Bonsai: la natura in una mano

24 aprile 2007

BONSAI

IL FASCINO DELLA NATURA IN UNA MANO

di Luigi Del Favero

 

Ciao a tutti amici di MD. Nell’ottica di condividere le nostre passioni, vi presento una piccola finestra su questo fantastico mondo che, al pari del Re, ha catturato da tempo la mia passione. Chi vi scrive è poco più di un semplice appassionato che, ormai da 14 anni, è coltivatore (è proprio il caso di dirlo!) di questo Hobby. Naturalmente non sono un esperto del settore nè un professionista, conseguentemente tutto quello che andrò ad esporvi è frutto della mia esperienza diretta e delle tantissime letture su questo argomento, che non ha alcuna pretesa di essere assoluto e vale come considerazione di carattere generale. Fatta questa doverosa premessa, l’intento di questo articolo è quello di dare un’infarinatura generale a chi avesse la voglia di avvicinarsi a questo genere di attività. Le foto delle piante che vedrete sono tutte provenienti dalla mia collezione che, nel corso degli anni, ha progressivamente invaso la mia casa e tutti i davanzali, balconi che la mia casa poteva offrire!

Allora mettetevi comodi ed iniziamo!

 

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UN PO’ DI STORIA

Letteralmente la parola bonsai significa pianta in vaso; questo contribuisce a sfatare quella che di solito è l’equivalenza che si fa parlando di bonsai. Bonsai non significa piccolo, pensate che esistono bonsai di altezza superiore ai 3 metri! L’idea della pianta in vaso nasce sicuramente in Cina e non si ha alcuna certezza sulle origini di questa attività. E’ possibile formulare solo delle ipotesi secondo cui le popolazioni nomadi utilizzavano questo sistema per portare con sé piante utili quali erbe o piccoli alberi officinali, oppure che la tecnica bonsai sia nata per coltivare e mantenere esemplari raccolti in natura di particolare bellezza per le loro piccole dimensioni. Ciò che certo è che circa ottocento anni fa l’dea del bonsai arrivò in Giappone e piacque molto, tanto che fu sviluppata e codificata assumendo la dignità di arte.

COME SI MISURA E SI OSSERVA UN BONSAI

A riprova di quanto dicevamo sulle dimensioni la misurazione dei bonsai non avviene in base all’altezza ma al numero di mani od individui che occorrono per trasportarli; così abbiamo:

I Mame: sono bonsai piccolissimi (fino a 6 cm) e cinque o sei esemplari possono stare sul palmo della mano come i piselli o i fagiolini a cui devono il nome.

Gli Shoin: solo uno Shoin può stare sul palmo di una mano(fino a 15 cm.). Le taglie successive passano da una mano a due mani per passare poi ai bonsai da un uomo, due uomini ecc.

La semplice definizione di bonsai come pianta in vaso è alquanto riduttiva, in realtà il fascino che esprime un alberello ben proporzionato in un vaso adatto è sicuramente diverso da una pianta dalle proporzioni errate o da una, seppur bellissima, semplice pianta. Vediamo allora come va osservato un bonsai per poterne cogliere i pregi ed i difetti. Partiamo con il dire che tutti i bonsai hanno un davanti ed un dietro e che il punto di osservazione ideale da cui osservare un bonsai è con la pianta all’altezza degli occhi, in modo tale che lo sguardo cada circa a metà dell’esemplare che stiamo osservando. A questo punto abbassiamo lo sguardo e lentamente lo faremo scorrere lungo tutta la pianta a scoprire:

Le radici: Devono essere ben disposte, uniformemente distribuite attorno a tutto il perimetro di base dell’albero, appena affioranti dal terreno (a meno che non stiate osservando un esemplare a radici esposte!) che affondano gradatamente in esso al progressivo allontanarsi dalla pianta.


Tronco:
Deve essere conico a partire dalla base(nebari) per stringersi progressivamente fino all’apice della pianta. Una corteccia rugosa conferisce all’albero un aspetto vetusto e imprime all’esemplare una forte personalità, viceversa una corteccia liscia è sinonimo di un esemplare giovane.

