque sono calme, la vegetazione fittissima circonda il fiume, uccelli di tutti i generi emettono suoni mai uditi prima, le scimmie gridano: e’ la vita che si materializza in ogni sua forma. Ecco si, l’ Amazzonia è a vita.
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foresta nebulare a dorso di mulo
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rio ucayali
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Rio delle Amazzoni

 

Dopo un giorno di risalita abbiamo attrezzato un campo per la notte, non con la tenda bensì con solo delle zanzariere e dei teli di plastica sopra e sotto, quindi un lenzuolo per coprirci. Appena stesi (non si può dire che si vada proprio a dormire) è cominciato a piovere e là quando piove fa sul serio, anche questa è la giungla! Migliaia di rane si si sono risvegliate e hanno cominciato a cantare ognuna col suo ritmo, poi uccelli e insetti notturni si sono uniti al concerto, non sempre la natura è rilassante.
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Rio delle Amazzoni
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in piroga su piccoli affluenti
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in piroga su piccoli affluenti
Il giorno seguente la scimmie sono venute a visitarci, curiose si avvicinano e ci svegliano con le loro grida. Nel parco vivono quasi 20 tipi di scimmie, alcune rare, altre molto comuni, ma quella che indubbiamente ci ha colpito di più è la scimmia ragno con braccia, gambe e coda lunghissime, scoordinata e buffa a terra ma agilissima e veloce sui rami. Altri animali molto comuni sono i bradipi, ce ne sono tantissimi e ogni giorno ne abbiamo avvistati diversi, le tarantole, sempre presenti, i serpenti, tra cui l’anaconda e i caimani. Alcuni animali invece sono ormai rari: il tapiro subisce una caccia indiscriminata, e non ne abbiamo visti, il giaguaro, se ne sta ben alla larga, i pappagalli Ara, non sono più comuni come un tempo, per non parlare del lamantino amazzonico che neppure la nostra guida aveva mai visto. Siamo invece stati fortunati con la lontra gigante che disturbata dalla nostra piroga è venuta a soffiarci come fosse un gatto, forse, per proteggere dei cuccioli.
Eravamo da poco risaliti nella piroga quando davanti a noi è sbucata dall’acqua la lontra, questo animale in via di estinzione è solitamente schivo e difficilmente localizzabile è stata una fortuna se oltre ad avvistarlo abbiamo potuto ammirarlo per qualche minuto, seppure in atteggiamento piuttosto aggressivo. Poco dopo siamo scesi a terra per inoltrarci nel folto della vegetazione anche qua le bromelie sono dappertutto molte erano fiorite e lo spettacolo di colori nel verde era notevole. Gli insetti sono numerosissimi ed estremamente vari: formiche minuscole o grandissime, quasi tutte  provviste di veleno urticante. Quelle del  genere Dinoponera raggiungono solitamente i 3 cm, veramente impressionanti e a detta degli abitanti della zona infliggono punture che danno febbre per diverse ore. Fortunatamente sono notturne!

 

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Un’Ara in libertà
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di notte in piroga a vedere i Caimani
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Tarantola sul tronco
Quando in Italia è estate in Amazzonia è stagione secca, cioè il momento migliore per inoltrarsi a piedi nella giungla anche se chiaramente muniti di machete per aprirsi un varco nel verde.
Al contrario, durante la stagione delle piogge, la gran parte della pianura amazzonica e’ sommersa d’acqua ed è visitabile quasi solo in piroga.
Chiaramente non mancano i pesci, ma i Discus purtroppo non li ho visti (se e’ questo che volete sapere), in compenso ho visto pirana rossi, pesci gatto, scalari, tanti altri di cui io non conosco il nome,  alcuni coloratissimi che sicuramente amaremmo avere nei nostri acquari.
Abbiamo pernottato alcune notti su una casa galleggiante nei pressi di Iquitos, da questa posizione non e’ stato difficile vedere pesci di tutti i generi, gli scalari erano migliaia  tutti intorno alla “balsa” (così si chiamano queste case) con l’aiuto di riso per attirarli e una piccola rete abbiamo tentato di catturarne alcuni ma abbiamo pescato di tutto tranne gli scalari, sono molto timidi e scappano al primo impercettibile movimento. Le acque che abbiamo visitato  non erano acque adatte ai Discus  e quando abbiamo navigato su acque nere, solo poche ore, pioveva a dirotto e l’unica preoccupazione era quella di non bagnarci (come poi è successo). Per cui del Re neppure l’ombra.

