Corydoras sterbai: riproduzione possibile.

9 aprile 2006
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Riprodurre i Corydoras sterbai non è affatto facile. Impegna moltissimo e, nonostante io abbia raggiunto l’obiettivo – con non poche difficoltà – non posso certo dare garanzie a chi volesse utilizzare le informazioni che riporto in questo articolo. Come sappiamo infatti, il fragile ecosistema “acquario” presenta dinamiche e caratteristiche talmente complesse e imprevedibili, che è impossibile determinare regole fisse e infallibili.


La riproduzione del Corydoras sterbai è attuabile, a condizione che si rispettino determinati procedimenti.

Qui mi limiterò a descrivere la metodologia che ho utilizzato per la riproduzione, e non affronterò nel dettaglio la fase di allevamento. I principi più importanti secondo il mio punto di vista sono:

1) Certezza di avere riproduttori (il dimorfismo sessuale non è così evidente come in molti altri corydoras).

2) Qualità dell’acqua e temperatura (Cambi d’acqua continui, pochissimi nitrati e temperatura abbastanza alta.

3) Alimentazione (ricca, variegata e fresca).

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1) Può sembrare una banalità, ma la certezza di avere maschi e femmine ce l’avremo solamente acquistando un nutrito gruppo di individui. Almeno 6/7 esemplari di taglie diverse.

2) Per stimolare l’accoppiamento, io uso esclusivamente il cambio d’acqua quotidiano, utilizzando solo acqua di osmosi.

3) Gli Sterbai sono sempre alla ricerca di cibo: instancabili, continuano a muoversi per la vasca, in lunghezza e in altezza, per trovare qualcosa da mangiare. Dato che durante le riproduzioni il fabbisogno energetico aumenta, è necessario alimentarli continuamente. Ecco perchè una dieta variegata, oltre che tenere in salute i pesci, stimola l’accoppiamento. Non va dimenticato come in natura la stagione degli amori corrisponda alla stagione delle piogge, che porta non solo acqua fresca, ricca di oligoelementi, ma soprattutto abbondanti, pantagrueliche nuove fonti di alimentazione.

Come tutti i Corydoras, anche gli Sterbai sono onnivori – e non “pulitori” o peggio ancora “spazzini”, come vengono comunemente chiamati – e quindi hanno bisogno di un’alimentazione ricca.

LA VASCA

La capacità della vasca da riproduzione che ho utilizzato è di 45 litri con filtro interno della capacità di 10 litri, caricato con siporax, graniglia lavica, spugna in entrata. Rotazione della pompa 90 litri orari. È presente costantemente una porosa e un oxidator per acquari fino a 100 litri. Sebbene sia consigliabile una limitata altezza della vasca, intorno ai 30 cm, quella che ho usato è alta 45 cm. La vasca può ospitare 2 femmine e almeno 4 maschi (le femmine sono di norma più grosse dei maschi, ma non è detto perchè potremmo avere dei maschi adulti grossi e delle femmine giovani piccole). Le caratteristiche dell’acqua in cui allevo i riproduttori sono: temperatura sui 25°C/27°C, pH 6,0 – 6,5, conduttività sui 200/250 microsiemens, nitrati < 30mg/l. Per stimolare l’accoppiamento sono solito effettuare cambi d’acqua abbondanti ogni giorno di almeno il 30% del totale, con acqua totalmente d’osmosi ad una temperatura più bassa. A questo punto il ph scende sui 5,0 – 5,5 e la conduttività arriva fino a 100 microsiemens.

Stimolati dall’acqua più fredda e da una più cospicua e variegata alimentazione (Chironomus secco e congelato, artemia in fiocchi, spirulina in fiocchi, granulati vari, nonché mangime specifico per callittidi in pasticche vegetali e non) i miei pesci iniziano immediatamente i giochi amorosi. Nell’arco di una settimana le femmine, gonfiandosi a dismisura, rilasciano in giro sparse sui vetri della vasca decine di uova.

