L’intervista: Carmelo Aricò

25 settembre 2006
blu cross

 

Chi è Carmelo Aricò? E da quanti anni ti occupi di Discus?

Sono un appassionato di discus come voi, con un percorso comune forse a tanti. Ho cominciato al’età di 7-8 anni con i pesci rossi, dedicandogli piccoli acquarietti, poi all’età di circa 9 anni, nel 1983, i miei mi regalarono il mio primo acquario tropicale, poco dopo è avvenuto il mio incontro con i ciclidi e gli anabantidi, ne ho riprodotto svariate specie, per poi passare ai grandi ciclidi fino al 1990, quando dopo un un primo impatto superficiale con i discus, dedicai completamente ad essi i miei tre acquari di allora. Gli anni più importanti però furono il 1993 e il 1995 quando “sprovincializzavo” la mia passione per i discus, incontrando I primi appassionati fuori dalla mia città e poi all’estero; in quegli anni internet non aveva ancora fatto il suo boom e non era facile trovare i contatti.


Quali sono i tuoi Discus preferiti e perchè e quali criteri usi nella scelta dei riproduttori?

Personalmente preferisco le varietà naturali o che comunque mantengono alcune caratteristiche che li rendano ancora discus, come per esempio la capacità di comunicare attraverso le variazioni della livrea, abilità che molti discus hanno completamente perso.

Scelgo i miei riproduttori semplicemente seguendo il mio programma di riproduzione, che persegue obiettivi a medio e lungo termine, obiettivi fissati già prima di cominciarlo. In primis, premio la robustezza del pesce e della sua linea di sangue, per poi passare a forma e tratti della livrea che mi interessano. Attenzione, seguendo questa via, a volte è facile che, esemplari molto belli ma con caratteristiche genetiche instabili vengano esclusi, in favore di animali meno belli ma più interessanti sotto questo profilo.

blu cross
Blu cross
Il Discus è un pesce facile o difficile da allevare e poi esistono delle selezioni più facili di altre?

Oggi la tecnologia è dalla nostra parte e ci aiuta nel mantenimento di questi pesci che non sono pesci difficili. Il discus ha la caratteristica di manifestare meglio di qualsiasi altro pesce le sue condizioni, e non ce n’è altro che ricambia quanto noi gli diamo in maniera cosi puntuale: più tu dai, più lui ti da. Indubbiamente i pigeon blood sono senz’altro più robusti, almeno se paragonati ad esemplari green o heckel. Ma credo che il vero problema stia in alcune varietà di allevamento, portatrici di certe forme parassitarie e batteriche che vanificano ogni sforzo (soprattutto dei neofiti) di poterli mantenere in condizioni d’allevamento ottimali.


Quali sono gli aspetti più importanti nel gestire un allevamento
come quello della TrinacriaDiscus?

Costanza, perseveranza, abnegazione.


So che sei attivamente impegnato nella selezione di linee tue…
rigorosamente Made in Italy. Vero?

Si, da quasi sei anni ho cominciato un lavoro mio su due linee di Leopard snake, poi da circa due anni sto lavorando su altro, ma siamo ancora agli albori.

leopard di nove mesi
Leopard di nove mesi

wild cross
Wild cross


Quali impegni comporta in termini di tempo, risorse umane
e tecnologiche questo tipo di obiettivo?

Dando per scontato un sistema efficiente, il sacrifico maggiore è il tempo, non esistono week end, a volte feste comandate e pochissime vacanze. Ma credo sia il minimo che si debba spendere, quando si ha la pretesa di creare ceppi propri, non sempre si può responsabilizzare un collaboratore.


Credi che possa pagare oggi in italia questa scelta commerciale?
Come vedi l’italian Discus Style?

Assolutamente No, dal punto di vista commerciale può avere un senso importare discus, non per nulla il 99% degli addetti ai lavori sono importatori più o meno qualificati, qualcuno alleva anche, ma solo a livello hobbistico.

Quando mi accorsi che il discus assorbiva cosi tanto tempo che, praticare la professione per la quale avevo studiato, diventava complesso, decisi di fare diventare questa la mia professione. Tanti amici professionisti del settore si complimentarono per la mia scelta, ma quando capirono che intendevo vendere davvero solo ciò che producevo, senza alcun genere di importazione, mi diedero del pazzo, infatti era ed è tuttora di moda fregiarsi dell’appellativo di allevatori ma poi vendere pesci importati. Di fatto ancora adesso gli allevatori professionisti sono pochi nel nostro paese.  Negli ultimi tempi si stanno aggiungendo “nuove” realtà, ma credo siamo lontani dal potere parlare di uno stile italiano.

Ancora adesso nel nostro paese si fa confusione tra riproduttori-moltiplicatori di discus e Veri Allevatori. Il primo produce e vende, il secondo lavora su un programma di riproduzione mirato con obiettivi precisi e poi pensa alla vendita del proprio prodotto, non mi pare che in Italia ci sia chi segue questo metodo, al momento. Credo che in questo senso, come ho sempre sostenuto fin dal mio primo articolo nel ’98 su Discus Notiziario, potranno dire la loro anche gli allevatori amatoriali.

