Corydoras paleatus: come riprodurli e allevarli.

9 aprile 2006
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Ho lavorato intensamente prima di scrivere questo articolo. Non tanto sotto l’aspetto editoriale giornalistico, quanto per quello pratico di allevatore. Sappiamo tutti che per scrivere, di argomenti reali, occorre la conoscenza pratica. Sebbene abbia raggiunto l’obiettivo con impegno, dedizione e le migliori intenzioni, non mi assumo alcuna responsabilità né do alcuna garanzia a chiunque volesse utilizzare qualsiasi informazione di seguito descritta.

Purtroppo, il fragile ecosistema “acquario” presenta dinamiche e caratteristiche talmente complesse ed imprevedibili, che è di conseguenza difficile ed impossibile determinarne regole infallibili.

Un grazie particolare ad Alessandro per le fotografie, belle e particolareggiate. Bene, la riproduzione del Corydoras Paleatus non è affatto difficile, a patto che si rispettino due regole: la qualità dell’acqua e l’alimentazione. Cambi d’acqua cospicui ed una alimentazione abbondante e variegata, sono premesse fondamentali per il raggiungimento del successo. Ricordiamoci che tutti i Corydoras sono onnivori, contrariamente ai luoghi comuni che li vede relegati al ruolo di “pulitori” o peggio ancora “spazzini”. Non lo fanno e di conseguenza mai toccheranno o mangeranno escrementi. Pertanto, se non vengono regolarmente alimentati, presto si lamenteranno perdite. Dunque, acqua pulita e mangiare pantagruelico. Parole lette e rilette migliaia di volte, direte voi. Sbagliato; perché una cosa è sapere cosa fare, un’altra è farla con abnegazione costanza e passione. Cambiare l’acqua due volte al giorno nei primi due mesi di vita è vitale per l’esistenza stessa dell’intera covata.

LA RIPRODUZIONE: la vasca, i riproduttori, le caratteristiche dell’acqua e le uova.

Partirò col descrivere le caratteristiche delle vasche di riproduzione, attualmente due. La capacità di ognuna è di 50 litri con filtro interno della capacità di 5 litri, caricato con siporax, graniglia lavica, spugna e lana di perlon in entrata

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Rotazione della pompa 50 litri orari. E’ presente costantemente una porosa e un oxidator per acquari fino a 100 litri. Sebbene l’altezza della vasca è consigliabile bassa, sui 30 cm, le mie al contrario sono alte 40/45 cm. In effetti esteticamente ricordano molto un parallelepipedo stretto ed alto. Ogni vasca ospita 2 femmine e almeno 6 maschi (le femmine sono molto più grosse dei maschi.

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Come per tutti i pesci tropicali in genere è sempre meglio acquistare almeno 5 o più esemplari giovani, questo perché secondo me riescono meglio ad adattarsi alla personalità “dell’allevatore”, troppo spesso stravagante. E’ pur sempre l’uomo a determinare con le sue azioni l’equilibrio biologico dell’acquario. Dunque i pesci si devono adattare all’uomo, come fanno ormai molti animali domestici da secoli. Una sorta di “imprinting” a posteriori. Gli esemplari giovani, a differenza degli adulti, sono più adattabili ai cambiamenti. Le caratteristiche dell’acqua in cui allevo i riproduttori sono: temperatura sui 24°, ph 6,0 – 6,5, conduttività 250/300 microsiemens, nitrati < 30mg/l. Per stimolare l’accoppiamento uso effettuare cambi d’acqua abbondanti ogni due giorni di almeno il 40% del totale, con acqua totalmente d’osmosi ad una temperatura di 20°. A questo punto il ph scende sui 5,0 – 5,5 e la conduttività arriva fino a 100 microsiemens. Molti allevatori, per simulare al meglio la stagione dell’acqua bassa, usano portare il livello dell’acqua nelle vasche appena sopra la pinna dorsale dei Corydoras più grandi. Inserendo via via acqua fresca ricreando l’effetto pioggia. Avendo filtri a scomparti mi diventa impossibile usare questo sistema. Il livello dell’acqua nelle mie vasche rimane costantemente alto. In ogni caso, stimolati dall’acqua più fredda e da una più cospicua e variegata alimentazione: Chironomus secco, artemia in fiocchi, spirulina in fioccchi, granulati vari, nonché mangime specifico per callittidi in pasticche vegetali e non, i miei pesci iniziano immediatamente i giochi amorosi e nell’arco di una settimana le femmine, gonfiandosi a dismisura (le prime volte pensavo fossero affette da idropsia) rilasciano in giro sparse sui vetri della vasca centinaia di uova. In questo periodo sembra che la vasca sia percossa da scosse elettriche, tutto è in fermento. I pesci viaggiano incessantemente su e giù per la vasca, pulendo ogni cosa che incontrano. Le femmine, sempre più grosse sono costantemente tallonate dai maschi che, vibrando e curvandosi, cercano di posizionarsi perpendicolari alle stesse avvicinando le pinne ventrali alla bocca delle femmine. Quando la femmina sarà pronta, il maschio le bloccherà con le proprie ventrali i barbigli ed espellerà lo sperma che, attraverso il movimento delle branchie e delle pinne della femmina, verrà trasportato sotto la sua pancia. Arrivati a questo punto la femmina stessa rilascerà tra le proprie pinne ventrali le uova cercando immediatamente un punto dell’acquario dove ancorarle.

