L’intervista: Maurizio Lodola

31 gennaio 2007

Maurizio Lodola su MondoDiscus

di Rosario curcio


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Maurizio Lodola in compagnia del suo cane


Chi è Maurizio Lodola? E da quanti anni ti occupi di acquariofilia?

 

Ciao Rosario, sono nato a Taranto nel '59. Alla fine del liceo sono entrato all'Accademia Navale di Livorno come allievo ufficiale di Stato Maggiore, ma ben presto mi sono accorto che la vita militare non faceva per me e, superati gli esami di ingegneria del primo anno, ho dato le dimissioni e mi sono trasferito a Firenze per continuare gli studi. Tuttavia non mi sentivo ancora soddisfatto, visto che tali scelte erano state fatte – come spesso accade – per soddisfare le aspettative dei genitori. Così ho dato un taglio netto e sono passato a Scienze Biologiche, facoltà ideale per la mia vocazione naturalistica, in particolare per gli animali, la fotografia naturalistica e le immersioni subacquee.

La mia passione per gli acquari ha radici lontane e, come da tradizione, tutto iniziò con un pesce rosso vinto al Luna Park. Il mio primo acquario tropicale – un Esedra 50 dell'Encia – l'ho ricevuto in regalo nel '71 e a questo ne sono seguiti tanti altri (tutti autocostruiti), nei quali ho allevato di tutto: pesci, rane, rospi, lucertole, salamandre, mantidi religiose ed altri piccoli animali.

Nel '75, dopo aver "contagiato" dei compagni di classe, fondo il Centro Acquariologico Taras (chissà se De Jong se lo ricorda…) con l'obiettivo di diffondere l'acquariofilia nella mia città. Ho sempre avuto il pallino della divulgazione scientifica e così, coinvolgendo un amico DJ di una radio privata (nascevano in quegli anni), conduco insieme al mio amico Lorenzo una trasmissione  – Aquarius, appunto – con consigli, informazioni, telefonate in diretta e tanta musica. L'anno successivo mettiamo su una piccola serra e questa nuova avventura ci porta a conoscere i "padri" (e madri) dell'acquariofilia italiana: Werter Paccagnella a Bologna e Tecla De Santis a Roma. La fine del liceo segna anche la fine di questa esperienza ed il mio trasferimento in Toscana. Anni dopo, ormai stabilmente a Firenze, conosco un personaggio che di lì a poco sarebbe diventato mitico e che avrebbe segnato in maniera decisiva la mia vita professionale. E' un allevatore rumeno fuggito dalla dittatura di Ceauşescu ed approdato a Firenze: Sorin Stanculescu. Proprio lui mi propose di entrare in Sera Italia, alla ricerca di un rappresentante per la Toscana. Io avevo appena lasciato un lavoro di informatore medico scientifico ed ero in cerca di una nuova occupazione; fare il rappresentante non mi interessava molto, di certo non sapevo che ci sarei rimasto sedici anni!

 

Quali sono i tuoi Discus preferiti e poi quali pesci tropicali

preferisci in assoluto e perché?

 

Il Discus è un pesce splendido, ma non è tra i miei preferiti. Mi piacciono molto i classici "turchese" dove la morfologia e la livrea originale è ancora presente. Mi chiederai: "Allora perché non i Wild?" Perché sono per un'acquariofilia consapevole e sostenibile e, dove è possibile avere esemplari di allevamento, bisognerebbe preferirli a quelli liberi. Amo comunque i Ciclidi americani, forse perché la mia prima riproduzione di ovipari è stata quella di un Cichlasoma nigrofasciatum ed anche perché la mia tesi di laurea è stata sull'imprinting e le cure parentali di questi pesci, il cui comportamento mi affascina moltissimo.

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Una delle tavole di spiegazione all'interno del sito Pianeta Blu

 


Secondo la tua esperienza da biologo, il Discus è un pesce facile o difficile
da allevare e poi esistono delle selezioni più facili di altre?