 

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Boto e Delfino rosa
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Bradipo
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ninfee giganti fino a due metri di diametro quelle in foto sono un metr o circa
Uno dei pesci più grandi è il paiche (Arapaima Gigas) che raggiunge i 300 cm e 200 kg di peso con delle sfumature rosso vivo che si fanno più intense man mano che si avvicinano alla coda, dando l’impressione di una fiamma (ho letto tra l’altro che vengono venduti da giovani anche come pesci d’acquario). Questo enorme pesce viene pescato per le sue carni ed è a rischio estinzione, ma esperimenti in acquacultura stanno dando i primi risultati e forse così si potrà salvare.
Invece i delfini rosa o boto sono tanti e siccome godono del rispetto e delle simpatie della popolazione non vengono cacciati e non temono l’uomo e si avvicinano a volte anche molto per curiosare. Da giovani sono grigi poi man mano che crescono assumono sempre più la tipica colorazione rosa.
Queste acque sono popolate da tartarughe di vario genere, molte delle quali cacciate per la carne  o, peggio, che razziate dei loro nidi da parte della popolazione per le uova abbondantemente consumate e apprezzate.
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uno scalare sotto il pelo dell’acqua in basso a destra.
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un altro pesce di cui ignoravo l’esistenza
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di nuovo in piroga

 

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I fiumi, la selva, gli animali sono bellissimi: questa è stata la zona che più abbiamo apprezzato in tutto il Peru’ ma c’è anche un lato triste, piccole petroliere solcano numerose il rio della amazzoni, le popolazione locali ormai attratte dal consumismo sfruttano senza rispetto l’ambiente e grandi multinazionali fanno dell’Amazzonia ciò che vogliono. Tagli indiscriminati di ampi tratti di foresta, pozzi di petrolio e  oleodotti che solcano la foresta spesso visibili a chi naviga il fiume. Gli oleodotti e i pozzi che perdono litri di liquido un po’ dappertutto, l’allevamento di bestiame con la crescente necessità di pascoli sono solo alcune delle piaghe che più affliggono questo delicato ecosistema.
È per queste ragioni che propongo ha tutti gli iscritti a MD  di fare qualcosa per proteggere l’habitat dei nostri beniamini, non saranno certo i governi locali  a fare qualcosa di concreto, visto che non riescono in alcun modo a opporsi alla compagnie petrolifere, ma noi potremmo essere protagonisti. Esistono diverse associazioni che acquistano ettari di foresta al solo scopo di proteggerla e preservarla da tagli e sfruttamento di ogni genere: un ettaro costa solo 1000 euro circa, una cifra non molto alta se paragonata a ciò che ognuno di noi ha speso per il proprio acquario. E’ per questo motivo che penso ci potremmo organizzare per acquistare tutti insieme un piccolo pezzetto di Amazzonia. Scriverò un post su questa proposta  nella speranza di raccogliere consenso e poter realizzare l’acquisto. Oltre ad un certificazione di proprietà vengono inviate in allegato anche le coordinate del luogo e tramite Google Earth è possibile visionarne lo stato ed le eventuali deforestazioni.
Dopo due mesi e mezzo di viaggio torniamo a casa, riprendere il lavoro non e’ facile, ma il Perù ci lascia più di un ricordo e tante esperienze indimenticabili: la gente, la natura ed i paesaggi unici. Concludiamo l’articolo con la speranza di aver invogliato altri ad affrontare questo meraviglioso viaggio, l’ecoturismo oltre che fonte di arricchimento personale è una chiave fondamentale per spingere i governi a proteggere questi luoghi. Chiunque abbia necessità o solo curiosità sappia che siamo completamente disponibili a fornire informazioni e indirizzi utili a organizzare il viaggio.

Filippo Olmeda   Pamela Ferri


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