Essendo molto adesive le stesse si attaccheranno senza problemi a qualsiasi oggetto. Nel mio caso usano tutti i vetri dell’acquario. Le deposizioni si susseguono a ritmo di 6 – 7 uova ogni volta, per almeno 10-15 volte, fino a depositarne un centinaio circa. Mediamente i miei riproduttori depongono dalle 50 alle 80 uova.

A deposizione avvenuta, prima di togliere le uova dall’acquario, aspetto qualche ora affinché si induriscano un po’, appena deposte, basta un solo contatto perché si sciolgano direttamente in acquario. Grazie ad un tubicino, tipo quello per l’aeratore, al quale ho applicato 2 tagli obliqui

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per avere una sorta di tubo-spatola che stacca e nello stesso tempo aspira le uova dal vetro, direttamente in un contenitore apposito, nel quale è stato precedentemente immesso del blu di metilene (antisettico) per evitare l’ammuffimento delle uova. Una porosa provvederà a smuovere ed ossigenare l’acqua quanto basta.

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Non uso riscaldare l’acqua, nemmeno d’inverno. Probabilmente lo stesso posizionamento dei contenitori vicino alle vasche riscaldate è più che sufficiente. L’unica differenza è che in acqua fredda la schiusa ritarda anche di molti giorni. In situazione normale sono opportuni dai 5 – 8 giorni. Le uova staranno in questo contenitore per 3 – 4 giorni dopodichè vengono trasferite in contenitori più bassi, per agevolarne (successivamente alla schiusa), la manutenzione e l’ossigenazione. Le uova durante questi trasferimenti non subiscono nessun danno. I contenitori in questione sono di facile reperibilità; sono le comunissime vaschette di plastica (quelle per intenderci basse e larghe che contengono l’insalata), che si trovano in tutti i supermercati.

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Appena schiuse le uova, bisogna aspettare ancora 2 – 3 giorni prima che gli avannotti nuotino liberamente ed abbiano bisogno di alimentarsi. Questo tempo serve per l’assorbimento del sacco vitellino degli stessi.

L’ACCRESCIMENTO: avannotti, alimentazione e acqua.

Bene, abbiamo dai 50 ai 100-120 avannotti, a seconda della deposizione. Uso una sola vaschetta fino ad un max di 100 avannotti, altrimenti li divido 50 per vasca. Contarli è facile perché per i cambi d’acqua uso aspirarli da un contenitore all’altro.

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L’acqua in queste circostanze la indurisco gradualmente con acqua di rubinetto. L’avventura di questa fase di accrescimento dura un mese circa, così suddiviso: La prima settimana nutro gli avannotti con mangime in polvere finissima composta da: spirulina al 100%, proteine di origine marina, vitamine, minerali e antiossidanti.