 

Il Discus è un pesce estremamente resistente e comunicativo: difficilmente può accadere al mattino di trovare morto un esemplare che la sera prima era in buone condizioni. Quando qualcosa non va in acquario, il Discus ci manda una serie di segnali, spesso vere e proprie informazioni che, a saperle leggere, ci indicano la strada da seguire per risolvere il problema. Una pinna abbassata, una colorazione diversa, un incremento di muco, ma anche una semplice ritrosia o una leggera inappetenza possono essere rivelatori di un cambiamento in atto delle condizioni di salute del nostro pesce. E di solito questi segnali ci vengono inviati molto prima che la situazione raggiunga un punto di non ritorno. Concluderei dicendo quindi che il Discus è un pesce esigente ma non difficile e, anche riguardo alle varie selezioni presenti sul mercato, non mi pare che ce ne siano alcune più delicate di altre. Alcune varietà magari risultano meno "comunicative", poiché hanno perso la possibilità di variare la loro livrea, ma in definitiva si tratta solo di aumentare la nostra sensibilità nel comprendere i parametri di benessere o malessere manifestati dall'animale.

Un discorso a parte va fatto per i Wild, nei quali lo stress legato alla cattura, alla spedizione e all'ambientamento in cattività (non a caso uso questo termine al posto di "acquario"), gioca un ruolo determinante a livello delle sue difese immunitarie, rendendolo un bersaglio più facile da parte di molte patologie.


Nell'ultimo anno di attività hai deciso di affrontare il mercato acquaristico

entrando direttamente in trincea con l'apertura di un negozio, perché questa scelta?

 

Perché un ciclo si era esaurito e un altro doveva cominciare. Per tanti anni sono stato per così dire "dall'altra parte della barricata", a vedere gli errori di quelli che ora sono miei colleghi, cercando di far crescere le loro conoscenze tecniche e la sensibilità verso gli animali che trattavano, a spiegare loro come contenere le stragi all'arrivo dei pesci in negozio e come evitare che quelle stragi continuassero negli acquari dei loro clienti. Sì, direi che era arrivato il momento di far seguire a quelle parole fatti concreti e la disponibilità di Marco, il mio socio, ad intraprendere insieme questa nuova esperienza è stata determinante.

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La bellissima vasca degli Altum in esposizione all'interno del negozio

 


Quali sono gli aspetti più importanti nel gestire un negozio come PianetaBlu?

 

Sono molti e di diversa natura: dall'approvvigionamento dei materiali di consumo alla scelta delle specie da offrire; dalle campagne pubblicitarie alla gestione delle risorse economiche; dalla manutenzione degli impianti all'igiene ed integrità degli animali. Affinché tutto funzioni a dovere  ogni aspetto deve essere sotto controllo: se si trascura anche uno di questi fattori, prima o poi inevitabilmente esso si ripercuote su tutti gli altri con effetto domino.


Quali impegni comporta in termini di tempo, risorse umane e tecnologiche questo tipo di attività?

 

L'impegno è molto gravoso e in termini di tempo sarebbe totale… Fortunatamente noi siamo in due e Marco ha la mia piena fiducia per quanto riguarda professionalità e lealtà. Questo ci permette di organizzarci e ritagliarci un po' di tempo libero. Le risorse umane  per me hanno un valore determinante e, dopo aver fatto formazione per tanti anni nei punti vendita sparsi per l'Italia, so quanto sia difficile reperirle. Per quanto riguarda l'aspetto tecnologico, lo ritengo sicuramente importante ma non prioritario per la maggior parte dei negozi. Chiaramente è legato alla dimensione dell'attività ed assume sempre maggior valore man mano che la superficie espositiva cresce: sarebbe quasi impossibile ed estremamente costoso gestire un negozio oltre i 250-300 mq. solo col personale specializzato, senza avvalersi degli strumenti che la tecnologia oggi ci offre.


Credi che possa pagare oggi in Italia questa scelta commerciale?

 

Bella domanda! Se pensassi di no, non avrei intrapreso questa attività, ma sicuramente non è come vendere abbigliamento o telefonini… Ho visto nascere e morire velocemente molti negozi, molti altri mantenersi faticosamente a galla. Evidentemente non basta avere un bel negozio fornito per rimanere sul mercato: è indispensabile essere in possesso di una buona conoscenza delle tematiche legate alla gestione di un acquario e soprattutto – non mi stancherò mai di dirlo – di un profondo rispetto per la  vita naturale, che non può essere ridotta ad un mero commercio.


A livello di offerta commerciale di prodotti dall'acquario, agli accessori,
ai condizionatori  (pseudofarmaceutici) fino alla mangimistica,
credi che l'Italia potrà dire la sua a riguardo?