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In questo periodo, la vasca è tutta in fermento: i pesci viaggiano incessantemente su e giù per la vasca, alimentandosi con tutto quello che incontrano. Le femmine, sempre più grosse, sono costantemente tallonate dai maschi che, vibrando e curvandosi, cercano di posizionarsi perpendicolari alle stesse avvicinando le pinne ventrali alla bocca delle femmine. Quando la femmina sarà pronta, il maschio le bloccherà i barbigli con le proprie ventrali ed espellerà lo sperma che, attraverso il movimento delle branchie e delle pinne della femmina, verrà trasportato sotto la sua pancia. Arrivati a questo punto la femmina stessa rilascerà tra le proprie pinne ventrali le uova cercando immediatamente un punto dell’acquario dove ancorarle. Essendo molto adesive, le stesse si attaccheranno senza problemi a qualsiasi oggetto. Nel mio caso specifico le uova si vanno a disporre su tutti i vetri dell’acquario. Le deposizioni si susseguono a ritmo di 6-7 uova ogni volta, per almeno 10-15 volte, fino a un totale di un centinaio circa, molte delle quali raggruppate a grappolo.

LE UOVA

A deposizione avvenuta, prima di togliere le uova dall’acquario aspetto qualche ora affinché si induriscano un po’: appena deposte basta un solo contatto perché si sciolgano direttamente in acquario. Prelevo le uova grazie a un tubicino, tipo quello per l’aeratore, sul quale ho effettuato 2 tagli obliqui

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in questo modo ottengo una sorta di tubo-spatola che stacca e nello stesso tempo aspira le uova dal vetro. Dispongo le uova in un contenitore apposito, nel quale ho precedentemente immesso del blu di metilene (antisettico) per evitare l’ammuffimento delle uova. In situazione normale sono opportuni dai 5 agli 8 giorni di incubazione. I contenitori che ho utilizzato sono di facile reperibilità, si tratta infatti di comunissime vaschette di plastica (per intenderci, quelle basse e larghe che contengono l’insalata!), che si trovano in tutti i supermercati. All’interno di ognuna ho posizionato un mini-oxidator (ossigenatore) e una porosa accesa in continuazione. Appena schiuse le uova, bisogna aspettare ancora 2 – 3 giorni prima che gli avannotti nuotino liberamente e inizino ad alimentarsi. Questo tempo gli serve per l’assorbimento del loro stesso sacco vitellino.

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GLI AVANNOTTI Le immagini che seguono descrivono nel dettaglio le fasi di crescita giornaliera nella prima settimana di vita degli avannotti. Purtroppo non mi è stato possibile documentare le fasi successive alla prima settimana, nella carrellata di immagini si salta quindi direttamente a dei giovanili, sviluppati da riproduzioni precedenti. SCHIUSA: la schiusa dell’uovo è preceduta da scosse e movimenti sempre più convulsi, finchè la larva non si libera completamente del guscio. Questi movimenti continuano per tutto il primo giorno, finchè la larva non assume la posizione orizzontale. Infatti, appena schiusa, la sua forma è ancora ovoidale: la parte allungata della larva avvolge, con movimento a spirale, il sacco vitellino. In questa fase, le larve non vengono alimentate, primo perchè non mangerebbero e poi per non inquinare la poca acqua della vaschetta.

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PRIMO GIORNO: Il primo giorno (una volta assunta la posizione orizzontale) gli avannotti sono quasi immobili, forse concentrati dall’assorbimento del sacco vitellino. Quando i piccoli cominciano a nuotare, nel senso che tendono a ispezionare la vaschetta, immetto piccolissime dosi di spirulina in polvere mischiata insieme a due/tre gocce di vitamine.

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SECONDO GIORNO: Le larve si assottigliano sempre di più, il sacco vitellino viene via via riassorbito. I piccoli sterbai tendono a raggrupparsi. Aumento leggermente le dosi di mangime in polvere e vitamine.

