Mondo Acquario: the history of Angelfish

17 novembre 2006
Angel Fish 

ANGELFISH E LORO STORIA di Heiko Bleher


“L’Indio immerse senza fatica e in profondità il suo remo arrotondato (pagaia) nelle acque
color the del Rio Negro e spinse indietro in modo così vigoroso che la nostra instabile canoa
sobbalzò un po’ verso l’alto. Il sole bruciava basso su di noi senza pietà. Il termometro segnava
40 gradi all’ombra. Un delfino d’acqua dolce affiorò vicino alla barca, spruzzando nell’aria
una fontana d’ acqua, circa 30 are blu e gialle volarono via emettendo strida rauche sopra di noi,
e le scimmie lanose balzarono strillando di ramo in ramo nella volta della giungla impenetrabile.
Eravamo stati sei ore in viaggio verso il posto in cui credevamo di trovare gli acara bandeiras.
Non sapevo cosa fossero, ma forse potevano essere i leggendari
pesci angelo che avevo inseguito ovunque per anni..?”

…e il narratore, il tedesco Bruno Sagratzki, riuscì infatti a catturare i primi pesci angelo vivi, nel 1909. Non poteva credere ai suoi occhi quando finalmente, dopo diversi emozionanti viaggi di raccolta nella regione amazzonica, ebbe questo pesce, conosciuto localmente come acara bandeira (che viene tradotto come ciclide bandiera) fra le sue mani.

Anche se dopo sei ore di escursione in canoa catturò soltanto un unico esemplare. Fortunatamente per noi, comunque, prese in seguito con una rete da pesca 50 avannotti in una baia nelle vicinanze di Manaus. Li trovò nelle acque più profonde accanto ad una ripida sponda caratterizzata da vegetazione marginale sporgente. Durante il mese del viaggio di ritorno acclimatò i suoi pesci angelo ad una temperatura d’acqua pari a 25°C – partendo da una temperatura di 32°C.

Nei Paesi anglofoni questi pesci sono conosciuti quasi esclusivamente come angelfishes o angels, perché il loro pinnaggio ricorda le ali di un angelo. Ma Sagratzki li chiamò Blattfische (pesci – foglia), e all’epoca della prima importazione in Germania erano conosciuti solo con questo nome (e quello scientifico), cfr Brehms Tierleben; Fische, pubblicato nel 1910. Circa intorno al 1914 i Francesi battezzarono l’angel le roi de l’aquarium tropicale (il re dell’acquario tropicale), e si presume che una coppia di Queste Maestà abbia deposto le uova sulla foglia di una pianta acquatica nell’acquario di un appassionato parigino. Ma fu J. Cvancar d’Amburgo che, negli anni precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale, per primo accoppiò, in modo attendibile, questi pesci d’acquario, da quel momento incoronati  “re dell’Amazzonia”. E poco dopo qualcuno saltò fuori con il nome Segelflosser (pinna a vela), che rimase il nome comune popolare tedesco fino ai nostri giorni (fatta eccezione per qualcuno che lo chiama Skalare).

Pesci Angelo - Angel Fish 

Le specie sono state scientificamente denominate dal lontano 1823. A Berlino un altro tedesco, Martin Heinrich Carl Lichtenstein (1780-1857), descrisse la specie scalaris del Brasile orientale e la collocò nel genere Zeus, istituito da Linneo nel 1758. Lichtenstein poteva aver pensato ad una scala (dall’aggettivo latino scalaris = a scala), forse per le marcature simili ai pioli di una scala o – come ha osservato Meinken – per la crescita ascensionale delle pinne dorsali e anali dell’esemplare catturato da Marcus Elieser Bloch (1723-99). Nel 1831 il Barone francese Georges Léopold Chrétien Frederic Dagobert Cuvier (1769-1832) apparentemente descrisse lo stesso esemplare dopo una visita al suo collega Valenciennes a Berlino, questa volta però come Platax scalaris. Ora, ciò è comprensibile, dato che gli eleganti pesci del genere Platax, che Cuvier istituì nel 1816 e che oggi è limitato esclusivamente a specie marine, sono anch’essi molto alti e maestosi, e i pesci angelo somigliano loro per alcuni aspetti. In ogni caso, nel 1840 il famoso zoologo Jakob Heckel diede all’angelfish il suo nome di genere: Pterophyllum (dalle parole greche ptero = ali, penne ( = pinne nella tassonomia dei pesci) e phyllon = foglia) che significa “foglia con pinne” – forse è da qui che Brehms prese il nome Blattfisch. Ma questa confusione di nomi non era ancora finita.