 

Sicuramente sì per quanto riguarda gli acquari e l'accessoristica in genere. Esistono già delle splendide realtà: basti pensare alla climatizzazione, all'impiantistica per l'illuminazione, alle pompe per la movimentazione dell'acqua o all'acquario stesso come contenitore. Tecnica e designer sono una accoppiata vincente. Molto meno invece per quanto riguarda mangimistica e chimica: in questo settore in Italia non ci sono produttori qualificati ma solo aziende che commercializzano prodotti altrui; in questo campo si distinguono ancora i grandi marchi tedeschi che hanno maggiore esperienza.   


Quale azienda fino ad oggi ti ha colpito di più in termini di prodotto e di immagine?

 

Qualità del prodotto ed immagine non sempre vanno di pari passo e spesso un'immagine particolarmente ricercata serve a coprire carenze qualitative del prodotto. Premesso questo, posso dire che tendo a premiare innovazione e ricerca, chiarezza e semplicità d'uso, qualità e risultati ottenuti nel tempo, senza fare nomi o classifiche.

 

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Uno spaccato del negozio


Cosa pensi della cultura acquariofila italiana in generale ed in particolare…
ovviamente sui Discus?

 

Mi sembra decisamente in crescita, anche se la media è ancora piuttosto distante da quella di altri paesi in cui l'acquariofilia è maturata prima. La libera circolazione delle informazioni che si è avuta con Internet ha sicuramente accelerato il processo in Italia ma, l'impossibilità di valutare la competenza di chi mette in rete le informazioni, ha spesso creato grosse confusioni. Un ruolo importante lo stanno svolgendo i vari forum (forse troppi) che popolano la rete. L'importante è non prendere per "oro colato" ciò che gli utenti propongono, ma valutare l'esperienza di un appassionato solo per quello che è, una semplice esperienza che in alcun modo può essere elevata a regola generale. In particolare, l'approccio all'allevamento o alla riproduzione dei Discus è spesso condotto in modo approssimativo, senza le sufficienti conoscenze di base, che si fa talvolta solo per avere in acquario una specie grossa e costosa. Per dirla come Giampiero Mughini, questa è una cosa che io aborro! Il Discus – ma non di meno un Guppy o un Platy – va rispettato. E' necessario rispettare il suo ambiente in acquario ed il suo carattere; vanno rispettate le sue esigenze di compatibilità e di spazio, di chimica dell'acqua ed alimentari. Per  ottenere tutto questo bisogna documentarsi, fare esperienza ed avere un profondo rispetto per i pesci che ospitiamo.


C'è qualche allevatore straniero importante nell'allevamento dei pesci ornamentali?

E quali sono secondo te i migliori in questo campo a livello mondiale?

 

Non ho molta esperienza al riguardo, ma posso comunque dirti che i Discus che acquistiamo per il negozio – sia da allevatori italiani  che europei – presentano alti standard di qualità, purché si scelgano esemplari di taglia e prezzo adeguati. Ogni allevatore ha pesci di classe A e di classi inferiori. I problemi, eventualmente, si presentano dopo, nel caso in cui alimentazione e controllo dell'acqua non dovessero essere ottimali.

 

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Uno spaccato del negozio


Sei stato per molto tempo un consulente tecnico e sulla formazione professionale
della Sera, puoi descriverci quali erano le competenze?

 

Come ti dicevo, nell'89 sono approdato in Sera come agente di commercio. Dopo un po', mi sono proposto  per un ruolo a me più congeniale, come relatore dei primi seminari che l'azienda aveva organizzato per aggiornare la propria clientela sulle nuove (e vecchie…) tecniche acquariologiche. All'inizio degli anni '90, il livello di conoscenze tecniche da parte dei negozianti era ancora piuttosto scarso e quindi si pensò di costituire dei veri e propri corsi di formazione professionale, suddivisi in vari livelli, con tanto di esame finale e diploma con votazione. Corsi speciali venivano anche svolti per la forza vendita di Sera Italia, che in questo modo poteva ben distinguersi dai colleghi delle aziende concorrenti. Parallelamente giravo l'Italia per tenere seminari tematici rivolti al pubblico e Test – Day, giornate in cui era analizzata gratuitamente l'acqua degli acquari degli appassionati.