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TERZO GIORNO: si possono notare già delle sostanziali differenze tra il secondo e il terzo girono. Il sacco vitellino nel terzo giorno non è quasi più presente. Infatti l’avannotto già in questa primissima parte di vita somiglia molto nella forma (molto allungata) agli adulti. Inizio a integrare la polvere e le vitamine con naupli di artemia appena schiusi. Verifico prima che l’avannotto abbia l’istinto di predazione, posizionando con una siringa le cisti appena schiuse vicino alla bocca. Se il pesce caccia la “preda” immetto il resto delle artemie, altrimenti aspetto il giorno successivo, dato che, in passato, ho potuto osservare nugoli di artemie che, non mangiate, si trasformavano da prede in predatori aggredendo la larva stessa.

QUARTO GIORNO: La larva si alimenta in modo evidente e il risultato è immediato.

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QUINTO GIORNO: sostanzialmente la crescita è impercettibile. Da questo deduco che ci possa essere un’alternanza di valori della crescita nei giorni: un giorno gli avannotti crescono incrementando la massa corporea e il giorno successivo si rafforzano.

SESTO GIORNO: il salto di crescita è più evidente, a conferma della teoria precedente; il giovane sterbai è più sviluppato anche nel pinnaggio. Infatti le pinne sono molto più evidenti, soprattutto le laterali. L’alimentazione è sempre più abbondante, fino a tre schiuse di artemia al giorno (mattino, pomeriggio e sera) più la spirulina e microgranuli in polvere durante la notte.

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SETTIMO GIORNO: l’avannotto in questa fase somiglia sempre di più a un Corydoras. Pinne a barbigli si vedono a occhio nudo, l’appetito cresce e la caccia alle artemie è spietata. Tra un’immissione e l’altra di artemie, ripulisco la vaschetta, risucchiando lo sporco, immettendo acqua nuova goccia a goccia. Bisogna fare molta attenzione ai cambi parziali e soprattutto totali (serale) dell’acqua, perchè anche un getto più “potente” di una goccia può compromettere l’equilibrio biologico della vaschetta. Purtroppo in un’occasione (in quel caso si trattava di Corydoras paleatus) affrettai il cambio, immettendo acqua nuova più velocemente, col nefasto risultato di vedere una cinquantina di piccoli corydoras a galla. Tutto questo nel giro di pochi secondi: un’ esperienza davvero disarmante! L’acqua dei cambi è al 50% acqua di rubinetto, stagionata insieme all’acqua osmotica in taniche da 200litri. L’acqua non è scaldata è a temperatura ambiente. Le vaschette, essendo posizionate al di sopra delle vasche di allevamento (ved. Fig 5), vengono indirettamente scaldate dall’acqua sottostante. Avendo poi una immissione goccia a goccia, non c’è pericolo che l’acqua delle vaschette raffreddi completamente.

L’ALLEVAMENTO

Passiamo ora alla fase finale dell’allevamento vero e proprio. All’età di due mesi i piccoli Sterbai ormai identici nella forma e nei colori ai genitori, sono pronti per essere trasferiti nelle vasche di allevamento.

In queste vasche a cambio continuo porto le caratteristiche dell’acqua su parametri molto vicini a quelli che poi troviamo nelle vasche degli acquaristi. Pertanto un ph 7 – 7,5 e conduttività sui 250 – 350 microsiemens con gh 3 sono per me valori ottimali di allevamento della specie. A questo punto i problemi possono essere legati “solamente” al sovraffollamento e al conseguente inquinamento organico, che si manifesta con batteriosi. Dagli esami fatti finora nei centri di zoofilassi, dove spedisco i pesci malati, risultano essere presenti solo ceppi di batteri appartenenti ai generi Aeromonas Sobria. Non amo ricorrere ai medicinali, da quando ho il cambio continuo non li uso praticamente più, a parte il blu di metilene, essenziale per la prevenzione e la protezione delle uova dall’ammuffimento. In passato ho provato con esiti alternati solo due tipi di medicinali per la cura e la prevenzione: l’Acriflavina e il Cloramfenicolo.

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In conclusione, di sicuro la riproduzione degli sterbai è molto impegnativa, ma non è impossibile far nascere dei pesciolini. Se l’acqua non si discosta troppo dalle caratteristiche di origine della specie e l’alimentazione è varia e completa, la riproduzione è pressochè spontanea. I problemi non sono legati dunque alla nascita, ma alla sopravvivenza. La natura insegna.


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