La seconda settimana inizio con la somministrazione dei naupli di artemia appena schiusi, due volte al giorno mattino e sera, fino alla terza settimana. Infine la quarta; all’artemia salina alterno piccole dosi di mangime specifico in pasticche sminuzzate e, dal secondo mese in poi solo mangime secco. Anche in questa fase cerco di diversificare molto la qualità dell’alimentazione. Per cui oltre alle pasticche composte di polpa di pesce fresco, crostacei, molluschi, farina di pesce, alghe marine, lieviti speciali, derivati del grano e del latte, estratti di proteine animali e vegetali, carotenoidi, olio di pesce ad alto contenuto HUFA, premix di sali minerali, oligoelementi, multivitaminici tra cui la vitamina C stabilizzata, immunostimolante naturale Beta-1,3/1,6 Glucano ed antiossidanti, alterno anche del chironomus liofilizzato, spirulina in pasticche e artemia in fiocchi. Tutto rigorosamente secco. Non vorrei fosse solamente una mia impressione, ma da quando uso il secco ho meno problemi di salute e di stress nei pesci. Nei primi due mesi di vita, ogni “grande somministrazione” è preceduta da un cambio d’acqua del 90%. Il 10% d’acqua vecchia è quella aspirata insieme agli avannotti nel passaggio di vaschetta. L’acqua nuova deve affluire molto lentamente nella vaschetta. E’ fondamentale che l’afflusso sia lentissimo. Purtroppo alcune disattenzioni si pagano immediatamente. Il contenuto di ogni vaschetta, può arrivare fino ad un max di 2 litri. Le somministrazioni quotidiane, sono 3: al mattino ed alla sera quelle “grandi” (nel senso di abbondanti) a metà giornata quella di dimensioni minori. Con questa frequenza di alimentazione e cambi regolari riesco ad allevare, senza grosse perdite, fino a 70 – 80 avannotti per vaschetta. Se si ritardano i cambi per qualsiasi ragione, purtroppo devo constatare il decesso di 2 – 4 avannotti ogni volta. Penso che il periodo più difficile siano i primi due mesi di vita. Dopodichè si stabilizza ad una gestione accettabile di allevamento. Le vaschette hanno un tubo d’aerazione che immette aria (poca) direttamente senza porosa nel primo mese di vita nel secondo inserisco anche la porosa ed in alcuni casi anche un mini oxidator. Considerando che le deposizioni si ripetono a distanza di 15-20 giorni l’una dall’altra, riesco ad avere fino a tre livelli di avannotterie contemporaneamente, dopodichè i corydoras di due mesi vengono trasferiti in vasche più capienti almeno 70 litri ognuna a cambio continuo goccia a goccia, fino al quarto mese e definitivamente in vasche da 250 e più litri.

L’ALLEVAMENTO: le vasche e le malattie.

Passiamo ora alla fase finale dell’allevamento vero e proprio. All’età di due mesi i piccoli Corydoras ormai identici nella forma e nei colori ai genitori, sono pronti per essere trasferiti nelle vasche di allevamento.

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In queste vasche a cambio continuo porto le caratteristiche dell’acqua su parametri molto vicini a quelli che poi troviamo nelle vasche degli acquaristi. Pertanto valori di ph 7 – 7,5 e conduttività sui 250 – 350 microsiemens con gh 3 sono per me valori ottimali di allevamento della specie. Problemi riscontrati possono essere legati “solamente” al sopraffollamento e al conseguente inquinamento organico, che si manifestano con batteriosi. Dagli esami fatti finora nei centri di zoofilassi, dove spedisco i pesci malati, risultano essere presenti solo ceppi di batteri appartenenti ai generi Aeromonas Sobria. Non amo ricorrere ai medicinali, da quando ho il cambio continuo non li uso praticamente più, a parte il blu di metilene essenziale per la prevenzione e la protezione delle uova dall’ammuffimento, in passato ho provato con esiti alternanti solo due tipi di medicinali per la cura e la prevenzione: l’Acriflavina e il Cloramfenicolo.

Vista questa esperienza, mi cimenterò in futuro con la riproduzione dei Corydoras Sterbai, (i miei Corydoras preferiti) sicuramente più difficile ed impegnativa. Dunque, in conclusione, non è difficile far nascere dei pesciolini, se l’acqua non si discosta troppo dalle caratteristiche di origine della specie e il mangiare è vario e completo, la riproduzione è spontanea. Il problema non è legato dunque alla nascita ma alla sopravvivenza. La natura insegna.

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