A pesca di Geophagus. Parte seconda.

16 luglio 2006

A pesca di Geophagus. Parte seconda

testo e foto Lorenzo Vecchio

 

La fotografia presentata in home è quella di un Geophagus sp. orange head tapajós, molto simile nella colorazione e nella forma a quelli catturati a Bahia. Per motivi di tempistica e di irrequietezza degli esemplari catturati, non è stato possibile fotografare lateralmente i soggetti.

 

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Geophagus Bahino, è un ciclide che vive in famiglie numerose ma non numerosissime, ho contato infatti tutta una famiglia appena catturata, che consisteva in 63 individui, 8 erano esemplari sub adulti, 22 adulti in età riproduttiva, 33 medi/piccoli, per essere sincero non ho  mai pescato piccoli al di sotto dei 2/3 cm; probabilmente questi ad ogni minimo rumore si rifugiano negli anfratti o dentro i canneti, dove è impossibile catturarli. La pesca di questo ciclide di per sé non è difficile ma non bisogna sottovalutarla. Per prima cosa si fa un sopraluogo, in genere le famiglie amano sostare nell’acqua bassa, 50/70 cm, dei canali di raccolta, dei piccoli corsi, quindi è facile localizzarli. Di solito sono distribuiti nel centro del canale, largo al massimo 4 metri, oltre ai canneti che continuano sulle sponde. Si scende a valle dalla terraferma per circa 50 metri, si entra in acqua e ci si porta a 5 metri dal branco facendo attenzione a non smuovere il fondo e alzare onde.

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Precedentemente si è già aperta la rete a maglia fine (zanzariera) e i due pescatori portano la rete sul fondo facendola strisciare da una parte, e chiudendo un lato verso la riva. Il pesce per istinto si sente intrappolato e scappa dalla parte dove la rete è ancora aperta, ma proprio in quel momento, quando il branco è tutto compatto, anche l’altro capo della rete si chiude. Adesso non rimane che far passare la rete sotto il branco, alzarla e il giuoco è fatto. Vi assicuro che vederlo fare da persone capaci è uno scherzo, ho assistito a catture di centinaia di esemplari in pochissimo tempo. Ben altra cosa è provarci. Dopo la pesca di ogni branco vengono liberati (nello stesso punto) alcuni adulti, una percentuale del 15% per il ripopolamento. Nello stesso sito si ritornerà dopo circa tre mesi, qui i pesci crescono in una maniera incredibile, non come nei nostri acquari.

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Arrivederci da Bahia un saluto e un grande ringraziamento alla BusinessFish
per i due reportage… davvero unici.

 

1^ parte articolo 

 


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A pesca di rarità. Parte prima. Fotografare in acquario.
A pesca di rarità. Parte prima.
Fotografare in acquario.
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