Rami: Devono essere ben disposti e sul primo terzo della parte frontale di un bonsai(a partire dalla base) non devono essere mai presenti frontalmente, da evitare rami che crescono verso il tronco e che presentano pieghe innaturali o disposizioni troppo simmetriche in quanto renderebbero il soggetto poco naturale.

Disegno generale della pianta: la chioma deve presentarsi, salvo eccezioni di particolari stili, a forma triangolare digradante verso l’apice e i differenti palchi devono essere separati uno dall’altro e formare nell’insieme un disegno che sia più naturale possibile, evitate( a meno che non incontri il vostro personale gusto) gli esemplari con la chioma a palla difficili da correggere. L’abbinamento con il vaso, oltre che incontrare i vostri gusti, dovrebbe rispettare delle regole minime; per i sempreverdi si utilizzano vasi di colore marrone per esempio, mentre per le piante a fioritura o che fruttificano si sceglie un colore del vaso che metta in risalto questi particolari.Le dimensioni ideali sono quelle di un vaso che contenga l’ampiezza della chioma del bonsai.

GLI STILI

Ai Giapponesi si deve la codificazione in stili che di fatto riproducono il portamento naturale riscontrabile in natura dei fratelli maggiori dei nostri piccoli amici. Qui di seguito vi mostro i principali:

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BONSAI DA INTERNO O BONSAI DA ESTERNO?

 

Il concetto merita un po’ di attenzione. Per bonsai da interno non si intende una pianta che possa stare sempre all’interno delle nostre abitazioni. Tutti i bonsai che appartengono a questa famiglia sono piante di origine tropicale o di climi caldi che all’esterno durante l’inverno morirebbero. Ciò significa che per bonsai da interno intendiamo piante che riposano in casa nei mesi invernali (da settembre – ottobre a marzo- aprile). Necessariamente per stare bene hanno bisogno di sole e aria aperta al pari di tutte le altre piante.

 

Ecco Alcuni esempi di varietà da interno:

 

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Carmona Microphilla:

nota anche come pianta del tè per la somiglianza con la vera pianta del te:

Età 12 anni produce piccoli fiori bianchi

 

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Pianta del pepe: Età 8 anni

produce piccolissimi fiori bianchi

 

 

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Zelkova nire: Età 14 anni.

Essenza sempreverde molto robusta

 

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Ficus Retusa: Età 9 anni. Esistono moltissime varietà di ficus.

Il nostro ficus Carica è un lontano partente di questa varietà. anche questa essenza

è molto robusta ed indicata per chi inizia

 

 

Nella famiglia dei bonsai da esterno possiamo ricomprendere tutte le piante che vivono in climi simili a quello dove viviamo e che stanno sempre all’esterno appunto. Certo, questo non impedisce di portarle in casa (sempre vicino ad una finestra ben illuminata) per qualche giorno per godere della loro fioritura. Appartengono a questa famiglia la maggior parte delle piante da fiore e frutto (albicocchi, ciliegi, azalee, camelie tanto per citarne alcune) e sono a mio parere i bonsai di maggior effetto.

 

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Rododendrum Indicum: Età 33 anni

nella veste primaverile e durante l’estate

 

 

 

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Acer Palmatum: Età 29 anni

in veste primaverile ed autunnale i germogli appena nati sono di colore rosso intenso.

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Pinus Pentaphilia: Età 24 anni.

Tra le piante più apprezzate per la lavorazione a bonsai.

  

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Malus Pumila: Età 27 anni con i fiori ed i frutti.

Questa particolare varietà di melo ha la peculiarità di produrre frutti molto piccoli e quindi adatti ad un bonsai

 

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Prunus Mume: Albicocco Giapponese. Età 75 anni.

Nella sua veste estiva ed un dettaglio di suoi profumatissimi fiori.

Pianta che ha la particolarità di fiorire in gennaio.

In Giappone fiorisce sotto la neve ed è per questo che simboleggia la rinascita della vita.

 

Quale che sia la vostra scelta, se intendete coltivare essenze da interno siate certi di disporre di uno spazio vicino ad una finestra (e per vicino intendiamo il più vicino possibile!!) e lontano da termosifoni. Il riscaldamento è il peggior nemico dei nostri piccoli amici da interno; secca l’aria e di conseguenza disidrata le foglie delle piante. 

 

 

 


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