A metà degli anni '90 esplodeva il WEB – che nel frattempo si era aggiunto agli altri miei interessi – e quindi proposi alla dirigenza Sera un sito Internet, che non fosse solo una vetrina dei prodotti commercializzati ma un vero e proprio portale, un punto di riferimento per l'acquariofilia italiana, con informazioni di carattere generale, approfondimenti ed un servizio di consulenza on-line. Credo che in quel momento non abbiano capito molto di quello che stavo proponendo, ma intuirono comunque che Sera Italia sarebbe stata la prima tra le aziende del settore ad attuare un programma di questo tipo. Il successo del sito www.Seraitalia.com fu proporzionale all'espansione del web e dei computers nelle famiglie: passammo dai 6.000 accessi del primo anno agli oltre 400.000 dell'ultimo anno in cui mi sono occupato del sito (2004). Mi occupavo anche delle campagne pubblicitarie sul web, dei redazionali aziendali, dell'organizzazione di concorsi fotografici e a quiz, e di tutto ciò che potesse servire a fidelizzare gli appassionati del marchio Sera. Per alcune riviste del settore – tra cui Hydra – tenevo una rubrica fissa sulle problematiche connesse alla gestione degli acquari.

Spesso ero in sede per analizzare i prodotti dei nostri concorrenti, per valutarne punti deboli e punti di forza, al fine di poter presentare al top sul mercato il brand Sera. Questo aspetto del mio lavoro mi ha permesso di conoscere dettagliatamente i vari prodotti disponibili sul mercato, di valutarne attentamente pregi e difetti e quindi di poter consigliare al meglio l'acquariofilo che mi chiede un consiglio o la risoluzione di un problema. Infine, nell'ultimo anno di collaborazione con Sera ho ricoperto il ruolo di Area Manager per il centro Italia. Poi, nel 2005, la svolta…


Esistono i presupposti per allevare pesci sani e Quali sono i problemi
o le malattie più comuni che possono presentarsi?

 

I problemi più frequenti sono legati alla qualità dell'acqua, all'igiene della vasca ed al sovrapopolamento, quest'ultimo chiaramente correlato al precedente. Tali condizioni provocano nei pesci uno stress che ne abbassa le difese immunitarie, aprendo così la strada a batteriosi e parassitosi varie. Tra le prime le più frequenti sono sicuramente quelle causate da Aeromonas (salmonicida, hydrophila, ecc.) e Flexibacter columnaris, entrambe estremamente virulente. Tra le parassitosi esterne, ciliati e flagellati sono i più comuni, come Ictyo (Ichthyophthrius multifiliis), Costia (Ichthyobodo) necatrix, Trichodina, ecc. Tutte queste patologie sono curabili purché diagnosticate correttamente e precocemente. Nel caso specifico dei Discus, i vermi branchiali (Dactylogirus e Gyroctactylus) e i flagellati intestinali (Hexamita e Spironucleus) sono un vero… flagello!

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Uno spaccato del negozio

 


Quest'ultima domanda è ormai un must per tutti gli intervistati.

Se ti chiedessi di dare un solo consiglio a chi vuole allevare pesci tropicali in generale,
quale consiglio gli daresti?

 

Sarò conciso e mi limiterò ad una sola parola: Rispetto. Rispetto per la vita che racchiudiamo in un contenitore per il nostro piacere; rispetto per le loro esigenze di spazio e compatibilità di convivenza; rispetto per le loro necessità di igiene e alimentazione. Il mio consiglio – spesso criticato perchè troppo diretto – è una frase presente su una vecchia guida Sera, che condivido completamente e faccio mio:

"L'acquario è un hobby vivo che giornalmente richiede due minuti per l'alimentazione e il controllo e una volta alla settimana richiede la pulizia e il cambio dell'acqua. Se non avete questo tempo da dedicare all'acquario vi consigliamo: regalatelo a qualcuno che ha questo tempo! Evitate anche in futuro ogni passatempo nel quale esseri viventi dipendano da voi!"


E se volesse allevare Discus?

 

Il Discus è un pesce come tutti gli altri (non me ne vogliano i discussofili più accaniti) e quindi vale quanto già detto.

 

Ciao Maurizio e grazie molte per la tua testimonianza e per il tuo impegno nella sezione
più calda del portale, a nome mio e dello staff MD. A presto sulle pagine di MD!


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Comments to “L’intervista: Maurizio Lodola”


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