I grandi nomi del discus erano semplici appassionati che si sono dedicati al businnes in un secondo tempo. Però per chiudere questo capitolo, una domanda voglio farla io a te: a chi pensi possa interessare un prodotto davvero Italiano? Penso a pochi!! Forse ai negozianti? Uhm… non conosco tanti negozianti disposti a pagare per pesci di qualità, soprattutto se made in Italy. Forse c’è ancora spazio per chi vuole allevare un prodotto italiano che è nato in Italia si, ma che costi poco e che sia la replica dei vari pesci di serie b asiatici, quindi non vere linee di sangue italiane. Ed ecco che cosi nascono serre che producono pesci di massa, con grande lavoro e rivenduti a bassissimo costo, ma poi guarda caso in negozio, costano sempre cari.

Scusatemi l’esuberanza, forse eccessiva, ma se vogliamo parlare di progettare un discus italiano, dobbiamo prima sgombrare il campo da ogni ipocrisia, cominciando a distinguere tra importatori, moltiplicatori (categoria utile, che può fornire discus robusti e di basso costo per chi comincia, ma che devono costare davvero poco anche in negozio) e allevatori. Queste professionalità sono ben distinte, per esempio anche nella cinofilia in Italia, ma non nel settore discus…mah?!

Con questo mio ragionamento non voglio di certo attaccare nessuna categoria in particolare. Anzi, mi sento di spezzare un lancia a favore di alcuni importatori (pochi!!) che in questi anni si stanno sforzando di fare arrivare in Italia un prodotto migliore; che di certo non getta le basi per un discus made in italy, ma che comunque ha contribuito a toglierci dalla lista nera di molti allevatori asiatici, come acquirenti di pesci di serie C e in particolare di produzioni dichiaratamente ormonate (che, anni fa, erano quasi esclusivamente a noi dedicate).
Chi è nel giro da qualche anno, ricorda bene come alcuni allevatori del sud est asiatico ci snobbavano in passato, come acquirenti di serie B.

leopard di 7 mesi
Leopard di 7 mesi

leopard
Leopard second line

Cosa pensi della cultura acquariologica italiana in generale
ed in particolare… ovviamente sui Discus?

Ritengo che la cultura acquariologica in generale, sia indietro rispetto a molte altre realtà in Europa, ma vedo che comunque è cresciuta, in particolare in alcuni settori e ne sono piacevolmente sorpreso. Penso che ci siano persone davvero valide, anche se ancora poche. Il discus però mi pare non sia andato di pari passo, nonostante un maggiore numero di appassionati, secondo me qualcosa non funziona e il sistema discus risente ancora della forte speculazione che gli si è creata attorno. Troppo spesso vengono scritte o dette da sedicenti esperti un cumulo di sciocchezze, a volte solo per orientare un mercato, altre volte per la presunzione di avere imparato tutto in pochi anni. Alla fine ne pagano le conseguenze sempre gli appassionati con meno esperienza, che sono quelli che più subiscono questo stato di cose.

MI capita di leggere o mi informano che in Italia si svolgono ancora dibattiti su temi, che in altri paesi sono superati da tempo. Mi chiedo: perché non facciamo tesoro delle esperienze già fatte da chi alleva questi animali da 35 anni ed oltre? Come possiamo crescere se ancora discutiamo se dare o no il cuore di bue o addirittura il tubifex o che so io?

Molte risposte sono già state date e DIMOSTRATE e noi ancora ne stiamo a parlare? Il discus è un pesce che vive in acqua acida e con una quasi inesistente pressione batterica, perché non lo teniamo a mente? E perché cerchiamo scorciatoie o sistemi per fare diversamente?

Tutta una situazione che ci porta ad una serie di problemi nella gestione di questi animali, che poi diventa davvero presuntuoso, pensare che si possa parlare di stile italiano e cultura del discus.
Un ultima cosa poi la devo dire, per onestà intellettuale: sembra che il settore “pet” sia in crescita nel nostro paese ma l’acquariologia non segue il trend, ritengo che questo sia da imputare non all’appassionato ma agli addetti ai lavori, in primis i rivenditori, non c’è nulla da dire, non esiste più il negoziante di fiducia di un tempo…

Lungi da me ogni generalizzazione, ma il settore risente di una forte impreparazione di alcuni di essi e di un’estrema speculazione. E questo potrebbe fare implodere il settore se altrettanti negozianti preparati non riequlibrassero quotidianamente le cose. Il negoziante non può essere semplicemente un rivenditore ma deve essere un riferimento per il cliente, mettendo a disposizione il suo bagaglio di esperienze e studi. Il vivo deve tornare al centro del loro lavoro, ormai per alcuni è diventato solo un fatto marginale e la qualità ne ha risentito in modo sostanziale.

Detto questo però, mi sento di ringraziare quei negozianti che ogni giorno inoculano nel cliente delle vere e proprie dosi di passione, semplicemente trasmettendogli la propria,


C’è qualche allevatore straniero a cui ti sei ispirato?
E quali sono secondo te i migliori in questo campo a livello mondiale?