Oggi gli scienziati collocano il pesce angelo nella famiglia dei Chromis, di cui erano conosciuti soprattutto quelli dei laghi salati e delle paludi del Sahara orientale e del Regno dell’Ashanti, ma unitamente ad altre specie della famiglia trovate nelle acque interne dell’Africa e dell’America tropicale e delle Indie occidentali (Brehms Tierleben 1896). Oggi, per certo, l’ex  Re dei pesci (ora soppiantato dal discus) è assegnato alla famiglia dei Ciclidi (Cichlidae).

Quando, tornando al discorso di prima, Sagratzki arrivò in Germania con i suoi pesci angelo, tutti rimasero assolutamente sorpresi dalla forma del loro corpo, totalmente differente dai pesci di acquario conosciuti fino a quel momento. Proprio per questo motivo erano avidamente ricercati. La gente spendeva cifre astronomiche per questi “pesci di lusso”. Per gli appassionati meno facoltosi non rimaneva nessuna possibilità. Anche dopo la prima guerra mondiale gli allevamenti venivano tenuti segreti dato il valore dei pesci.
Appena intorno al 1924 gli allevamenti raggiungono un maggior successo e queste maestose creature possono intraprendere il loro viaggio trionfale verso i cuori e gli acquari degli appassionati. E il pesce angelo ha conservato la sua popolarità fino ad oggi. Nonostante i discus e altri praticamente innumerevoli pesci d’acquario, importati e allevati in cattività, l’angelfish rimane uno dei pesci più comunemente allevati. La sua presenza in quasi tutti gli acquari comunitari è un “must”. Il fatto che l’angelo sia un pesce attraente, adatto alla comunità, così come facile da allevare ed accoppiare, lo rende ancor’oggi uno dei pesci più apprezzati.

Certo, l’Uomo spesso trova necessario “migliorare” la Natura. E’ per questo motivo che dagli anni Trenta abbiamo assistito, praticamente ogni anno (a volte quasi mensilmente), a nuove forme di allevamento e ai più strani incroci. In Germania le cose sono rimaste conservative (fedeli alla natura) per alcuni anni, e fino a poco dopo la seconda guerra mondiale si conoscevano solo poche varianti di colore. La gente era soddisfatta del “Veiltail”, del “Black” e del “Marbled” angel.

Ma gli Americani (e poi i Singaporesi) presto iniziarono ad accoppiare i loro pesci in tutti i tipi di colori e in numerose forme: “Half-Black”, “Albino”, “Smoke”, “Blushing Smoke”, “Blushing”, “Chocolate”, “Ghost”, “Two-Spot Ghost”, “Unspotted Ghost”, “Koi”, “Gold”, “White”, “Blue”, “Zebra”, “Zebra Lace”, “Leopard”, “Cobra”, “Blushing Gold Marbled”, “Blushing Half Black”, “Pearl”, “Pearl-Gold”, “Pearl-Red”, “Marbled-Red Head”, e molti altri, per nominarne solo alcune tra le varietà allevate. Sfortunatamente la maggior parte di queste viene ottenuta tramite inbreedings (e non per line-breedings, come per quasi tutti gli altri animali).

Fin dalla prima guerra mondiale, i partners consanguinei costituivano la norma. L’inbreeding può portare ad una perdita di vigore e a deformazioni o a scarsa salute (il sistema immunitario naturale è stravolto e la resistenza alle malattie viene meno). Spesso ho consigliato agli allevatori – di tutto il mondo – di prendere nota di questo fatto e di fare uso del line-breeding. Questa cosa mi fa venire in mente di quando, negli anni Cinquanta, visitai con mia madre delle tribù indiane isolate e vidi dei bambini con sei dita dei piedi e alcuni con sei dita delle mani – malformati. E quando chiesi a mia madre, lei mi spiegò che in quella tribù si usava sposarsi tra fratelli e sorelle e che quelle malformazioni ne erano la conseguenza. Da allora ho saputo che era sbagliato fare la stessa cosa con i pesci (senza considerare altre creature).

Lasciamoci piuttosto affascinare dal meraviglioso lungo pinnaggio che si può ammirare negli individui selvaggi di tutte le tre specie conosciute ovunque in natura. La progenie naturale dovrebbe essere ripristinata e procurarci un piacere, proprio come all’inizio. Questo è il desiderio degli editori e spero anche di tutti i fans di Sua Maestà. In conclusione, ancora qualcosa sulle tre specie note e le varianti naturali:

 

Pesci Angelo - Angel Fish
Foto 1 – P. Scalare – il cosiddetto Altum del Rio Negro
(al centro – vedi anche la testa sul lato sinistro della pagina e i disegni di Wallace sopra).
Il vero P. altum è quello a sinistra dell’immagine. 

1.    P. altum (Pellegrin, 1903): il pesce angelo Altum, il più grande e il più imponente di tutti e tre, può raggiungere un’altezza (incluse le pinne) di 50 cm (in natura), e si trova solo negli affluenti dell’Alto Orinoco (Venezuela, Colombia) (la località tipo, e ne ho presi diverse volte da lì e alcuni li ho importati vivi per la prima volta agli inizi degli Anni Settanta). Il vero Altum (vedi foto) può essere distinto non solo per la notevole altezza del suo corpo e del suo pinnaggio (mai vista in nessun altro Pterophyllum), ma anche per l’evidente incavatura frontale (vedi i disegni), per i segni a strisce spesso rossastre – ma sempre con un motivo marcatamente ombreggiato sul corpo (mai visto in altre specie), e squame che sono notevolmente più piccole rispetto alle altre due specie. E’ importante rendersi conto che i pesci spesso dichiarati come Altum angelfish dai commercianti e dagli allevatori sono in realtà i cosiddetti “Rio Negro Altum” (un amabile P. scalare veramente amabile, che può anche essere alto e presentare una qualche incavatura frontale – ma non è tanto alto quanto l’Altum, e l’incavatura non è così marcata) o il “Peruvian Altum” (che è anch’esso una variante scalare, ma somiglia meno alla forma dell’Altum che a quella del Rio Negro). Altri individui spesso etichettati come Altum sono semplicemente normali scalari del Guyana, della bassa Amazzonia, o del Perù (possono essere incluse più di una specie, ma sono tutte popolazioni che notoriamente vengono accoppiate per interbreed.
L’Altum è sempre stato molto costoso sin dagli inizi. Lo si può catturare solo durante un unico periodo di circa tre mesi all’ anno (proprio come i discus – a causa dell’acqua alta) e capita che vengano forniti da un unico esportatore.
L’Altum angelfish è richiesto in tutto il mondo; la gente prova ad allevarlo da almeno 50 anni – in tutto il pianeta – ma sempre senza riuscirci (coloro che dichiarano di esserci riusciti in realtà hanno allevato le varietà scalari sopra citate). E per questa ragione i prezzi rimangono molto elevati come in passato (e qualcuno ne approfitta..)

Pesci Angelo - Angel Fish
Foto 2 – Pterophyllum altum – pesce angelo Altum dalla località tipo,
un affluente dell’Orinoco ad Atabapo, Venezuela. Collezionista: H. Bleher. Foto: H.-J. Mayland.
2. P. leopoldi (Gosse, 1963), il pesce angelo di re Leopoldo III (dei belgi), è l’unico delle tre specie ad avere un muso curvato all’ingiù che va allargandosi, e si trova solo nel bacino dell’Amazzonia centrale e nel basso Rio Negro. Si può riconoscere anche dalla grossa ed evidente macchia nera sul dorso. E’ l’unico dei tre con una così grande marcatura. Questa specie è, tuttavia, rara in commercio, e da quanto ne so non è mai stata allevata.

 

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Foto 3 – Pterophyllum leopoldi – il pesce angelo del Re Leopoldo III
(anche chiamato P. dumerilii, un sinonimo di P. scalare, nella letteratura popolare). Foto: B. Kahl. 

3. P. scalare (Lichtenstein, 1823), il più comune pesce angelo, si trova in Guyana, Venezuela, Colombia, nell’Amazzonia meridionale fino a Mato Grosso (Brasile) e in Perù. Ma una razza diversa (o forse una subspecie distinta o addirittura una specie) risiede in ogni località, spesso in ogni fiume. La varietà proveniente dal basso Rio Negro e dal bacino dell’Amazzonia centrale è quella che oggi viene allevata in tutto il mondo (ora negli allevamenti se ne trovano alcune dal Perù e dal Guyana) e dalla quale vengono “create” la maggior parte delle varianti di colore (vecchie e nuove) sopra menzionate – ai giorni nostri soprattutto in Asia. In queste pagine potete vedere le tre specie (con i disegni dei dettagli che mostrano come distinguere il cosiddetto Rio Negro e il reale Altum, e il Peruvian Altum dal reale Altum), e un numero di varietà allevate.
 

 

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