Mi ispiro ogni giorno al lavoro cominciato dal signor Eduard Shmidt Focke e dal Signor Gobel, continuato e portato all’apice da Mr. Lo Wing Yat Sunny. Con grande sforzo, ribadisco sempre, cerco di seguire strade già solcate e aperte a chiunque voglia davvero seguirle. E vorrei puntualizzare una sola cosa, l’80% delle varietà oggi presenti sul mercato sono il surrogato di pesci provenienti dalla selezione di questi signori, menziono solo due varietà: Blu diamond e Leopard.

Escludendo i pigeon ed altri pesci che, mi ostino a non volere chiamare discus, perché non lo sono, nessuno si è inventato tantissimo…tranne una miriade di varianti instabili. A livello mondiale, penso che, i nomi sopraccitati siano stati il top, oggi però ci sono anche altri allevatori che destano il mio interesse e la mia curiosità, sia in Asia che in Europa, alcuni sono però al momento sconosciuti ai più. Per citarne uno molto serio e famoso (che non conosco personalmente ma seguo sulla carta stampata di tutto il mondo e attraverso i  feedback di amici) citerei senza ombra di dubbio Lee Tong Juan; primo perché persona seria e non semplice “pescivendolo”, e poi perché ritengo che i suoi spotted abbiano quel quid in più, ma ripeto non ho riscontri personali e mi ripropongo di verificare.

leopard
Leopard



Hai sempre una finestra aperta sul mondo,
perchè non ci dai qualche anteprima sulle novità internazionali?

Per quanto mi è dato sapere, da amici bene inseriti a tutti i livelli e per quello che si è visto in giro recentemente, il trend è quello di due anni fa, qualche variante di discus già visti e un mercato che è in recessione. Il Giappone per tutta una serie di motivi non rappresenta più l’isola felice di un tempo (confermatomi sia da chi vendeva, sia da chi li comprava e sia da chi c’è stato di recente), resta di certo un buon mercato, ma si cerca di aprirne a fatica di nuovi dove sta crescendo la ricchezza.

La qualità dei pesci venduti non è più quella da sogno di un tempo, tranne in qualche raro caso. L’offerta si è allargata, la domanda è diminuita e cosi i bravi allevatori, quelli che poi selezionavano e ci davano “nuove “ varietà belle, se pur costose, hanno chiuso. Il mercato in genere non premia più l’alta selezione, c’è troppa offerta di roba più o meno simile. Anzi a proposito di questo, vi segnalo, visto che non trattasi più di confidenza, ma di notizia di dominio pubblico che anche il Sig. Lo wing Yat Sunny ha chiuso i battenti, speriamo non sia presto seguito da altri veri allevatori, altrimenti ce li sogneremo poi i discus di qualità.

Comunque credo che anche chi è solo andato a tutte le edizioni di Duisburg a cominciare dal 96 alle ultime del 2002-2004 si è reso conto da sé dei cambiamenti nella qualità degli animali proposti e questo è sulla bocca di tutti. Vedremo quest’anno… (la speranza è l’ultima a morire), alcuni allevatori asiatici ostinati negli ultimi tre anni hanno acquistato notevoli stock di selvatici di buona qualità, a quanto mi hanno detto, per ripartire e togliere di mezzo linee di sangue ormai alla frutta, chissà che non ci riservino qualcosa di nuovo…forse è ancora presto…


Esistono i presupposti per allevare pesci sani e Quali sono i problemi
o le malattie più comuni che possono presentarsi?

Si, tre ingredienti fondamentali: un’acqua buona, un’alimentazione di qualità e un filtraggio ottimale, il venire meno di uno di questi tre, può essere l’inizio di una serie di interminabili problematiche. Mi preme sempre puntualizzare, per non creare frustrazioni inutili a chi comincia, che a volte, pur dando per scontato quanto sopra, i pesci che ci capitano sottomano hanno parassitosi, che anche trattate, li faranno vivere sempre in un equilibrio instabile.

Per cui è bene documentarsi… e stare in guardia! Personalmente negli ultimi due anni ho cercato di fare interventi radicali e preventivi che, eliminassero definitivamente ogni parassita, dai vermi alle branchie ai parassiti dell’intestino. Altrimenti, attraverso i trattamenti, si rischia sempre di irrobustire questi parassiti trovandosi poi con forme parassitarie troppo resistenti. Cosi oggi mi ritrovo con dei breeding stock puliti e non devo ricorrere ad alcun trattamento, soprattutto che nel mio impianto non inserisco pesci di altri allevatori e i selvatici li allevo in un serra a loro dedicata.


Quest’ultima domanda è ormai un must per tutti gli intervistati.
Se ti chiedessi di dare un solo consiglio a chi vuole allevare i Discus,
quale consiglio gli daresti?

Raccogliere il maggior numero di informazioni, cercando di verificare sempre l’attendibilità delle fonti.
Ciao Carmelo grazie molte per la tua testimonianza a nome dello staff MD.

A presto sulle pagine di MD!

Grazie a voi che avete prestato attenzione


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L’intervista: Antonio Lupiccio ¡Bienvenidos a Mondodiscus!
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Comments to “L’intervista: Carmelo Aricò”


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